Impresa Piacenza ci tiene a galla

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Piacenza e il suo territorio hanno una certezza, confermata anche dalla recente classifica della qualità della vita de Il Sole-24 Ore, che ci vede solo al 44° posto. Questa posizione sarebbe ben peggiore se non ci fossero le performance delle nostre imprese, che ci consentono di primeggiare negli indicatori economici di questa graduatoria, a partire dai dati sul lavoro, che evidenziano una disoccupazione quasi a livello fisiologico, e senza il quale non si crea ricchezza e non crescono i consumi.
Sono risultati che consolidano il ruolo trainante delle aziende piacentine e che per Alberto Rota, presidente di Confindustria, rappresentano un ulteriore stimolo a proseguire nella sensibilizzazione del nostro tessuto produttivo su temi chiave come quello della sostenibilità ambientale, o nel creare un rapporto sempre più stretto con il mondo della scuola per consigliare e indirizzare i giovani che si affacciano al mondo del lavoro. Senza dimenticare naturalmente la necessità di avere una visione strategica più ampia, che guardi al futuro socio-economico dell’intero territorio piacentino.

Cesare Betti e Alberto Rota

Ambiente di valore

“La sostenibilità ambientale oggi è diventata un valore”, afferma Rota. “E noi stiamo cercando di informare e sensibilizzare al meglio su quanto sta accadendo anche in questo campo”. Non è una moda o un approccio filantropico: “Basta pensare a come si sta muovendo il mondo del credito. Le banche – spiega il presidente di Confindustria Piacenza – stanno guardando con grande attenzione alle aziende sostenibili preferendole alle altre. E non perché hanno scoperto la tutela dell’ambiente, ma per un motivo molto semplice: perché ritengono che le aziende sostenibili dureranno più a lungo delle altre. E per forza di cose, le banche investono sul loro futuro privilegiando quelle imprese che hanno un miglior equilibrio nell’economia circolare”.

Un percorso, quello sulla sostenibilità, declinato dall’Associazione piacentina guardando a tutte le sfaccettature che interessano il mondo imprenditoriale. Partito nel giugno scorso con l’intervento Gunter Pauli, guru della green economy, il calendario approntato in via IV novembre ha visto di recente i contributi di Lamberto Frescobaldi, presidente della Marchesi Frescobaldi, che ha parlato dei nuovi progetti di economia circolare nel settore vitivinicolo; e di Maria Patrizia Grieco, presidente dell’Enel, che ha annunciato l’obiettivo di arrivare a produrre il 60% dell’energia da fonti rinnovabili.

A febbraio, ci anticipa Rota, “proseguiremo con un incontro dedicato a un famoso architetto che ha fatto della sostenibilità e del recupero dei materiali uno dei suoi cavalli di battaglia, come per esempio Antonio Citterio, che ha ridisegnato piazza Gae Aulenti a Milano. Poi ci piacerebbe portare qui anche Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont, azienda che fa un recupero vero della plastica”. Non si tratta quindi solo di alimentare una nuova e generale sensibilità per il pianeta, “ma di dimostrare concretamente come materiali che un tempo erano considerati di scarto, oggi hanno un valore dal punto di vista della sostenibilità economica e non soltanto della sostenibilità ambientale che comunque resta importantissima”.

Giovani in primo piano

Passando alla scuola, “investiamo in questo campo perché rappresenta il nostro futuro”, dice Rota senza fare tanti voli pindarici. E ci racconta come in Confindustria oggi si stia lavorando soprattutto con gli istituti tecnici, a partire dall’Isii Marconi (ex Itis) di Piacenza, con l’avvio del laboratorio Promeca (PROgettazioni MECcaniche Avanzate), o dalla collaborazione con l’Ipsia Leonardo da Vinci di Fiorenzuola. “I genitori tendevano a non vedere più questi istituti come un percorso di riferimento per i propri figli. Invece sono scuole che offrono facilmente opportunità lavorative. Basta citare un dato: Piacenza sarebbe in grado di dare occupazione a 400 nuovi tecnici all’anno e non ne ha più di 200. Quindi, registrata questa carenza, non rimane che cercare di recuperare queste figure attraverso le agenzie interinali che portano qui nuovi diplomati anche dalle regioni del sud”.

