Nascono “Casa Ida” e “Il Mandorlo” in aiuto alle mamme fragili

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L’emergenza casa e il crescente bisogno di soluzioni abitative temporanee per persone in fragilità economica e sociale hanno portato alla nascita di due nuovi progetti di accoglienza: “Casa Ida” e “Il Mandorlo”. L’iniziativa si inserisce nel solco delle opere socio-pastorali promosse dalla Diocesi di Piacenza-Bobbio, “per rispondere concretamente alle necessità delle fasce deboli della popolazione, che hanno bisogno di spazi dignitosi di accoglienza e di percorsi di accompagnamento verso il raggiungimento di una progressiva autonomia”. I progetti – realizzati in sinergia con la Caritas Diocesana e con il contributo di Fondazione Azimut e dalla generosità dell’indimenticata Ida Filippi – consistono in 9 mini alloggi per mamme e bambini in situazione di precarietà: “Abbiamo scelto di dare un segnale di forte attenzione alle necessità delle donne e dei loro bambini, con l’obiettivo – spiega il vescovo di Piacenza, Mons.Adriano Cevolotto – di agire non solo nell’ambito dell’assistenzialismo ma di avviare un percorso di accompagnamento strutturato e personalizzato che favorisca l’indipendenza abitativa, economica e relazionale, valorizzando le risorse personali di ciascuno e promuovendo relazioni significative”. Entrambi i progetti sono accompagnati nella loro realizzazione e gestione dalla Caritas diocesana di Piacenza-Bobbio: “Con “Casa Zia Ida” e “Il Mandorlo”, offriamo nuove importanti risposte all’emergenza abitativa e al lavoro precario, afferma il direttore della Caritas Diocesana, Mario Idda. “Attraverso la formula del co-housing (convivenza in spazi comuni), – aggiunge – disponiamo di 5 mini appartamenti presso “Casa Zia Ida” (in via Taverna) e di quattro nuovi alloggi all’interno della nuova struttura “Il Mandorlo”, realizzata a Palazzo Vescovile. Gli spazi comprendono aree comuni per la vita quotidiana come una cucina condivisa, ambienti dedicati ai servizi e un ampio giardino: “Ospiteremo madri con figli minori in condizione di disagio abitativo e socio-economico per un periodo di circa 18 mesi”, aggiunge Idda. “Offriremo alle donne in difficoltà – prosegue il direttore della Caritas – stabilità abitativa per affrontare il percorso di uscita dalla crisi e imparare a ricominciare, ritrovando la strada verso l’autonomia”. Il progetto si fonda su una stretta collaborazione con i Servizi sociali del Comune di Piacenza, gli enti del Terzo settore e del volontariato locale. “Siamo felici di partecipare al progetto di Caritas e Diocesi di Piacenza e Bobbio che ci consente di esprimere sul nostro territorio gli obiettivi di Fondazione Azimut, -spiega Pietro Coppelli – intervenendo con azioni di contrasto alla povertà e agendo in particolare nel perimetro dell’emergenza abitativa e della mancanza di lavoro”.

I progetti – All’interno di Palazzo Vescovile la Diocesi ha scelto di valorizzare gli spazi della ex Casa della Carità “Madonna del Popolo” per proseguire le esperienze di accoglienza già sperimentate nel corso degli anni. La casa di accoglienza “Il Mandorlo” (via Vescovado, 9 a Piacenza), è destinata a mamme con bambini in situazione di precarietà abitativa, nuclei con un massimo di tre figli minorenni e donne in gravidanza. La struttura può ospitare fino a quattro nuclei familiari, per un massimo complessivo di 16 persone. “Il cuore del progetto – evidenzia Idda – è rappresentato dall’accompagnamento educativo che si sviluppa su più dimensioni: sociale, lavorativa, abitativa e formativa”. In via Taverna sorge invece “Casa Ida”,  una struttura di co-housing composta da quattro monolocali e un bilocale che porta il nome di Ida Filippi, storica volontaria della Caritas diocesana e prima donna presidente di Azione Cattolica piacentina che ha contribuito con una donazione alla realizzazione della struttura. Il progetto è rivolto in particolare a lavoratrici con occupazioni precarie, che necessitano di un periodo di stabilità abitativa per riorganizzare la propria situazione personale e lavorativa.“Siamo felici di poter ricordare con questa struttura l’impegno di nostra zia Ida nei confronti delle donne e delle persone deboli. Grazie agli amici di Caritas – spiegano le nipoti Meri e Alessandra Rapaccioli – abbiamo potuto realizzare il sogno di nostra zia Ida, attraverso un progetto che unisce ‘cielo e terra’ e che sarà di aiuto per tante donne”. Anche “Casa Ida” (situata in Via Taverna, 43) offrirà un’accoglienza temporanea, con una permanenza fino a 18 mesi, finalizzata a sostenere le famiglie in un percorso di stabilizzazione abitativa e sociale.

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