Piacenza è piccola e prima o poi ci si incontra. Di lui leggo le cronache. Sono intervenuto a qualche conferenza stampa senza fare domande. Le sue esposizioni erano esaurienti anche per gli operatori dell’informazione più curiosi.
Maurizio Falco, Prefetto di Piacenza, lo vedo arrivare sullo stesso marciapiede in via San Giovanni. Ci scambiamo i soliti convenevoli e poi per mettermi a mio agio mi propone una notizia: “Ha sentito? Arriveranno a Piacenza nove nuovi vigili del fuoco, lo ha annunciato il comandante dei Vigili del fuoco stamattina.”
Ne ero già al corrente così ho spiegato: “Una buona notizia, ne abbiamo bisogno. Nessuno del Corriere Padano era alla celebrazione di Santa Barbara perché stamattina la redazione era impegnata nella “chiusura” dell’edizione che in tarda serata sarà in distribuzione. Siamo un piccolissimo giornale e pochissimi a metterlo insieme. Domani recupereremo, Libertà e i siti internet ci aiuteranno…”
Ormai davanti all’ingresso di Palazzo Scotti di Vigoleno, sede della Prefettura gli chiedo se sarebbe disposto a concordare un’intervista. La risposta è stata spiazzante: “Tra circa mezzora ho un impegno, se ha tempo venga su, beviamo un caffè e facciamo due chiacchiere.”
Le chiacchiere sono diventate più di due, come è facile immaginare, soprattutto per la conoscenza dimostrata del nostro territorio che va oltre le funzioni dell’incarico che svolge un normale Prefetto.
La spiegazione me l’ha offerta ricordandomi che la prima sede di servizio della sua carriera fu Piacenza: “Era il 3 aprile 1989 quando presi servizio, funzionario addetto all’Ufficio di Gabinetto del Prefetto Berardo Ienzi. Rimasi fino ad aprile 1991, poi fui trasferito al Viminale.”

Mi verrebbe da dire che, come il primo amore, anche la prima sede di servizio non si scorda mai…
“Confesso che i miei progetti erano altri, volevo diventare notaio o magistrato. Nel frattempo ho vinto il concorso indetto dal Ministero degli Interni che mi ha permesso di iniziare la carriera prefettizia. Piacenza mi conquistò subito. Quella che voi chiamate piacentinità, fatta di tradizione, professionalità, accoglienza, generosità, sensibilità per il disagio sociale per me è sempre stata un esempio da raccontare. Una città inclusiva nella misura in cui stai alle regole. E’ stato poi motivo di orgoglio aver ricevuto attestati di stima al mio ritorno. Uno stimolo per un impegno maggiore.”
Il suo approccio ai problemi del territorio ha destato inizialmente sorpresa e poi stima
“Scoprire che quello che sto cercando di fare è molto percepito mi fa sicuramente piacere, spesso vengo fermato per strada. Mi informano di problemi vari a cui non sempre il Prefetto riesce a dare risposte. I risultati ottenuti a favore della diga di Mignano, aver portato per la prima volta Amazon ad un tavolo per un dialogo con i sindacati, il monitoraggio dei ponti e in particolare aver favorito l’interessamento congiunto di Piacenza e Pavia riguardo le problematiche che hanno interessato il ponte Pievetta unitamente alle iniziative attivate per affrontare il disagio giovanile vorrei fossero di stimolo per un nuovo approccio ai problemi. Basta stare sulla difensiva, vorrei assicurare le amministrazioni che possono contare sull’impegno della Prefettura a stare loro accanto, a far dialogare tutti gli attori protagonisti perché si ottengano risultati.”
Nel nostro Paese il rapporto con lo Stato è sempre stato difficile, il Prefetto è percepito come figura terza, garante della regolarità amministrativa, della legalità ma distante dalle problematiche territoriali. Vedere il suo relazionarsi con il tessuto della società ha stupito tutti.
“La presenza dello Stato sul territorio deve essere equilibrata, non equidistante. Significa cioè, quando occorre, assumersi le responsabilità necessarie. E’ stato fatto nelle occasioni che ho già ricordato. Significa garantire la sicurezza, il benessere dei cittadini. Intervenire per risolvere problematiche sociali legate al disagio sociale e all’immigrazione. Sto facendo il mio lavoro.”
Sarebbe interessante se provasse ad abbozzare una analisi sociale di noi piacentini
“Mi colpisce la tendenza a confrontarsi, spesso duramente, su piccoli problemi. E’ una perdita di tempo. Non conviene farsi la guerra. Le parti sono ben distinte e non sfociano mai in fazioni. Il riconoscimento reciproco è indice di maturità politica.
A causa di questa insistente contrapposizione, Piacenza dovrà prestare attenzione a non farsi sfuggire le opportunità che presto si presenteranno, le quali potrebbero contribuire ad uno sviluppo che stentiamo ancora ad immaginare. Penso al nuovo ospedale, nuove infrastrutture, alla logistica…
Questa arrecherà un danno al piccolo commercio, ma farà crescere altri numeri. Più in generale permetterà un riequilibrio che offrirà nuove opportunità di impresa. Un nuovo protagonismo economico capace di rendere ancora più attrattivo il territorio e favorire l’arrivo di nuovi abitanti. Per ottenere quel riequilibrio che dicevo sarà importante il ruolo dei corpi intermedi della società piacentina che già si distinguono per efficienza”.
Mi par di capire che stia invitando ad avere uno sguardo più lungo nel tempo
“Non mi stancherò mai di sottolineare che i risultati vanno analizzati nel lungo periodo. Spesso ciò che è conveniente nell’immediatezza non lo sarà in futuro. E soprattutto non trascurare chi si troverà in difficoltà nel nuovo equilibrio sociale che andrà determinandosi.
Piacenza cambierà, tra dieci anni sarà una città diversa, più bella, più attrattiva. Mi auguro che i piacentini mantengano il loro modo di essere, quella piacentinità che li ha caratterizzati fin qui”.




