Un Piacenza “più maturo” batte la Pistoiese 2–0: vittoria importante per tre punti pesanti

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Ci fosse ancora il povero Fausto a custodire la zona avresti avuto la vita dura, ma sei furbo. Hai studiato la situazione. Sai che il pubblico di addetti ai lavori, utilizza solo una rampa di scale per accedere agli spalti. Hai scelto il secondo balcone esterno, quello dove non passa nessuno. Hai però lasciato troppe tracce. Prima o poi ti beccano cane dello stadio, e mi dispiacerà. Per Piacenza Pistoiese devo percorrere più volte il secondo balcone. Entro sempre dall’ultima rampa a sud, quella del museo biancorosso, perché il Piacenza è solito attaccare verso San Bonico all’inizio. Stavolta il lancio della monetina inverte il flusso. Attaccando verso la città, devo tornare indietro, in zona sala stampa. Nel mentre mister Scazzola ha già presentato il suo Piacenza. C’è qualche novità di interpreti, non di modulo. La novità di casa Pistoia è solo nel colore della maglia, blu. L’inizio è di quelli che portano a guardare il telefono, sperando di avere messaggi. C’è si velocità in campo, ma eccede l’imprecisione. Scremando, gli episodi chiave del primo tempo sono: l’infortunio di Valiani, nonno toscano sempre fastidioso, quello di Galazzi per un colpo in testa, e il rigore trasformato da Palma per il vantaggio biancorosso. L’importanza di vincere è netta. Ci stiamo riuscendo.

La seconda frazione mostra un Piacenza maturo, capace di lasciare scorrere il tempo, capace di arroccare attorno al suo portiere. Le folate in ripartenza potrebbero essere spese meglio. Risparmiarsi qualche patema non è poi così malvagio. Invece arriviamo ai soliti dieci minuti finali. Quelli in cui chi sta perdendo non ha più niente da rischiare e perciò rompe le righe. La testa fuori dalla nostra metacampo la mettiamo poco, ma altrettanto poco rischiamo. Bravo Libertazzi a murare l’unico tiro in porta dei pistoiesi. Bravo Cesarini a esibire i colpi di un repertorio importante. Bravissimo Corbari a raddoppiare nel recupero. Finisce due a zero. Finisce con noi tre che seguiamo la partita in zona d’attacco, troviamo maniera di socializzare. A distanze rispettate, più a gesti che a parole, ma per la prima volta, lasciando il posto, ci salutiamo. Potere della vittoria.

Protagonisti:

Libertazzi: il vero fuoriclasse della rosa. Può migliorare nel gioco di piede.

Battistini: stavolta il capitano è impeccabile.

Marchi: ha scricchiolato, dopo due uscite in grande stile.

Tafa: una volta si usava l’aggettivo coriaceo. Oggi è fuori moda, ma rende ancora bene.

Pedone: ho gustato in pieno il suo conquistarsi falli, il suo contorcersi a terra, la gestione calma delle situazioni agitate. Firma vistosa su questi tre punti.

Palma: Sblocca su rigore e soprattutto cresce il suo apporto.

Corbari: sempre nella mischia. Già gli vuoi bene per la grinta che spiana, se poi pesca il bolide che piega le mani al portiere, te lo tatui.

Galazzi: esce a metà primo tempo.

Visconti: ha valenza positiva la sua presenza, non sempre è certezza il suo calciare la palla.

Maio: ancora titolare e se devo dirla tutta, migliore in campo.

De Respinis: super nel conquistare il rigore che sblocca la partita, ottimo nel gestire rilanci e consentire ai compagni di prendere respiro.

Sono entrati:

Lamesta: rileva Galazzi, con la vocazione al contropiede in cui si era incanalata la partita, poteva essere più sua di quel che è stato.

Scorza: rileva Maio, si deve irrobustire la diga.

Miceli: rileva Palma, servono centimetri al centrocampo, serve un under sul prato per l’esordio di Cesarini.

Cesarini: rileva De Respinis, ha piedi buonissimi questo AC11.

Mister Scazzola: ci dicono che sia uomo di poche parole. Constatiamo che sia uomo di fatti. Fino a ieri il girone di ritorno aveva ricalcato il percorso di quello d’andata. Ed ecco lo strappo: a Pistoia si era perso. Una bella differenza.

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