A Piacenza il Riesling che non ti aspetti

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Riordinando la cantina, ho trovato tre bottiglie di Barbacarlo primi anni settanta. Saranno state in qualche cesto natalizio dei miei, quindi posizionate nel reparto “Grandi Eventi”, inaccessibile. L’etichetta indicava come luogo di produzione: Piemonte. Il Barbacarlo è un vino dell’Oltrepo da sempre. Oggi è ancora più ristretta la zona produttiva, confinata nel podere di chi lo ha inventato. L’enologia di quegli anni considerava l’Oltrepo come basso Piemonte, l’etichetta era corretta. Il tempo non evolve solo il vino, anche protocolli che lo gestiscono e confini geografici ne sono influenzati. La terra invece rimane lì, produttiva o arida, vocata o meno; chiamala Lombardia o Emilia, lei non si sposta. Per dire: se un piacentino decidesse di coltivare Riesling Renano, perché conosce il sottosuolo e sa che verso Ziano ci sono condizioni di clima e terreno favorevoli, potrebbe farlo, ma dovrebbe poi commercializzare bottiglie con l’indicazione vaga di: “vino bianco”. Uno di Santa Maria della Versa invece no, quelle son aree dove han sempre coltivato Riesling, pertanto esiste il suo bel protocollo. C’è voluta la voglia di Vittorio Barbieri per concepire Riesling a Piacenza. Ha coordinato l’esperienza maturata alla Cascinotta di Rizzolo, la cantina gestita con Giuseppe Quattrini, le gite mirate alle meridiane della Mosella, la passione per quel rompicapo che è il vino Riesling, di cui è divulgatore. E degustatore, si va senza dirlo. Ho avuto la fortuna di seguire tutte le fasi della messa in cantiere del suo Riesling. Vittorio lo ha tenuto separato dalla produzione della Cascinotta, perché non c’entra con quello che è la filosofia di cantina. Ha comprato uve coltivate fuori provincia, nella zona prefissata. Ha maturato i mosti, ha imbottigliato 3000 bocce, le sta lasciando riposare. Un vecchio maestro di sala, non si definiva sommelier, aveva assaggiato di tutto. Il ventre imponente indicava dedizione e frequenza agli assaggi. Svuotò il bicchiere con appagante sorsata e concluse: “A una certa età ti rimangono due bevute: Riesling e Champagne, una grossa responsabilità per chi li produce”. A Barbieri non l’ho detto, quando siamo andati in cantina per la prova. Volevo evitargli sovraccarico da aspettative. Raggiunte le dormienti bottiglie, sono coricate e ancora senza etichetta, ne preleviamo una dalla cima della piramide (ovvi motivi). Caviamo il tappo Normacorc Reserva e versiamo. Nel bicchiere si mostra giallo tenue. Subito arriva profumo di pompelmo (il più facile da individuare), salvia (serve sempre per chi ha un piatto di tortelli davanti), e forse cedro (un tocco esotico). La nota idrocarburo, caratteristica del vitigno, è sfumata. Un pregio data la gioventù del vino, anche se a me piace sentirla bene. La gradazione alcolica è sui 13° e bevuto a temperatura di cantina lascia inequivocabile certezza: è un Riesling, un vino che a Piacenza non c’è. Il cantiniere ha deciso che chiede ancora maturazione. La bottiglia non ci sarà per Natale, ma arriverà, serve pazienza.

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