Di Nicola: “Vittoria o sconfitta, il cavallo della Pireina”

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Roberto Di Nicola è stato un solo anno a Piacenza. Ma era in un Piacenza speciale, quello dello spareggio a Firenze. Attaccante tecnico e generoso. Ha messo poche reti, ha smazzato molto lavoro. Tanto mi piaceva lui, tanto non mi piacciono le ipotesi di mercato e ancor meno la pausa invernale.

Roberto dovrei scrivere qualcosa per riempire il vuoto che questa sosta impone. Sei spiazzato se ti interrogo sul Piacenza attuale?

Non del tutto, seguo sempre i risultati biancorossi. Però se serve qualcosa di approfondito, non sono il tuo uomo. So che avete una squadra interessante, capace di portare a casa punti con tutti. L’anno non si è chiuso bene, ma si resta in alto. Per me siete nel girone peggiore: molto equilibrio, molte squadre bene attrezzate. Spero ci si diverta fino alla fine.

Sei più ferrato se ti chiedo il nome di un ristorante in cui andavi quando giocavi qui?

Mangiavo spesso con Paolo Rossi (quello di Viareggio, non quello di Vicenza) e Carlo dalla Pireina. Quando perdevamo il gestore ci obbligava a mangiare il cavallo. Noi però lo prendevamo anche quando si vinceva.

Accetti se propongo uno scambio alla pari tra un buon Gutturnio e un buon Montepulciano?

Ci sto e ti faccio bere bene.

Prima di Piacenza eri a Treviso, ma di proprietà Como, dove hai iniziato la carriera. Dall’Abruzzo al Lario come ci si arriva?

Ho esordito a 17 anni in D ad Avezzano, dove abito. Il Como propose un provino. Andò bene, mi trovai a giocare in serie A, con Vierchowod tra gli altri. Solo la salute ne risentì. Mi ruppi una tibia nel campionato Primavera.

Ti vogliono in Biancorosso. Firmi, e dopo un paio di mesi scopri che dovrai giocarti il posto con Crialesi, che era il classico lusso per la categoria. Ci sei rimasto male quando lo acquistarono?

Per niente. Il suo arrivo fece capire che si volevano fare le cose bene. In attacco io e Serioli eravamo un po’ giovani. Serviva l’esperienza.

Hai segnato 3 reti da noi. Le ricordo tutte. Anche tu?

I goal non si dimenticano mai: Modena, Livorno e quello importantissimo con l’Anconitana. Fruttarono 5 punti d’oro.

Ho dato un’occhiata al tuo percorso calcistico. Trovo molte squadre, ma soprattutto trovo la voglia di tornare a casa. Un ex professionista mi disse che non c’è sugo a ripresentarsi nei dilettanti. Tu la pensi diversamente vero?

Mi sono divertito fino fino a poco tempo fa negli amatori. Purtroppo, a causa di una caviglia malmessa, ho dovuto mollare la palla e inforcare la bici. Tornare alla radice era da sempre nei piani. Anni potenti quelli della carriera, ma volevo recuperare il lo status di stanziale.

Infatti quando ho chiamato la prima volta, mi hanno detto che eri al lavoro. Di cosa ti occupi?

Con mia moglie abbiamo uno studio di commercialisti in città.

Son passati più di 30 anni, sarà difficile tu senta ancora qualcuno degli ex compagni.

Si, ho perso i contatti. Ero in prestito a Piacenza, le strade si sono diramate veloci. Mi capita invece di incontrare un vostro pezzo di storia: Gigi Cagni. Sono stato a San Benedetto con lui. Alle rimpatriate non manca mai. Ecco, alla Samb ho vissuto il miglior spogliatoio che mi sia capitato. Il gruppo cambiava, lo spirito mai.

Avrei una domanda a proposito dello spogliatoio piacentino, ma è inutile. Il giudice ha già spiegato tutto da tanto tempo ormai. Grazie Roberto, se capiti in zona non dimenticare di portarmi il vino. Ci tengo agli scambi vantaggiosi.

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