
Tra i progetti selezionati dal bando Piacenza Giovani 2030 c’è anche Piacenza Svelata, oltre la facciata, un urban game ideato dall’associazione sportiva dilettantistica OTP-GEA Orienteering ASD APS. L’appuntamento è fissato per il 16 maggio 2026, con ritrovo e briefing nel cortile di Palazzo Farnese, punto di partenza da cui le squadre, composte da due a quattro persone, si muoveranno con una mappa cartacea e una web app sul telefono per orientarsi tra le vie del centro storico di Piacenza. L’obiettivo sarà raggiungere tappe disseminate nel tessuto urbano e rispondere a quesiti legati a dettagli architettonici, iscrizioni o particolari che spesso sfuggono a uno sguardo frettoloso. Per alcune ore, il centro cittadino si trasformerà così in una sorta di museo diffuso, uno spazio attraversato non più soltanto come luogo di passaggio ma come terreno di osservazione, in cui il gioco diventa il pretesto per rallentare il passo e guardare la città con un’attenzione diversa rispetto alla routine quotidiana.
Il progetto si inserisce in un percorso più ampio di crescita dell’associazione; come ricorda il vicepresidente Giovanni Schembari, questa è la terza partecipazione di OTP-GEA a un bando comunale. All’inizio l’associazione era nata con entusiasmo e con l’energia dei volontari, ma senza attrezzature né strumenti tecnici adeguati per organizzare competizioni strutturate. Grazie ai finanziamenti ottenuti negli anni è stato possibile acquistare il materiale necessario per allestire vere gare di orienteering, dalle lanterne di controllo ai sistemi elettronici di registrazione delle tappe. “Questi strumenti, ottenuti grazie ai finanziamenti”, sottolinea Schembari, “restano a disposizione dell’associazione e della città”, e proprio per questo motivo vengono utilizzati non solo per eventi sportivi ma anche in attività didattiche, per esempio durante gare scolastiche o iniziative rivolte agli studenti, contribuendo a costruire nel tempo una presenza stabile di questa disciplina sul territorio.
L’idea del progetto, tuttavia, non nasce direttamente da questo bando, racconta il presidente dell’associazione Riccardo Fava, ma da un’esperienza vissuta altrove e dalla volontà di riportarla a Piacenza. “L’idea è nata l’anno scorso, non proprio pensando al bando”, spiega. “È nata più dal desiderio di fare a Piacenza quello che noi abbiamo vissuto in altre città”. Il riferimento è a gare urbane di orienteering come quelle organizzate a Milano o a Napoli, eventi lunghi e articolati che attraversano interi quartieri e che permettono di vivere la città da una prospettiva insolita, quasi ribaltata rispetto all’abitudine quotidiana. “Quando partecipi a una gara del genere”, racconta Fava, “non vedi più la città allo stesso modo. Per tre ore, o anche di più, ti trovi a cercare dettagli, a fermarti in punti in cui normalmente passeresti senza guardare. Ti accorgi di particolari che nessuno nota e ti senti quasi parte di quel luogo”.
È proprio da questa esperienza che nasce il sottotitolo Oltre la facciata, un invito a rallentare lo sguardo e a scoprire ciò che si nasconde dietro l’apparenza quotidiana degli edifici e delle strade, a spostare l’attenzione dal semplice attraversamento degli spazi urbani alla loro osservazione più attenta.
Il tema scelto per questa prima edizione è quello delle chiese del centro storico. A raccontarne l’origine è ancora Schembari, che ha curato anche le domande culturali del gioco. Durante la preparazione del progetto, spiega, l’organizzazione si è accorta di un dato sorprendente: entro le mura cittadine si trovano più di cinquanta edifici religiosi, tra chiese consacrate e sconsacrate. “Le abbiamo riportate tutte sulla mappa”, racconta Schembari, “e ci siamo accorti che erano già di per sé un percorso completo”. Da questa constatazione nasce l’idea di costruire l’evento proprio attorno a questo patrimonio spesso poco percepito nella sua interezza. Una volta raggiunta una tappa, i partecipanti apriranno la web app e troveranno una domanda collegata a quel luogo: individuare un dettaglio architettonico sulla facciata, leggere una scritta incisa nella pietra o riconoscere un elemento decorativo. “Le domande sono pensate per costringere i partecipanti a osservare davvero ciò che hanno davanti”, spiega Schembari, “perché a volte basta guardare un mattone o una frase incisa per scoprire qualcosa che non avevamo mai notato”.
Il gioco, dunque, ruota attorno a una mappa con 55 punti-tappa distribuiti nel centro storico. Ogni squadra avrà tre ore di tempo per raggiungere il maggior numero possibile di questi punti, ma senza un ordine prestabilito. “Nel classico spirito dell’orienteering non esiste mai un percorso imposto”, spiega ancora Fava. “Tu hai la mappa, sai dove sono i punti e devi decidere come arrivarci. Puoi scegliere la strada più lunga ma semplice, oppure un passaggio più diretto ma complicato. È tutta una questione di strategia”.