Un nuovo tavolo

Ma al di là di questi due temi importantissimi, ambiente e scuola, che vedono Confindustria concretamente in prima linea, Rota è convinto che a Piacenza bisogna ragionare anche in termini più generali sulle cose da fare. Come? Si deve guardare al nostro territorio nella sua interezza. E senza ipocrisia prendere spunto dai settori in difficoltà. “Come quello del commercio, che fa i conti con una serie di sfide, dall’online ai negozi monomarca, che stanno portando a una contrazione significativa con la chiusura di molti piccoli esercizi; dal mondo degli artigiani che stanno faticando moltissimo perché piccolo non è più bello come si diceva un tempo; o da quello agricolo-alimentare che conta su prodotti forti come pomodoro, grana padano e mais, ma per il resto non sembra avere molte altre carte così pesanti da giocare”.

In questo quadro però, sottolinea Rota, vanno ricordati anche quei settori con performance positive. “Negli ultimi tempi per esempio sul nostro territorio c’è in corso un trend interessante nel campo del turismo. Diciamo che dalla mostra del Guercino in città per finire con la vittoria nazionale di Bobbio nel concorso televisivo Il Borgo dei Borghi, Piacenza e le sue Valli sono state via via riscoperte dopo anni in cui sembrava che quasi non si volesse mettere in mostra i nostri tesori, enogastronomia compresa”.

Ecco allora l’idea di riaprire un tavolo strategico come quello voluto a suo tempo dal Sindaco Patrizia Barbieri. “Noi ci siamo per unire le forze e ragionare insieme sulle potenzialità del nostro territorio, sulle cose da valorizzare, ma senza illusioni, facendo i conti con molto realismo su dove va il mondo”. Anche perché, come evidenzia il direttore di Confindustria Cesare Betti, con senso di responsabilità e senza falsa modestia, “la nostra Associazione deve assumersi, come sta facendo, un ruolo di guida, guardando al futuro e indicando le direzioni giuste da seguire per non restare indietro sul piano dello sviluppo socio-economico”.

Logistica di qualità

Un discorso a parte lo merita la logistica: un settore chiave e a volte al centro di critiche, ma che va visto come un’opportunità sostenibile e di qualità, capace di contribuire in modo importante allo sviluppo del nostro territorio. “I piacentini forse non lo sanno – racconta Betti – ma tutte le volte che escono i dati Istat sull’export la nostra provincia risulta la prima in Italia per l’esportazione di prodotti tessili, anche se abbiamo una sola azienda in questo campo. Succede proprio grazie alla logistica, perché tutti i big del settore vengono a fare dogana a Piacenza riempiendo i nostri magazzini tra Castel San Giovanni e Pontenure”. Partendo da questo esempio, restano comunque molte cose da fare, da una regolamentazione più attenta del settore, garantendo controlli e qualità del lavoro, con investimenti tecnologici che coinvolgano addetti sempre più preparati e specializzati.

Per il presidente di Confindustria oggi nella logistica abbiamo carte importanti da giocare: “Grazie alla nostra posizione strategica, che però va valorizzata in modo sostanziale sul piano delle infrastrutture, e per una cultura imprenditoriale che dopo alcuni errori del passato sta crescendo in modo consistente. L’esempio da seguire è quello del polo di Castel San Giovanni dove stanno facendo molto bene”. Perché se la logistica garantisce qualità a 360 gradi, può essere davvero capace di attirare sul nostro territorio anche chi produce i beni da stoccare e far partire dai nostri magazzini verso tutto il mondo. “E questa – conclude Rota – è un’altra opportunità da non perdere”.

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