FUORI IN GIRO – Trattoria Ongina, pesce fritto, culatello e piatti della Bassa Parmense

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Le acque del torrente Ongina bagnano la costa dove sorge la Trattoria Ongina, per pochi metri in provincia di Parma. Siamo a Polesine Parmense, frazione di Polesine Zibello.

Questo è ancora un magico locale, degno, al di là dei meriti gastronomici, di essere considerato quasi un museo etnografico, per l’autenticità delle persone che lo frequentano. Alcuni avventori, con i loro visi scolpiti e rubizzi, il mitico patron Giuliano Botti, la signora Marinella insostituibile complemento e regina della sala, uniti alle donne impegnate in cucina, tutrici delle tradizioni della “bassa” sono testimoni di una storia che supera il secolo di vita. Qui, dove l’Ongina e l’Arda confluiscono nel Grande Fiume è sempre stata terra di confine e quindi di incontro; tracce del locale risalgono al 1810 quando la dogana, sita nelle vicinanze, determinò l’apertura di un punto di ristoro (un’idea che si fa risalire al padre di Giuseppe Verdi, allora proprietario del fondo) in un luogo in cui l’umidità è ideale per la stagionatura dei salumi. Il profumo degli insaccati è il primo a colpire le narici di chi entra in trattoria. Culatello, salame, prosciutto, spalla cotta, “strolghino” sono di casa, così come i croccanti tranci di pesce gatto e di anguilla fritti.
Alle pareti le foto ingiallite della troupe che in zona girò “Novecento” e spesso mangiò qui, con Bernardo Bertolucci vestito da regista, sciarpa e cappellaccio d’ordinanza. Poi quelle di Sanda, Depardieu e De Niro giovani e magri, i ricordi di Giorgio Bocca, la recensione di Raspelli.
Gli arredi sono rimasti quelli di allora, tovaglie bianche, piatti rotondi con disegnata la silhouette di un pescatore.

GIULIANO BOTTI E MARINELLA

Il servizio è alla buona, senza fronzoli: Marinella consiglia e racconta i piatti perché la scelta possa essere più gradita al gusto della clientela. la


Se si gradisce sviluppare il pasto completo per iniziare è imperdibile il culatello: i primi piatti hanno il loro punto di forza nei tortelli d’erbetta e ricotta, altre specialità sono i cannelloni con ripieno di carne e i cappelletti con la zucca. A seguire le pietanze dove il pesce fritto la fa da padrone; poi gli arrosti e l’anatra o altri animali da cortile preparati in vari modi.
A fine pasto concludono i semifreddi della casa, le crostate di frutta e la sbrisolona. I vini sono Gutturnio e Barbera di piccoli produttori piacentini ma anche Lambrusco e Fortana di produttori parmigiani. Il bianco della casa è invece un riesling dell’Oltrepò Pavese.
Consiglio di non rinunciare a due fette di culatello, ai tortelli di erbetta e ricotta e poi la mitica anguilla fritta in piccole rondelle asciutte, croccanti, morbide all’interno, da mangiare così, con le mani e senza spremervi sopra il limone.

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