Proprio la libertà di movimento costituisce il cuore dell’esperienza. Alcune squadre potranno scegliere di correre e pianificare un percorso serrato, cercando di coprire il maggior numero possibile di tappe; altre potranno invece muoversi con più calma, trasformando il pomeriggio in una passeggiata esplorativa nel centro storico. “Chi vuole trovare tutti i punti dovrà correre”, osserva Fava, “ma chi preferisce vivere il centro con tranquillità potrà farlo. La cosa importante è arrivare sul posto e rispondere alla domanda”.
Chi decide di affrontare il percorso nella sua forma più completa può arrivare a coprire distanze considerevoli. “Se uno vuole fare una strategia piena”, aggiunge il consigliere dell’associazione Marco Guglielmetti, “si può arrivare tranquillamente oltre i dodici chilometri. Ma non è obbligatorio: ogni squadra decide il proprio ritmo”. La formula, infatti, non premia semplicemente la velocità. Il risultato dipende soprattutto dalla precisione delle risposte e dalla strategia adottata lungo il percorso. “Non vince il più veloce”, sottolinea Fava, “vince il più preciso”. Anche muovendosi lentamente, una squadra può superarne un’altra più veloce se riesce a individuare meglio i dettagli richiesti o se pianifica in modo più efficace il proprio itinerario.
Guardare la città con una mappa in mano significa anche imparare a leggere la sua struttura. Guglielmetti sottolinea come il gioco permetta di percepire l’evoluzione urbanistica di Piacenza: “Quando percorri la città scegliendo la strategia, ti accorgi della sua trama. Si percepisce il passaggio tra la pianta di origine romana e quella a maglie più irregolari che si è sviluppata nel Medioevo. Anche sbagliare strada fa parte dell’esperienza: spesso proprio l’errore ti porta a scoprire scorci che normalmente non attraverseresti”.
Sport, cultura e tecnologia convivono così nello stesso format. La mappa cartacea resterà lo strumento principale per orientarsi nello spazio urbano, mentre la web app, sviluppata dai giovani volontari dell’associazione, raccoglierà le domande e registrerà le risposte. “Nell’orienteering tradizionale”, spiega Schembari, “i concorrenti portano con sé una cartina, una bussola e una specie di chiavetta elettronica con cui timbrano le lanterne ai punti di controllo”; in Piacenza Svelata la logica resta la stessa, ma viene adattata a un formato più accessibile: “La mappa serve per orientarsi, mentre l’applicazione permette di leggere le domande e inserire le risposte. Senza uno di questi due elementi il gioco non funzionerebbe”.
L’evento è pensato per essere il più possibile inclusivo. Accanto alla categoria competitiva è prevista anche una modalità ludico-motoria senza classifica e senza obbligo di certificato medico. Una scelta che, ammette Fava, nasce anche dal desiderio di coinvolgere più persone possibile. “Quando si dice che l’evento consiste in una gara che prevede una classifica”, spiega, “molti rinunciano perché non vogliono arrivare ultimi o non si sentono abbastanza allenati”. La modalità libera permette quindi di partecipare senza pressione. Famiglie, gruppi di amici o semplici curiosi potranno prendere parte all’evento trasformandolo in una passeggiata esplorativa nel centro storico. “Gli aspetti più belli di questa esperienza”, osserva Fava, “non dipendono dalla competizione, ma dalla scoperta della città e dal rapporto che si crea all’interno della squadra”.
Le iscrizioni all’evento apriranno ad aprile e la partecipazione sarà gratuita proprio grazie al finanziamento del bando. L’organizzazione punta a coinvolgere fino a 1.500 partecipanti tra agonisti e curiosi, sostenendo l’iniziativa con una campagna di comunicazione sui social e attraverso il sito ufficiale dell’associazione. Le squadre potranno iscriversi online oppure direttamente il giorno dell’evento, mentre ritrovo, briefing e premiazioni si svolgeranno nel cortile di Palazzo Farnese. Anche i premi avranno un forte legame con il territorio: prodotti tipici locali pensati per valorizzare la dimensione culturale dell’iniziativa.
Piacenza Svelata rappresenta dunque un esperimento che unisce la pratica sportiva dell’orienteering con una narrazione culturale della città. Per gli organizzatori questa prima edizione è soprattutto un banco di prova. “Vedremo come reagirà il pubblico”, osserva Schembari, “ma le possibilità per eventuali edizioni successive sono molte”, dall’elaborazione di itinerari dedicati ai palazzi storici fino alla scoperta dei parchi urbani o di altri luoghi del territorio.
“Il limite”, sorride Schembari, “è soltanto l’immaginazione”. Per ora, però, lo sguardo resta puntato sul 16 maggio, quando per tre ore Piacenza si trasformerà in un grande esercizio di osservazione collettiva, un invito a rallentare il passo, fermarsi davanti a una facciata, cercare un dettaglio che normalmente sfugge allo sguardo frettoloso e, passo dopo passo, lasciare emergere le trame più discrete e meno visibili della città




