Dal laboratorio alla pista: al Liceo Respighi prende forma STEM Rancing

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Al Liceo Respighi di Piacenza, un pomeriggio alla settimana, un’aula cambia funzione e si trasforma in laboratorio di progettazione e piccola officina. È qui che prende forma STEM Racing, la competizione internazionale, fino a poco tempo fa nota come Formula 1 in Schools, che coinvolge scuole di tutto il mondo in una sfida ispirata al motorsport e capace di intrecciare progettazione ingegneristica, gestione d’impresa e comunicazione. “È un progetto che permette agli studenti di misurarsi con un’esperienza strutturata e riconosciuta a livello internazionale”, spiega la professoressa Samantha Aimi, che segue il gruppo per gli aspetti organizzativi e istituzionali. “Non è un’attività extracurricolare improvvisata, ma più di altre richiede metodo, responsabilità e una pianificazione rigorosa”. L’obiettivo tecnico è preciso: progettare una monoposto in miniatura con i software forniti dall’organizzazione, realizzarla fisicamente e farla correre su un rettilineo di venti metri, spinta da una cartuccia di CO₂, puntando al miglior tempo possibile. La lunghezza della pista è fissata e non ammette variazioni, così come stringenti sono i vincoli su peso, materiali e componenti.

L’esperienza al Respighi ha ormai una continuità pluriennale. Tre anni fa un primo gruppo di studenti ha avviato il percorso arrivando fino alla finale mondiale. Oggi quei ragazzi, superati i limiti di età per gareggiare, sono rimasti come coach, trasmettendo competenze e creando una struttura verticale che coinvolge studenti di terza, quarta e quinta, una scelta sostenuta con convinzione dalla scuola. «La continuità è un valore», osserva Aimi, “ma ogni edizione sviluppa una propria identità, perché cambiano gli studenti e con essi il modo di lavorare: permette infatti ai più giovani di non partire da zero e di inserirsi in un sistema già strutturato, ma che viene inevitabilmente modellato sulle attitudini di ciascun membro. Ogni anno diventa così un’esperienza unica, vissuta in modo diverso da chi è presente fin dal primo anno”.

Il primo passo per partecipare è la costruzione della squadra, la cui struttura interna rispecchia la complessità del progetto. Il team si divide in due macroaree strettamente connesse: il settore engineering, che si occupa di progettazione, analisi aerodinamica, produzione e redazione del portfolio tecnico, e il settore marketing e management, che cura l’identità della squadra, l’organizzazione interna, il portfolio enterprise e la comunicazione esterna. Le decisioni tecniche influenzano l’immagine del team e viceversa, rendendo indispensabile un confronto continuo tra i due ambiti. Solo dopo questa suddivisione del lavoro si costituisce quasi naturalmente il team ‘di gara’, composto da tre a sei membri, che deve occuparsi non solo della performance in pista ma anche della presentazione dei tre portfoli (design engineering, enterprise e project management) davanti alla commissione. “È un percorso completo e a tutti gli effetti professionale”, sottolinea Aimi. “Gli studenti devono saper progettare, organizzare un lavoro complesso e raccontarlo con chiarezza”.

Sul piano tecnico, la monoposto nasce da un processo di evoluzione continua, partendo dall’analisi critica delle diverse bozze e sviluppandosi attraverso iterazioni successive: progettazione digitale, simulazioni aerodinamiche, verifica della producibilità e rispetto dei vincoli regolamentari sono tutte nelle mani degli studenti, che hanno imparato a utilizzare software dedicati forniti dagli organizzatori. In fase di qualifica alcune componenti, come gli assi in ferro, erano obbligatorie, mentre il corpo vettura è stato realizzato con stampa 3D, un passaggio che ha comportato difficoltà legate al requisito di peso di esattamente 80 grammi e alle tempistiche di consegna. “Abbiamo dovuto intervenire più volte”, spiegano dal settore engineering, “senza toccare gli assi per alleggerire la struttura senza comprometterne la resistenza”. Dopo la stampa, la vettura è stata levigata, rifinita e assemblata in due esemplari il più possibile identici, quindi testata prima dell’evento. “È stata una prova concreta del grande lavoro svolto finora”, raccontano gli studenti. “Nonostante le difficoltà riscontrate nei mesi precedenti, abbiamo soddisfatto tutti i requisiti, messo alla prova la monoposto e testato le nostre capacità su tutti i fronti; ora possiamo confrontarci con i nostri partner e applicare ciò che abbiamo imparato in laboratorio per progettare il prossimo modello”.

