Vedi Trento e puoi muori; e’ questo l’amaro epilogo che da 7 anni e a quest’oggi caratterizza i viaggi nel cuore delle dolomiti dei biancorossi nostrani, Piacenza vede scucirsi amaramente la tanto sofferta e sudata coccarda tricolore in quel palazzetto che tante volte l’ha vista piangere ma anche le ha regalato la gioia piu’ grande ed immensa dello storico scudetto. E’ pero’ un Copra sorprendetemente vivo e competitivo quello uscito sconfitto dal terribile Palaghiaie, per la prima volta in questa stagione si e’ assistito ad una squadra tanto umile quanto generosa e concentrata capace per tre set abbondanti di zittire e surclassare i fin troppo baldanzosi tifosi e giocatori locali; a Piacenza e’ mancato solo il “colpo di grazia”, quel muro, difesa, ace o attacco capace nel momento topico di romper l’equilibrio, quel break che solo i campioni nelle fasi cruciali riescono a dare e che agli uomini di Radici sembra mancare: troppo infatti quest’anno i set e le partite perse negli ultimi punti e nei momenti decisivi, Zlatanov a parte, la squadra difetta del braccio pesante e freddo in grado di bucare il taraflex negli scambi clou. E’ lecito domandarsi se la prestazione dei quarti di coppa possa rappresentare una vera inversione a U nella tribolata stagione di Piacenza o se invece debba considerarsi solo un picco di orgoglio in un mare grigio di prestazioni incolore. Siamo nei fatti al giro di boa della stagione, la pausa forzata e’ l’occasione per fare un bilancio di mezza stagione , incominciata tra proclami e aspirazioni, ma che le turbolenze societarie hanno progressivamente ridimensionato fino a trascinare il Copra ai limiti della zona play-off e della qualificazione in Champions. Giudichiamo uno per uno i protagonisti biancorossi:
HRISTO ZLATANOV: 7 Finalmente una stagione senza infortuni, sta lentamente tornando il capitano gladiatorio dei momenti migliori, nelle partite che contano e quando il gioco “si fa duro” risponde sempre presente, l’eta’ non piu’ giovanissima lo costringe a qualche pausa, ma rimane ancora di gran lunga il migliore attaccante dei suoi. Da antologia del volley la sfida con Kazinsky nel terzo set nell’ultima sfida di Trento.
AIMONE ALLETTI: 7 E’ tornato a Piacenza con i galloni del quarto centrale, all’esordio con Macerata e’ stato gettato allo sbaraglio con poco costrutto rischiando di bruciarsi, e’ cresciuto partita dopo partita grazie a un’intesa sempre crescente in primo tempo con Vermiglio merito della fiducia concessagli da Radici; molto bene in attacco raggiungendo quasi sempre la doppia cifra, puo’ crescere ancora in battuta ma soprattutto a muro.
KEVIN LE ROUX: 6/7 Se ne e’ andato troppo presto il gigante d’oltralpe; lo scorso anno una stagione da co-protagonista scalpitando e soffrendo alle spalle di Vettori, quest’anno invece sacrificato dopo poche giornate per esigenze di bilancio, la sensazione di aver apprezzato per troppo poco tempo uno dei migliori opposti europei in circolazione.
RODRIGUES TAVARES:6,5 Per tanti mesi e’ rimasto in naftalina a bordo campo con rare apparizioni in seconda linea, poi improvvisamente l’addio a Vermiglio l’ha catapultato a titolare inamovibile palesando insospettabili qualita’ in palleggio unite a tranquillita’ e personalita’; per lui una distribuzione del gioco molto lineare e geometrica, senza troppi colpi di genio ma efficace. Non sara’ un fenomeno ma in prospettiva puo’ diventare un’ottimo regista. Il ritorno in biancorosso della chioccia di Marco Meoni potra’ solo aiutarlo a crescere in esperienza e autostima.
JACOPO MASSARI: 6+ Ha alternato prestazioni positive ad altre da dimenticare, palesando discontinuita’ anche nella stessa partita, ha buoni fondamentali in difesa ed in battuta, deve pero’ fare di piu’ in attacco.E’ chiamato a sostiuire piu’ volte un fenomeno come Papi , ma non sempre all’altezza.
LUCA TENCATI: 6 Nemo profeta in patria. Meriterebbe un voto ben piu’ alto solo per la professionalita’ con cui si fa trovar pronto quando chiamato in causa. E’ ancora un maestro nel fondamentale del muro e considerando le difficolta’ che li’ incontrano i colleghi di reparto sarebbe auspicabile un minutaggio in campo ben piu’ consistente
SAMUELE PAPI: 6-Le 41 primavere si fanno sentire; quasi impalpabile in attacco, troppe volte e’ andato in difficolta’ anche in seconda linea su battute non proprio indifendibili; il confronto fisico con alcuni giovanotti di posto 4 avversari e’ talvolta ingeneroso; ha bisogno di maggiori cambi per rifiatare. La sua tecnica e la sua esperienza sono comunque ancora un valore aggiunto.
