Passato anche il 30. Passato come il 25 e come il 26. Dei tre il più indolore è stato il 25. In questo curioso scorcio tra Natale e Capodanno, dove al limite vai a qualche allenamento, ti trovi a vedere due partite. E le perdi entrambe. La tanto auspicata sosta, adesso si trasforma in ulteriore penitenza. Il rito richiede continuità. Continuità tanto più necessaria se sei caduto. Invece staremo fermi fino al 20 di gennaio. Roba da futuro imperscrutabile. La squadra lavorerà, avrà modo di recuperare energie, di confrontarsi e forse anche di ridisegnarsi. A noi rimarranno due partite perse in casa. Quelle continueremo a rivedere. A proposito di rivedere, sicuro c’è da mettere mano alle biglietterie. Ci saranno state 100 persone in più, e il sistema è andato in sovra dosaggio. Per entrare dopo mezz’ora di coda, ci vuole attaccamento. Della partita posso dire due cose sicure. Una è che la Pro Vercelli si è dimostrata più squadra del Piacenza. Hanno giocato nel primo tempo, nel secondo ci hanno schiacciato. La seconda è che abbiamo inaugurato il girone di ritorno. La gara d’andata è stata solo un mese fa. Eravamo andati sotto per un colpo di sfortuna. La riprendemmo e costruimmo pure la palla per vincere. Un mese dopo, per vedere l’azione pericolosa siamo arrivati al 95mo. Una punizione con 21 giocatori in area. Mancava solo Fedato, perché doveva calciarla. La calcia bene, la traiettoria rimpalla bene, il pallone si alza giusto davanti a Pesenti. Il bomber ignora di non aver dietro nessuno. Sa però che l’unica cosa da fare, per piantarla dentro, è una rovesciata. Si lancia, acrobatico, ma non prende la palla. Ed è cosa importante prendere la palla durante la rovesciata. Se la manchi, non diventa una mezza rovesciata. Diventa proprio una cosa inguardabile. Sembra passato un secolo dalla gara di andata. Invece il secolo è la storia che i biancorossi portano in giro. Ci siamo. Manca poco ed entriamo nel centenario. Non abbiamo scelto il migliore dei modi per scambiarci gli auguri, ma il buon anno a tutti non può mancare.
– Franzini è rimasto sulle sue convinzioni fino al goal avversario. Quindi forse non era proprio convinto.
– Matteassi è sparito dalle cronache, ma fra un po’ riappare. Il prossimo è il suo mese.
– Fumagalli tocca il tiro del goal, non era semplice. In edicola ha trovato solo Mini Quiz, ma non gli piace.
– Barlocco ci tiene a lasciare un brutta prestazione prima del nuovo anno.
– Troiani è rientrato e anche senza Sestu il suo lo sa fare.
– Marotta ha toccato mille palloni. Non sempre con la stessa qualità di tocco.
– Silva è di nuovo capitano. Partita attenta la sua.
– Pergreffi ha bisogno come il pane della sosta. Oggi giornata grama.
– Della Latta si è fatto prendere mezzo dai centrocampisti bianchi. Di solito li spazza.
– Corradi è in forma e ci rimane male quando lo chiamano in panca.
– Pesenti ha mani grandi. L’ho visto prendere e sollevare il pallone con una sola. Nella rovesciata servivano enormi piedi.
– Nicco non sa darsi pace quando lo squalificano. Rientrare gli riesce difficile.
– Di Molfetta è l’unico che mette in mostra giocate importanti. Gli rimaneva solo proporre un cross giusto, ma proprio non veniva.
Sono entrati:
– Romero che è tardi.
– Fedato che tira l’ultima punizione.
– Porcari che è proprio quello con la maglia numero 17.
– Sylla che può giocarsi caratteristiche importanti. Se magari gioca più di due minuti.
Complimenti alla Pro Vercelli per come hanno giocato e per non aver esibito terze maglie dai colori improbabili. Noi siamo rossi, loro bianchi, confusione non ce ne può essere.