Infatti, la rete di collaborazioni intessuta fin dall’inizio del progetto assume un peso rilevante all’interno dell’ecosistema del gruppo, non composta solamente di sponsor in senso tradizionale, ma di partner che mettono a disposizione competenze e tempo. Tra questi c’è Dynamis del Politecnico di Milano, che affianca il gruppo con momenti di formazione e confronto tecnico senza un ritorno economico diretto. “Per noi è un’opportunità di crescita concreta”, spiegano gli studenti. “Possiamo dialogare con chi lavora davvero in ambito ingegneristico e mettere alla prova le nostre soluzioni con più sicurezza”. Questo lavoro di networking rientra principalmente nelle responsabilità del settore marketing e management, che si occupa non solo dell’organizzazione interna e del portfolio enterprise, ma anche della costruzione dell’identità del team.

La definizione di questa identità è stata una delle tappe più delicate dell’anno. Negli anni precedenti altre squadre del Respighi avevano già lasciato il segno: Aimi ricorda che “l’anno prima Hammer Team era arrivato fino ai mondiali, mentre Black Thunder aveva consolidato esperienza e reputazione nel circuito nazionale, gruppi entrambi fortemente legati al proprio nome e alla propria storia, e i nuovi membri hanno sentito l’esigenza di creare un segno distintivo capace di rappresentarli”. Per questo è stato avviato un contest interno con proposte e votazioni, che per settimane non ha prodotto un consenso chiaro. Solo dopo un confronto serrato è emersa una soluzione condivisa: HIVE Team, un richiamo all’alveare e al lavoro collettivo, sintetizzato nel motto ‘More than just a team’. Parallelamente, la gestione dei canali social e del sito ufficiale ha avuto un ruolo strategico: non solo per consolidare l’identità del gruppo, ma anche per diffondere il progetto a nuove scuole e al territorio, un obiettivo che dallo scorso anno ha portato risultati concreti, ampliando la visibilità e l’interesse per STEM Racing ben oltre gli istituti già aderenti, raggiungendo oggi il centinaio di scuole in tutta Italia. Anche durante le qualifiche, la comunicazione si conferma elemento strategico: i canali social e il sito ufficiale non sono strumenti accessori, ma parte integrante della valutazione complessiva, e gli obiettivi dichiarati nei portfoli (innovazione, creatività, sostenibilità) devono trovare coerenza nei contenuti pubblicati e nelle relazioni costruite con il territorio.

Il percorso ha previsto finora solo le qualifiche regionali, che daranno accesso alle finali nazionali e, per i migliori, alla fase internazionale. Complessivamente, delle venti squadre partecipanti in Emilia-Romagna, solo sedici hanno superato questo primo passo; per HIVE Team, la squadra del Respighi, le qualifiche si sono svolte il 5 febbraio presso la sede di Dallara, un momento cruciale per mettere alla prova la monoposto e valorizzare il lavoro dei mesi precedenti: il team ha fatto segnare il quarto miglior tempo tra le squadre convocate, ma grazie all’eccellente punteggio ottenuto nell’area marketing ha conquistato la pole position nella classifica generale. E, superato il primo scoglio delle qualifiche regionali, l’attenzione ora si concentra sul nuovo modello, che sarà pronto per la prossima tappa fissata per il 29 e 30 aprile all’Autodromo di Imola. Qui il team affronterà per la prima volta un protocollo di gara completo, con sessioni di racing e knockout, presentazioni ai giudici e valutazione dettagliata dei tre portfoli, forte della consapevolezza maturata durante le qualifiche: il confronto esterno è parte integrante del percorso, tanto quanto le ore trascorse in laboratorio. “Sarà un passaggio fondamentale per misurare il lavoro svolto finora e applicare tutte le competenze acquisite”, osserva Aimi. Le qualifiche superate sono solo un punto di partenza: nelle prossime settimane l’attenzione di tutto il team si concentra solamente mettere a frutto l’esperienza accumulata, perfezionare la monoposto e affrontare la sfida di Imola con precisione e metodo.

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