LARGO AI GIOVANI – La politica è solo un mondo per “grandi”?

0

Dialogo con Costanza De Poli consigliera comunale a soli 18 anni…

In un panorama spesso descritto come statico e disinteressato al punto di vista dei giovani, emerge la voce di Costanza De Poli, consigliera comunale, capace di coniugare impegni istituzionali, lavoro e vita universitaria e che ha scelto di essere parte attiva del cambiamento, raccontando il suo percorso, le sfide affrontate e le prospettive future.   Dall’impegno nei movimenti studenteschi fino all’ingresso in Consiglio comunale, Costanza offre uno spaccato di come le nuove generazioni possano partecipare al dibattito pubblico, affrontando temi attuali come la partecipazione giovanile, le difficoltà di rappresentanza e le speranze per il futuro della sua città, e rivela il valore del dialogo e della costruzione collettiva come motore di crescita personale e sociale. 

Naturalmente segui ancora le vicende che riguardano i giovani di Piacenza. Hai qualche pensiero che vuoi condividere?

“Negli anni in cui sono stata rappresentante della Consulta ho cercato, a volte riuscendoci, di porre dei temi, di portare la gente a seguirmi anche ad alcune discese in piazza; e quindi, quando dopo un po’ di tempo, vedo studenti che ripropongono questo modello con i loro schemi, e provano a dire cose ad alta voce, prendendosi quegli  spazi che non gli vengono dati, mi fanno felice e li sostengo da lontano. E penso, a differenza di quanto si è detto riguardo la loro assenza nella questione di piazza Cittadella, questione molto indicativa circa i rapporti all’interno della città e dei suoi diversi punti di vista, che i giovani hanno partecipato fino al punto di svolta in cui la manifestazione del dissenso è diventata semplicemente un pretesto per opporsi al progetto. I giovani sono mancati dal momento in cui si è manifestato questo cambiamento avvertito da tutti, quando si è inasprito il confronto in modo non esattamente rispettoso. A quel un punto si è persa la voglia, purtroppo, di intavolare un dialogo con i manifestanti e i diversi movimenti intorno all’argomento.

La tragedia che ha colpito Aurora non penso indichi che ci sia un’emergenza giovani, quanto invece sia un fenomeno che fa parte, purtroppo, della nostra società.  La nostra generazione, anche a livello psicologico, è  scossa da eventi che altre generazioni non hanno affrontato o vissuto in modo diverso: per esempio la pandemia, seguita da guerre anche alle porte dell’Europa, e certi sovranismi che stanno prendono piede in tutto il mondo. In questo quadro, non possiamo parlare di emergenze ma problemi continuativi e reali. Si tratta di un tema che deve essere affrontato nel modo corretto con mezzi adeguati. I nuovi provvedimenti, cosiddetti di maggior sicurezza, contro chi protesta non aiutano i giovani a esprimere il loro malcontento rispetto a diverse situazioni, ed emerge quindi un problema di libertà di protesta e di espressione in generale”.

Torniamo indietro nel tempo: per entrare in Consulta, durante le superiori, c’è stato qualcuno che ti ha spinto verso questa scelta oppure è stata solo curiosità?

“È successo totalmente a caso: mio fratello ed io volevamo provare l’esperienza di essere entrambi rappresentanti di istituto ed abbiamo quindi presentato una nostra lista con esito positivo. L’ingresso in Consulta si è poi rivelato più in linea con i miei impegni dell’epoca facendo già parte di Amnesty International. Quindi, da una esperienza nata totalmente a caso è cresciuta una passione che mi ha accompagnato fino alla fine delle superiori. All’interno della Consulta ho trovato un ambiente fondamentale per la mia formazione: oltre alle mie professoresse del tempo che attraverso conversazioni nate un po’ per caso, mi hanno fatto capire come avrei potuto esprimere la mia voglia di impegnarmi. Mentre all’impegno politico in senso stretto ci sono arrivata grazie alle conversazioni con l’insegnate di religione. Conversazioni occasionali che hanno favorito la percezione di una gran voglia di essere utile. Credo che non mi sarei candidata alle elezioni comunali se prima non avessi intrapreso questa strada: non perché mi ha portato a essere parte di un partito o altro, ma perché è stata un’esperienza che mi ha messo in contatto con le istituzioni, e mi ha fatto capire che ci si può candidare e riuscire farsi eleggere ed impegnarti per cambiare in meglio tanti aspetti della vita dei cittadini.

Per certi versi, vedo una continuità dall’esperienza in Consulta a quello che sto facendo adesso: progetti che magari hanno avuto vita partendo proprio dalle idee di allora, sono stati ripresi in Consiglio comunale, anche se proprio non in modo strettamente correlato. La passione per il mondo dell’associazionismo si manifestava nell’idea tradurla a beneficio del mondo studentesco: progettare qualcosa che tenesse assieme associazioni e studenti facendo crescere in loro la capacità di interpretare i cambiamenti.

