
È dal 1978 che la pasticceria Crazy, di via Appiani, prosegue la sua vita di locale da colazioni sotto l’egida di Silvana Marazzi, attuale proprietaria insieme a Silvia Comella; entro la fine di quest’anno chiuderà i battenti e nonostante i vari tentativi di cessione dell’attività ogni speranza sembra perduta. E il dispiacere è certamente grande, non soltanto perché un locale di 46 anni che chiude è un piccolo pezzo di città che ci abbandona, ma anche per l’estrema qualità della produzione. La sfoglia, innanzitutto, che è tra le migliori della città e ogni mattina risveglia dolcemente i numerosi avventori, tra brioches, trecce e girelle, ricchissime di burro e farcite al momento con le creme e le marmellate di produzione propria. La pasta frolla, utilizzata per crostate e ricette antiche, come le tortine di riso e latte, poi certo i bignè, i baci di dama, le torte, sempre seguendo ricette di una volta, a mano a mano modificate e affinate nel tempo. Del resto, il 1978 è solamente l’anno in cui la signora Marazzi ha rilevato il locale, ma era entrata ben prima, come apprendista: gli anni di gavetta sono serviti per apprendere le basi e al momento del passaggio di consegna anche le ricette non sono cambiate più di tanto, la base di partenza è ancora la stessa.
Il pubblico certamente apprezza, come si può notare dalla calca di persone presenti ogni mattina, oltre che dalle numerose richieste di cabaret che arrivano dai vicini uffici e dall’ospedale poco distante. Ma la durezza del lavoro, che inizia ogni mattina alle 5 e 30, oltre che la raggiunta pensione, hanno convinto le due socie che era arrivato tempo anche per loro di passare la mano: sono dunque 3 anni che tentano di trovare qualcuno che possa portare avanti questo locale ormai storico. Qualcuno si era anche fatto avanti, ma le problematiche sono purtroppo molteplici e indipendenti dalla gestione attuale, che è d’accordo sul considerare poco gestibile il mantenere l’attività nell’attuale locazione: il prezzo dell’affitto è troppo elevato per i locali a disposizione, e l’aumento del prezzo della luce non è di certo un fattore di poca rilevanza. L’unica possibilità, a loro parere, è che qualche giovane pasticcere compri l’attrezzatura in blocco, per poi trasferirla in una nuova sede: la clientela come detto non manca e con degli ampliamenti si potrebbe anche pensare di trasformare il locale. Da caffetteria potrebbe evolvere in locale anche adatto agli aperitivi e in passato era già stata ottenuta la licenza per distribuire i propri prodotti anche ad altri bar: Silvana, Silvia e il loro dipendente Fiorenzo sarebbero ben felici di trasmettere il loro know-how, aiutando quindi il passaggio di consegne.
Le speranze comunque, dai loro discorsi, si capisce che rimangono esigue, così come il tempo, Ottobre purtroppo è vicino, e un piccolo pezzo di storia delle colazioni piacentine rischia purtroppo di finire per sempre, dopo più di 50 anni. Se siete pasticceri fateci un pensiero, se siete amanti della buona cucina cogliete l’occasione, finché è possibile…




