“L’attesa”, Barbera che spiazza

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Di una lettura sottolineo sempre le frasi che mi soddisfano. Per due non sono riuscito, motivi differenti. La prima è sul campanile di Rottofreno, appena sotto l’orologio: “…perdere tempo, a chi più sa, più spiace”.
Bella perché sgraziata. Per mettere i tre punti di sospensione all’inizio, han dovuto sillabare la seconda parola e andare a capo. Bella anche perché so di aver perso un sacco di tempo, senza troppo dispiacere. La seconda frase l’ho trovata su un opuscolo enologico: “Difettoso è colui che scopre difetti nel vino. Non mi pentirò mai di bere il vino.” Sull’opuscolo era comunque consigliato di abbeverarsi con moderazione. Allaccio tra loro questi non sottolineati pensieri, perché descrivono in toto la mia perizia enologica: 1-non so niente (perdo tempo senza penitenza), 2-non trovo difetti (mala conservazione a parte), solo indice di gradimento. Così corazzato ho partecipato alla mostra dedicata ai FIVI, i Vignaioli Indipendenti. Loro erano alla nona edizione, io alla prima con accredito stampa. L’ho capitalizzato. Claudio Cipressi mi ha scontato la sua Tintilia Riseva, vino molisano che prende nove in pagella. Costava trentasei, me l’ha lasciata a trentacinque. Penso non avesse moneta. Sono stato anche da ArPePe, Valtellina. Mi ha trattato coi guanti, dedicandomi serie attenzioni. La sua riserva, spaziale, costava il doppio di quella di Cipressi. Gliel’ho lasciata. Quello che volevo provare l’ho comprato, perché l’assaggio mi dice poco. Sciacqui sì il bicchiere, ma con oltre seicento espositori serve la lavanda gastrica. Il bello di queste mostre è guardarsi attorno, respirare l’ebbrezza dell’ambiente. Impadronirsi di questo nuovo approccio al vino, fatto di: “qui sento molto gli antociani” e di “guarda quanti archetti ha questo”. Tra i visitatori ho incrociato Nicola Solenghi, timoniere dell’Azienda Solenghi Gaetano. Ho conosciuto suo padre, Gaetano appunto, dieci anni fa. Avevo sentito buone cose del loro Gutturnio. Non lo trovavo, in enoteca era finito. Un amico avvisa di avere un credito con Solenghi in persona. “Cosa mi faccio dare?” Risposi senza ingordigia: una bottiglia, quella che preferisce. Il credito era sufficiente. Ne arrivarono tre: Gutturnio, Passito Malvasia, e Barbera. Il Gutturnio confermò i complimenti, il Passito si rivelò un bellissimo prodotto, la Barbera ha spiazzato.

Mai bevuto un vino piacentino così. A distanza di qualche mese passai in cantina, volevo dirgli che era un lavorare come si deve. Superai l’esame di ammissione. Gaetano mi guidò nel suo habitat. L’impatto fu di entrare nel caos ordinato. Non è disposofobia quella dell’artigiano, è proprio la necessità di trovarsi assediato dai propri strumenti. Spazi di camminamento ridotti, ovunque botti, bottiglie, riempitrici, torchi. Tutto a portata di mano. Arrivati alla zona di maturazione e conservazione, disse: “Non ho una storia di viticoltura. Ho ereditato i vigneti, ho provato a seguirli per produrre il mio vino. Ancora lo considero il mio vino, fatico a staccarmene”. Da quel giorno ne sono passati diversi. Sono diventato cliente. Ho partecipato a serate con “verticali”, assaggiato vini mai entrati in produzione, bevuto con i padroni di casa. Ho ricevuto nozioni, verificato la condotta, razziato l’orto alla sezione “gorgnalini”. E ho visto il passaggio di testimone da padre a figlio. Adesso è Nicola a portare avanti tutto. Il cambiamento non ha niente di radicale, piuttosto è una sfumatura. Come ne “L’attesa”, che è sempre la stessa, che è sempre diversa. Ogni annata mostra il carattere delle stagioni. Non nasconde niente, nemmeno il poco residuo di fondo. In cantina non interessano prodotti tecnici perfetti. Applicano le loro cognizioni, vogliono ottenere vini riconoscibili, i loro.

SCHEDA TECNICA


Nome: Barbera Val Tidone L’Attesa. Deriva dai tre anni che devono passare prima di poterla imbottigliare, più altri tre di affinamento per poterla bere.
Uva utilizzata: Barbera in purezza.
Luogo di coltivazione: Località Battibò di Corano, comune di Borgonovo. Si coltiva, si pigia e si imbottiglia tutto in loco.
Produttore: Azienda Agricola Gaetano Solenghi.
Produzione certificata: da 1500 a 2500 bottiglie. Non tutti i raccolti sono uguali.
Colore: rosso indubbio.
Gradi: potente, picchia 14,5°.
Profumo: quello dei vini importanti.
Gusto: unico.
Abbinamento: con la coda in umido è stata un successo.
Longevità: In luogo adatto si evolve per anni. Da me dura poco.

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