Ora la mia attenzione è rivolta alla carenza di spazi che condiziona pesantemente l’attività delle associazioni”.

Hai qualche progetto in proposito?

Dico solo che ce n’è effettivamente uno in cantiere, il primo che riesco a seguire da vicino, in prima persona, di cui non dirò molto perché rischierei di rovinarne il percorso: riguarda  un gruppo di associazioni, un circolo che stiamo provando a tutelare a livello istituzionale nella sua crescita. Visto che a Piacenza abbiamo un numero altissimo di realtà associative è importante tutelarle e provare a dare un aiuto per accompagnarle sulla loro strada.

Parliamo un po’ dei colleghi consiglieri comunali. Ci sono state difficoltà entrare in questa realtà “da grandi” in quanto più piccola, più inesperta per la tua giovane età?

Avere diciott’anni due anni fa e sedersi in una sala in cui il l’età media è sui 50 anni non è stato facile anche se, per il mio percorso, ero abituata a dialogare con persone più grandi di me. Ci ho messo un po’ di mesi prima di aprire il microfono, parlare, l’emozione era tanta: da essere la studentessa che andava bussare alla porta della sindaca Patrizia Barbieri per proporre un’iniziativa, sono arrivata al suo pari perché ora ex-sindaca. È un’esperienza bellissima che consiglio vivamente a chi vuole provare a impegnarsi attivamente e concretamente per la società. Essere giovane all’interno di un organismo di rappresentanza vuol dire essere accompagnati da persone più grandi, e non di pochi anni, nel proprio percorso: vuol dire dover studiare all’inizio del proprio mandato, provare a capire cosa dicessero le pratiche e i documenti, a volte senza neanche riuscirci da sola. Da soli non si va da nessuna parte, e l’ho capito proprio perché, contemporaneamente a questo incarico, sono studentessa e ho un altro lavoro, e per avere il tempo di leggere e comprendere cento pagine di una pratica devo affidarmi a delle persone che ne sappiano e riescano a darmi qualche consiglio. Ovviamente non vuol dire farsi preparare i discorsi da leggere in Consiglio comunale, ma vuol dire avere persone con cui dialogare, confrontarsi e sapere che non sono sola se dovessi avere bisogno di aiuto.

Dietro al tuo incarico si trova una studentessa che vive una vita normale. È difficile bilanciare queste due realtà?

Studiando a Bologna, una scelta che rivendico con fierezza, perché penso che cambiare aria porti anche a vedere tutto anche da un altro punto di vista. Essere una fuorisede mi permette di vivere la mia settimana lavorativa come una  “vacanza” personale, perché là sono solo un puntino in mezzo a una marea di studenti e studentesse, posso rilassare in un certo senso la mente. Nonostante questo, spesso è una sfida bilanciare il lavoro e la scuola. E, anche se potrebbe sembrare strano, non ho una strategia precisa per organizzare la mia vita!

Il fine settimana torno a Piacenza, oltre che per gli impegni amministrativi,  anche per lavorare: cosa che faccio volentieri per ottenere una certa indipendenza economica che già da piccola desideravo e ora posso raggiungerla più concretamente. Proprio come tanti altri giovani, smentendo quanto leggo su alcuni articoli riguardo le nuove generazioni e la loro “pigrizia” ad entrare nel mondo del lavoro. Sicuramente una routine ferrea  che  cerco di mantenere in  equilibrio gestendomi una settimana per volta.

Credi che questo tuo incarico di consigliere comunale sia l’inizio di una carriera politica o la ritieni semplice esperienza a sé?

Sto cercando di capire proprio questa cosa: è ovvio che il mondo della politica mi sta a cuore, e conoscerla così da vicino mi fa capire che è un ambiente favorevole a chi ha tanta voglia di mettere le mani in pasta. Sicuramente questo incarico lo ricoprirei volentieri di nuovo, ma occupa tanto tempo sacrificando la mia vita privata. Per ora so che il mondo della cooperazione mi interessa molto ed è al centro dei miei studi: richiede un forte impegno a livello mentale ed a livello lavorativo a lungo termine non so ancora se lo troverei appagante. Questi sono fattori che io, come penso la mia generazione, tiene bene a mente prima di firmare un contratto.

Vivendo questo periodo di scelta provi ansia pensando al domani?

“Non so se qualcuno della mia età possa dirsi sereno nei confronti del futuro, essendo cambiate in questo periodo molte cose anche a livello economico. Chi lo sa, quando sarò a ridosso della laurea, come tutto quanto si evolverà?”

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.