ALEKSEJ OSTAPENKO 5/6: E’ il grande punto interrogativo di questa squadra, il suo rendimento e’ lo specchio quasi fedele della stagione del Copra: grandi potenzialita’ ma per lo piu’ inespresse con punte di rendimento interessanti alternate a momento di abulia, in certi frangenti sembra quasi assentarsi dai match. Peccato perche’ ha grandi doti fisiche e una buona tecnica. Deve pero’ svelgliarsi a muro.
RAYDEL POEY 5/6: si e’ presentato all’esordio di Latina con un afrodisiaco tabellino di 34 punti, poi e’ tornato tra i terrestri: tanti punti per lui ma anche tanti errori soprattutto nei finali di parziali, paga una non eccelsa fisicita’ e non perfetta intesa con i palleggiatori, ha infatti bisogno di una palla staccata da rete per aggirare i muri avversari .Il confronto con i predecessori in quel ruolo (Nikolov, Fei, Vettori e Leroux) e’ scoraggiante , ma per lui le attenuanti per ora non mancano.
MARIO JUNIOR 5,5: e’ il libero titolare della nazionale brasiliana, per lui vale lo stesso discorso di Ostapenko; arrivato come il miglior colpo del mercato ha globalmente deluso le aspettative, da lui solo qualche sprazzo da campione ma deve e puo’ dare di piu’ in seconda linea soprattutto in termini di personalita’.
DAVIDE MARRA 6: un peccato vederlo in panchina, ha pagato l’opaco finale della scorsa stagione finita in apnea sotto i colpi dei granatieri di Perugia. Quest’anno nell’inedito ruolo di “part-time” e’ stato impiegato principalmente in difesa piuttosto che in ricezione dimostrando buona affidabilita’, un lusso ( e uno spreco) per Piacenza avere due liberi di cosi’ buon livello
THIJS TER HORST NG: secondo noi il piu’ grave errore di Radici. Giocatore di fatto mai impiegato nonstante arrivasse da tre buone stagioni a Verona con buone qualita’ offensive palesate; in alcune partite in cui Piacenza ha sofferto in attacco andava chiamato in causa sia come sostiuto di Papi, sia come secondo opposto, invece e’ stato sistematicamente e inspiegabilmente sempre ignorato.
EMANUEL KOHUT 5,5: arrivato a Piacenza con i galloni del secondo centrale ha ben presto perso posizioni nel ranking fino a diventare l’ultima scelta in quel ruolo; male in battuta, quasi inesistente a muro, e’ sembrato piu’ di una volta spaesato ed irriconoscibile rispetto al titolare ammirato a Cuneo.
ROBART PAGE NG: e’ il classico giovane di belle speranze totalmente pero’ da svezzare, una sola apparizione in un contesto peraltro difficile dopo l’improvviso addio di Leroux, per il resto tanta tribuna. Forse per il suo futuro, sarebbe di auspicio una gavetta in una squadra di categoria inferiore.
GABRIELE COTTARELLI 5: ha stonato la presa di posizione nel post-partita con Milano con un’incomprensibile silenzio-stampa a seguito dei fischi a Papi, forse il pubblico piacentino meritava maggiore rispetto e considerazione per come segue il Copra e la pallavolo. Non convince nemmeno la campagna acquisti: il trovarsi nel clou della stagione con un solo palleggiatore, un solo opposto e ben quattro centrali e due liberi e’ indice che qualcosa nella formazione della squadra non e’ quadrato. In un periodo di “spending review” avere una panchina cosi affollata e cosi male assortita e’indice, forse, di scarsa lungimiranza.
ANDREA RADICI 5: era una scommessa per Guido Molinaroli, l’aver puntato su un allenatore alla prima volta su uno scranno di una “big”. A meta’ stagione si puo’ francamente dire che l’azzardo non e’ stato ripagato: ci sono le attenuanti di una traballante situazione societaria ma il bilancio di uno striminzito ottavo posto, eliminazione dai quarti di Coppa Italia ed un andamento in Champions tutt’altro che esaltante sa tanto di bocciatura. Non hanno convinto in particolare la gestione di alcuni cambi con l’impressione di una squadra “molle” e scarsamente reattiva, forse qualche senatore non sempre e’ parso in sintonia col tecnico umbro.
VALERIO VERMIGLIO 5: arrivato a Piacenza come il colpo da novanta del mercato si e’ perso per strada cammin facendo. Ha patito piu’ di ogni altro le voci extra-volley, tentennando piu’ di una volta di fronte ai corteggiamenti russi, il suo rendimento ne ha risentito. Il suo nervosismo e’ progressivamente cresciuto come l’imprecisione delle sue alzate, ha trovato il tempo di congedarsi con il Palabanca con un’inutile polemica con parte del pubblico.
MARCO MEONI 8: e’ un voto alla carriera per lo storico palleggiatore della scudetto. Torna a Piacenza per dispensare saggezza ed esperienza. Un campione ed un esempio dentro e fuori dal campo.




