Via libera alla richiesta di indizione del referendum per chiedere ai piacentini se vogliono andare in Lombardia. E nel caso in cui dovesse naufragare, bocciato o senza quorum, è spuntata la soluzione che si configura come “male minore”: unirsi a Parma. Mal digerita, hanno specificato gli esponenti del Pdl, ma “responsabile”. Ecco il “pacchetto di natura politico-istituzionale” messo insieme dal Consiglio provinciale al termine di un dibattito, quello andato in scena lunedì, dove seppur a fatica e con una serie di acrobazie politiche, si sono cercate convergenze quasi impossibili. Un “pacchetto – ha detto il presidente della Provincia Massimo Trespidi – che trova la sua legittimazione nella volontà del popolo”.
E così il famigerato “piano B” si è tradotto in un ordine del giorno bipartisan che chiede al presidente della Provincia Trespidi di impegnarsi in Regione per sostenere l’unione di Piacenza con Parma. A firmarlo Thomas Pagani (Lega Nord), Filippo Bertolini (Pdl), Giulio Maserati (Udc) e anche il battagliero Marco Bergonzi (Pd) mentre chi ha rinunciato a qualsiasi “pastetta” è stato l’Italia dei valori che con il consigliere Luigi Gazzola ha sempre dichiarato la contrarietà a tutte le Province e ha votato contro sostenendo che “questo ordine del giorno è una resa, è come dire che ci piace la corda con cui saremo impiccati”. L’ordine del giorno, oggi già nelle mani del presidente del Cal Zappaterra, chiede testualmente al presidente Trespidi di “impegnarsi ad assumere nelle sedi opportune ogni utile iniziativa nell’ambito del processo di riordino in atto della Regione Emilia Romagna volta a prevedere l’ipotesi di accorpamento degli enti Provincia di Piacenza e Parma”. “Non siamo partiti in ritardo – ha voluto fugare ogni equivoco Trespidi – siamo ancora in una fase di incertezza, perché deve ancora essere pubblicata la sentenza del Tar del Lazio sui criteri adottati per il riordino. Stessa cosa per quanto riguarda la Corte costituzionale, per sapere se le Province saranno enti di secondo livello, e quindi se i suoi rappresentanti saranno nominati e non eletti”.
Più vivace, e foriera di distinguo, la seconda delibera adottata dall’aula, quella legata alla richiesta di indizione del referendum. Sono stati 16 i voti a favore. Contrari Marco Bergonzi (Pd), Luigi Gazzola (Idv), Enzo Varani e Giampaolo Speroni (gruppo misto). Proprio il capogruppo del Pd, Bergonzi, ha chiesto conto di chi “si intesta il naufragio dell’operazione e i costi del referendum” e si è detto pronto a dimettersi, con tanto di documento firmato, nel caso il referendum dovesse avere esito positivo.
Pronta la replica di Trespidi: “Le due delibere votate non sono in contrasto: la maggioranza ha il dovere di tenere insieme le diverse sensibilità dell’opinione pubblica piacentina. Io ho avuto l’occasione di parlare con persone che hanno opinioni diverse dalla mia, ho letto commenti di persone che chiedevano di poter decidere. La politica ha fatto il suo dovere, e ha deciso, con un ordine del giorno votato quasi all’unanimità, con uno sforzo di mediazione. Tutti avrebbero voluto mantenere autonoma la Provincia di Piacenza, ma non è stato possibile. La nostra posizione è quella dell’opinione pubblica piacentina, che questa maggioranza ha saputo ascoltare”.




