Sanremo: è finito. Con questo abbiamo detto tutto quel che c’è da dire sulla settantesima edizione. Ravenna: sabato sera un quindicenne ha chiuso la madre in bagno e ha organizzato una festa domestica. Papà era fuori a vedere la Juve in TV. L’adolescente ha pensato: vincono, bevono, sicuro torna tardi. Ha imparato che il calcio non è una scienza esatta. Papà ieri non è venuto allo stadio Benelli, preferendo rimanere in famiglia. Lo stadio Benelli non è intitolato a quello delle moto.

E il Pala De Andrè non è dedicato al cantautore. Del resto se cammini lungo il molo di Ravenna, intenzionato ad arrivare al mare aperto, trovi che la banchina finisce. Ricomincia tre metri dopo, senza un ponte. Sono stranezze di derivazione ostrogota. Solo così riesco a spiegarmi il murales in pieno centro: “Meglio un ferro in bocca”. Nella prima periferia di Ravenna abbiamo trovato il bus biancorosso, parcheggiato davanti a un hotel con ristorante. Avevamo altra destinazione, non ci siamo fermati. Non posso quindi dirvi cos’hanno mangiato i ragazzi. Per noi: antipasti fantasia e fritto misto. Vino: un metodo classico da Sangiovese (mah) e un’Albana (che era meglio). A Ravenna il Piacenza è tornato a vincere, a giocare per vincere. Le scelte di Franzini hanno considerato i doppi allenamenti sostenuti in settimana. Dentro c’era chi ha risposto meglio alle sollecitazioni intense. Il risultato è arrivato. Qualche tribolazione evitabile, però di fondo li abbiamo demoliti. I biancorossi hanno espresso maggior proprietà di palleggio e più tonicità fisica. I maligni sostenevano che la squadra romagnola era pezzi per aver trascorso il sabato sera a casa di un quindicenne. Altri che avevano seguito Sanremo fino alla proclamazione del vincitore. A me è sembrata una bella partita. Gli avversari hanno dato tutto, il Piacenza ha letto meglio le situazioni in campo. Ci sono stati errori in prossimità della porta ravennate, di quelli che agitano lo spettatore. Ma abbiamo visto la squadra sottoporta, non va dimenticato.

Protagonisti
Franzini: il Mister ha ritrovato la sua squadra. Se la trova lui, la troviamo anche noi.
Mazzini: c’ha piantato due parate capolavoro. Con una ha salvato il risultato, mancava poco.
Zappella: la tecnica c’è, la personalità cresce, la precisione migliorerà.
Milesi: aveva in consegna l’attaccante muscolare, è andato bene.
Pergreffi: ha chiuso in un cassetto la sirena del mercato e ha spadroneggiato.
Borri: Terzo centrale del tre-cinque-due, il più giovane è quello che gioca più dietro. Segno di una figura che cresce.
Nannini: qualche giocata acerba, ma sta riprendendo l’incedere propositivo.
Nicco: mi aspetto molto perché mi ha abituato a molto. Non è ancora quel molto che intendo, però ha fatto due giocate da campione proprio sotto la mia postazione. Pensavo si girasse e mi schiacciasse l’occhio. Esce per Cattaneo, ho cercato di comprare la sua maglia all’asta.
Della Latta: un gol da freddo cannoniere, un paio di palloni persi in un mare di palloni recuperati.
Marotta: c’ha sparato dentro l’anima, non è una novità.
Sestu: Anche sul suo fronte niente di nuovo. Lo preferisco esterno puro, ma ha tutto per fare bene tutto. Si cambia con il cugino di Paponi sul finire di gara
Polidori: aveva linfa per un’ora, in quell’ora ha mostrato movimenti da centravanti. Si è proposto, ha svariato e creato pericoli interessanti. Il mister lo ha lasciato in campo un po’ di più perché lo meritava. Si cambia con Sylla per pochi minuti. Del resto Cauz gioca a Ravenna adesso.
Complimenti a chi ha partecipato all’asta benefica di Progetto Vita. Anche a quello che alle 19.59 e 40 secondi, si è preso la maglia di Ansaldi. Era mia.




