
Sono durati fino a tarda ora sabato notte negli uffici della Polfer di Piacenza gli interrogatori dei cinque tecnici piacentini di Rete ferroviaria italiana indagati per l’incidente del Frecciarossa in cui hanno perso la vita due macchinisti e sono rimasti feriti una ventina di passeggeri. Gli inquirenti hanno cercato di ricostruire la serie di interventi svolti sullo scambio che ha provocato il deragliamento del treno e soprattutto come sia stato possibile che il deviatoio sia rimasto aperto. “Per noi era tutto a posto” – hanno raccontato gli operai spiegando di aver svolto tutta la procedura correttamente e di aver lasciato lo scambio diritto – Non riusciamo a spiegarci cosa sia potuto succedere”. La Procura di Lodi ha aperto un fascicolo per disastro ferroviario, omicidio colposo plurimo e lesioni colpose, rivolgendo l’attenzione proprio sui cinque tecnici della rete ferroviaria – un caposquadra e quattro operai – tutti ritenuti dai legali “di grande esperienza”. Assistiti dagli avvocati Armando D’Apote e Fabio Cagnola, tutti e cinque hanno risposto alle domande del magistrato e tutti hanno ribadito di non avere responsabilità nel deragliamento e di aver svolto l’intervento secondo le regole.
La squadra ha lavorato dalla mezzanotte fino alle 4.45 di giovedì mattina. Nel programma dei lavori erano previsti interventi di manutenzione ordinaria della linea Alta velocità tra Livraga e Ospedaletto Lodigiano. Due in totale le squadre impegnate, ma solo quella dei tecnici indagati ha operato sullo scambio 05 al chilometro 166+771 della Milano-Bologna, dove secondo gli investigatori alle 5.35 s’è innescato il deragliamento. Lo scambio, secondo quanto ricostruito dagli investigatori del Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer, presentava una anomalia nel sistema elettronico di collegamento con la centrale Alta velocità di Bologna (che controlla il traffico su tutta la rete riservata ai Frecciarossa). Ora toccherà alle perizie verificare quanto successo: il procuratore di Lodi, Domenico Chiaro, sta per conferire l’incarico ai consulenti della Procura Roberto Lucani e Fabrizio D’Errico, gli stessi dell’incidente ferroviario di due anni fa a Pioltello.




