I Comuni non sono più in grado di farsi carico del sostegno dei profughi, né economicamente, né a livello di posti in strutture ricettive”. Più chiara di così non poteva certo essere l’assessore ai Servizi sociali del Comune Giovanna Palladini durante l’incontro, tenuto in Provincia, per affrontare l’emergenza profughi. Il 31 dicembre le risorse economiche, accantonate nel decreto della spending review, si esauriranno e con esse anche lo stato di emergenza. Urge dunque trovare una soluzione. Ed è per questo che enti locali e i gestori delle strutture di Piacenza e Provincia che ospitano i profughi, la cosiddetta cabina di regìa, hanno avuto un incontro con l’assessore regionale Teresa Marzocchi. Nelle parole di tutti forte preoccupazione. Da aprile del 2011, da quando è divampata in Libia la primavera araba, sono 118 in tutto, di cui 5 bambini, i profughi ospitati sul territorio piacentino: 73 hanno trovato alloggio al Ferrhotel, 20 all’Ostello Le Tre Corone (Calendasco), 7 nella comunità delle suore Scalabriniane di Casaliggio (Gragnano), 4 alla Locanda Maserio (Calendasco) e altrettante alla Piccola Casa della Carità (Fiorenzuola), all’istituto Buon Pastore (Piacenza) e alla Caritas (Piacenza), 2 alla Casa Madre (Piacenza).
Come uscire da questa situazione, una volta che a fine anno finirà l’emergenza e con essa le risorse? All’interrogativo ha provato a rispondere Marzocchi precisando che occorre agire in una duplice direzione: permettere ai profughi di lavorare, affinando canali di formazione professionale e quant’altro; e il rimpatrio assistito, nella consapevolezza che sarà una minima parte a ritornare sui propri passi. “Occorre attivare una serie di percorsi, tra questi quelli di inserirli nel mondo del lavoro, cosa possibile dopo il rinnovo del permesso di soggiorno che li toglie dallo status di rifugiati politici, oppure percorsi di rimpatrio assistito: cioè farli tornare nelle loro patrie una volta ottenute garanzie per un inserimento. Di fronte alle difficoltà e alle preoccupazioni dei gestori delle strutture ospitanti, che fino ad ora hanno fatto l’impossibile, è bene che tutti facciano squadra. Sono molto preoccupata – ha continuato l’assessore Marzocchi – non lo posso negare, ma è necessario che Comuni, Regione e Governo facciano la loro parte. Abbiamo chiesto che venga loro dato il permesso di soggiorno così sono liberi di muoversi sul territorio nazionale ed europeo per cercare lavoro così come hanno fatto i cittadini tunisini che hanno seguito un percorso proprio. Bisogna favorire percorsi di inclusione vero l’autonomia. Il Governo non ha più le risorse per far fronte alla situazione. E non dimentichiamoci che l’aiuto è sempre stato temporaneo così come per tutti i rifugiati, anche non in stato di emergenza”.
Parole che certo non hanno del tutto rassicurato i gestori. Come Carlo Loranzi del Ferrhotel che da 18 mesi ne ospita 73: “Per carità, non hanno procurato nessun problema dal punto di vista sociale – ha spiegato – c’è un problema di vuoto normativo. Vogliamo capire che cosa succederà a gennaio quando sarà finita l’emergenza e dallo Stato non arriveranno più fondi. Qualcuno ci deve dare risposte”.
Dalla questura, per voce del dirigente dell’Ufficio Immigrazione della questura Michele Rana, sono arrivate rassicurazioni sul fronte della possibilità di lavorare per gli stranieri: “E’ un falso mito che i profughi non possano attualmente lavorare. Dal rinnovo del permesso di soggiorno dopo i primi sei mesi da rifugiati, possono essere occupati”.




