
La cucina est-europea in Viale Dante, il “Distretto slavo” della città
Sono circa 10mila i cittadini di origine balcanica residenti a Piacenza e Provincia. Costituiscono un quarto dell’intera popolazione immigrata del nostro territorio. Macedoni, Abanesi, Bosniaci e Serbi giunti a Piacenza durante gli anni ’90 a causa delle guerre civili nella ex-Jugoslavia. Ad emigrare per primi sono stati gli uomini che oggi rappresentano la principale forza-lavoro nel settore edile.
Nel tempo, grazie ai ricongiungimenti famigliari, le rispettive comunità sono cresciute e si sono organizzate in associazioni per promuovere la loro identità e il dialogo interculturale.
A Piacenza, per avvicinarsi al mondo balcanico serve poco. Basta frequentare la zona di Viale Dante, il “distretto slavo”, dove la prevalenza degli stranieri è di origine balcanica. In via Ricci Oddi, una famiglia macedone ha aperto il ristorante Stella. Si tratta dell’unico locale di cucina dell’Europa orientale di Piacenza e Provincia.
A pranzo il locale è al completo. L’atmosfera è calorosa, gli avventori parlano ad alta voce e si danno energiche pacche sulle spalle. Nonostante le temperature autunnali, in mezze maniche, mangiano salsicce con fagioli, bevono birra e fumano in massa nei dehors.
La clientela è popolare: “Il nocciolo duro è di origine slava – spiega Ilyo Nikov, proprietario del locale-. Balcanici ma anche Rumeni e Ucraini. Poi ci sono gli italiani che vengono soprattutto perché attirati dal clima informale. Per noi, mangiare e bere insieme, è un rito”.
Nikov è originario di Strumica, città d’origine della catena migratoria di buona parte dei macedoni di Piacenza.
Mangiare allo “Stella” significa immergersi nella complessità culturale dei Balcani, un’area popolata da slavi ma con storiche influenze elleniche, mitteleuropee e turche.
Qui si servono i Cevapcic, le salsicce di agnello e manzo grigliate condite con la paprika, tipiche di tutta l’area balcanica. Ma anche il gulash, lo spezzatino dell’Europa centrale. Il menù fisso a 10 Euro prevede sempre un’entrata: una “çorba”, ovvero una zuppa di legumi oppure la “sarma”, un involtino di verza farcito di carne macinata.
Per i vegetariani c’è la “Shopska”, una versione macedone dell’insalata greca con un formaggio di pecora simile alla Feta, e la “Pastrmajlija”. Quest’ultima è un “Pide”, una pizza turca condita con pomodoro e verdure.
Come liquori, la scelta è ampia. C’è la Mastika, una sambuca diffusa con denominazioni diverse nei Balcani e in Medio Oriente. E la Tikveska, una “rakia”, la grappa dell’Est che rappresenta un ottimo digestivo dopo una abbuffata di carne.
A 100 metri dallo Stella, nel cuore del “distretto slavo” della città, c’è il Royal Burger.
Nonostante il nome, è un fast-food serbo. I proprietari sono una coppia di Belgrado: Miljan e Tanja Jovanovic.
A pranzo, la paninoteca è affollata di lavoratori di tutte le origini. Alla sera invece è frequentata dal “popolo della notte”, ragazzi che fanno tappa fra un locale e l’altro.
Il panino in assoluto più richiesto è il “Royal Pljeskavica”. Si tratta di un cheese-burger alla Bismarck di dimensioni giganti con pane arabo tostato, prosciutto cotto, tripla pancetta, uova, cipolle crude, verza fresca e salsa “Hajvar”. Un condimento, quest’ultimo, molto forte a base di peperoni, melanzane e aglio.
“Più che da famiglie slave, la nostra clientela è composta da giovani di tutte le origini fra i 20 e i 30 anni: stomaci forti e affamati”, dice Miljan.
In quest’angolo di ex-Jugoslavia a Piacenza abbiamo un riflesso dello spirito balcanico: accoglienza e esuberanza restituiscono una cucina generosa e varia, decisamente extra-large in ogni sua declinazione.
Il ricordo delle guerre e delle divisioni interne è ancora vivo e in questi luoghi non si parla volentieri di politica se non per esprimere tolleranza, amicizia e un senso di gratitudine nei confronti di Piacenza e del quartiere di Viale Dante. Un’alternativa al clima colorato che si respira in Via Roma e dintorni ma con le sue particolarità slave uniche.




