‘Sull’agricoltura clima da caccia alle streghe’

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di Federico Tanzi – Lo scorso 11 novembre Confagricoltura Piacenza ha festeggiato i suoi primi cento anni di vita. Più di trecento persone hanno riempito Palazzo Galli della Banca di Piacenza, sede storica dell’associazione, per celebrare l’importante traguardo.
Un momento di festa ma anche di riflessione, occasione privilegiata per tirare le fila di un percorso collettivo carico di ricordi, battaglie e traguardi e, al contempo, spartiacque per lanciare lo sguardo sulle sfide del presente e del futuro. “La nostra è una storia che non può finire” – aveva detto in quell’occasione Filippo Gasparini, allevatore di Gossolengo e dal 2017 presidente dell’associazione. Un auspicio accompagnato dalla percezione – manifestata senza troppi giri di parole nel suo discorso – che oggi l’attività più antica dell’uomo sia vittima di un “fuoco incrociato” che ne mina alla base i valori e l’essenza più profonda. E a un mese di distanza non si può certo dire che abbia cambiato idea. “Ho la netta sensazione – attacca – che a causa dell’Europa siamo schiavi di una burocrazia cervellotica e di un regolismo tendenzioso che sta limitando la produttività e la libertà degli agricoltori; questo è il contrario di quanto è stato fatto dall’Italia nel dopoguerra, quando ci fu un sistema politico che incentivava l’attività nei campi: la vera forza di un Paese fatto da gente in grado di autodeterminarsi e di lavorare nelle intemperie per sfamare un’intera popolazione”.

Filippo Gasparini

“IMPOSSIBILE DARE REGOLE RIGIDE AGLI AGRICOLTORI”

Parole dure, che si inaspriscono ulteriormente quando viene messa sul piatto una questione di stretta attualità: gli spandimenti nei terreni agricoli. Il maltempo che in ottobre e novembre ha tartassato il piacentino ha infatti reso impossibile la concimazione, regolata dalla norma attraverso specifiche finestre temporali. “Applicare regole rigide danneggia l’ambiente e l’economica delle aziende – rileva Gasparini – in quanto la nostra attività vive dei cambiamenti della natura che non sono sempre prevedibili”. Da qui la richiesta di ritagliare su concessione degli organi centrali – Governo e Regione, che hanno un certo margine di manovra sulla direttiva europea – nuovi spazi per l’utilizzazione dei reflui zootecnici anche nei mesi in cui sarebbe impossibile. Ma tra risposte ritenute tardive (alcuni giorni dopo l’intervista, anche su pressing di Confagricoltura Piacenza, Arpae ha emesso un bollettino per ammettere in deroga la distribuzione dei fertilizzanti azotati dietro certificazione di un tecnico abilitato, ndr) e una ferma convinzione della fallacia generale dell’impianto normativo, il j’accuse di Gasparini non si placa. “Ci dicono che l’agricoltura inquina ma io non mi fido per niente – commenta -, la nostra è un’attività umana che se fatta responsabilmente non ha impatto. Ci sono regole agronomiche dei nostri “vecchi” – incalza -, che abbiamo imparato da bambini e alle quali ci siamo sempre inchinati: adesso c’è gente che non ha mai visto un trattore in vita sua che sta sovvertendo queste regole. Chiaramente, con l’aumentare della concentrazione degli allevamenti, era necessario mettere dei paletti, però il punto sta sempre nel come lo fai. Qui non si sta agendo in maniera scientifica ma capziosa, c’è un clima da caccia alle streghe; in questo continente – afferma convito Gasparini – si è deciso di condannare l’allevamento e l’agricoltura, e gli ultimi accadimenti sono in questo senso la cartina tornasole”.

“CAMBIAMENTO CLIMATICO? APPROCCIO IDEOLOGICO”

E sulla questione emergenza climatica? “È un discorso che anche in questo caso mi sembra approcciato in maniera ideologica – rileva il presidente di Confagricoltura -. Pochi giorni fa, insieme al comitato di Bonifica abbiamo esaminato i dati sulle dighe e non sono stati trovati cambiamenti reali rispetto al passato, anzi, alcuni fenomeni estremi in termini di precipitazioni che c’erano cento anni fa non si verificano più. A volte ci dicono che l’acqua non c’è, altre volte che ce n’è troppa, ci hanno detto di tutto. I dati che abbiamo noi, che viviamo il territorio, sono quelli di sempre: si guardi ad esempio alla val d’Arda, dove c’è una diga che nel 99% dei casi è sempre piena. Sono passati 70 anni dalla costruzione, eppure ancora oggi quell’areale necessita sempre dello stesso quantitativo d’acqua, uguale identico. In ogni caso – continua Gasparini – il cambiamento climatico si affronta rintuzzandolo, non fermando l’attività dell’uomo tout court: se si dice che l’acqua è preziosa, allora bisogna fare la diga. Ma poi però gli ambientalisti si oppongono, perché dicono che costruire contribuisce ai cambiamenti: questa è ideologia pura. L’empirismo che ha l’agricoltore oggi non ce l’ha più nessuno- sottolinea -: mentre fino a 40 anni fa la maggior parte delle persone, compresi gli avvocati, avevano vissuto in campagna, oggi abbiamo la prima generazione che è nata e vissuta esclusivamente in città. Cosa ne devono sapere di vita nei campi?”

“REGOLE AMBIENTALI COLPISCONO PMI”

Il discorso di Gasparini si allarga poi a tutto il sistema della piccola-media impresa italiana, considerato la vera ricchezza di un Paese sempre più depauperato. “Sono convinto che c’è qualcuno che vuole fare della parte Sud dell’Europa una parte esclusivamente ludica e dedita al turismo – le sue parole -. La nostra produttività è sempre più osteggiata, in quanto porta avanti valori democratici, pluralistici e familiari incompatibili con la grande finanza. Il modo migliore per colpire le PMI sono le regole ambientali – aggiunge -, basta un piccolo ristagno di liquame in un campo e ti prendi una multa. La nostra specificità più grande è sempre stata quella di “metterci le mani”, in tutto ciò che facciamo: se in passato avessimo avuto il regolismo che è in atto oggi tanti traguardi scientifici, culturali e artistici dell’Italia non sarebbero stati possibili. Salvarci dalla mala burocrazia – la sua chiosa finale – significherebbe salvarci dai costi inutili e dalla fuga dei nostri giovani”.

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