
Il presidente Roberto Reggi:”A primavera via alle consultazioni con i territori per stilare il Piano triennale 2024–2026. Diatriba Verdi piacentino? Superiamola e valorizziamo i nostri
luoghi verdiani: al San Marco un museo vivo e spazi per il Conservatorio”
“Per chi svolge un ruolo di sussidiarietà, lancia progetti per
stimolare lo sviluppo e le iniziative in un territorio, la massima
ambizione, una volta contribuito a far partire le iniziative, è
diventare invisibile”. Roberto Reggi spiega così la sua visione del
ruolo della Fondazione di Piacenza e Vigevano di cui è presidente
dal maggio 2021. “Abbiamo a disposizione mezzi per poter far
scoccare la ‘scintilla’, per stimolare le vitalità presenti sui nostri
territori. Quando parlo di questo argomento porto sempre ad
esempio l’Hospice. Quando ero sindaco di Piacenza, la
Fondazione aiutò a promuoverlo e a realizzarlo. Il contributo fu
determinante per farlo partire, poi l’Hospice ha iniziato a
funzionare e ora la Fondazione è uscita di scena: l’Hospice
procede da sé. Questo è il modello che abbiamo in mente anche
nel campo della cultura, non solo del welfare”. Seguire il territorio
e i suoi problemi: sembra un po’ questa la strada intrapresa anche
per l’anno che si è appena aperto. Reggi annuncia una novità in
due settori strategici: parla di interventi relativi alla povertà
energetica e digitale, anche se restano ammantati da molta
riservatezza. “Sull’energia sta succedendo qualcosa di importante
– dice – ma non è ancora il momento per parlarne. Ci stiamo
lavorando da tempo. Si tratta di progetti in corso di definizione –
spiega – non posso dire di più”. Impermeabile a tutte le domande,
ripete: “a tempo debito, a tempo debito saranno ampiamente
illustrati”. Quanto al digitale mette in evidenza l’avvenuta e
completa digitalizzazione interna. “Non firmerò più documenti di
carta, ma per approvare una pratica basterà un clic dal telefono”.
E poi ci sono gli investimenti sul territorio (soprattutto della
montagna), tesi a superare il digital divide.
Insiste sulla mutazione che le Fondazioni di provenienza bancaria
hanno avuto con la presidenza di Francesco Profumo, in
coincidenza con lo scoccare dei 30 anni dalla loro istituzione. “Le
Fondazioni da bancomat – come sono state e ancora sono intese da
molti – sono diventate agenti di sviluppo. È quello che cerchiamo
di fare in concreto orientando le risorse verso progetti che
rimangano e che diano un contributo reale, concreto e duraturo
alla comunità”. Invisibili, ma non assenti nella comunicazione.
“Abbiamo investito molto sulla comunicazione, spiega Reggi. Per
un ente come il nostro è un dovere. Comunicare, oltre a segnalare
quello che facciamo, significa anche rendere giustizia al passato.
Quello che ha fatto la Fondazione in questi anni è formidabile,
pochissimi lo sanno ed è un dovere dichiararlo”.
Rigetta l’idea che lo si possa considerare protagonismo o
presenzialismo… eccessivo. “Se non spieghi ai cittadini quello
che stai facendo non ottemperi a un dovere prezioso. Va detto
come impieghi le risorse a disposizione e che devi investire sui
territori, per questo i cittadini devono poter verificare come hai
impiegato i fondi. Sono convinto che occorra avere il coraggio di
dire cosa si intende fare e rendicontare quello che è stato fatto,
anche segnalando gli eventuali errori commessi. Perché no.
Nessuno di noi ha di fronte una campagna elettorale, non
dobbiamo farci eleggere… nessuno di noi ha esigenza di rimanere
qui troppo a lungo. Metterci la faccia pertanto è utile”. Reggi parla
poi in termini lusinghieri dei collaboratori che formano il
consiglio di amministrazione e il consiglio generale.
“C’è un gruppo formidabile – dice – composto da gente per bene
che ha voglia di fare, che vuole dare il proprio contributo affinché
la comunità cresca. È davvero commovente. Mi trovo in un
ambiente in cui lo spirito di squadra è molto forte. Per me la
squadra è importante, ci ho sempre creduto. Sono convinto che
faccia la differenza. Anche quando ero in amministrazione, l’ho
sempre detto: erano le mie giunte a fare la differenza. Una squadra
motivata può realizzare cose meravigliose. In particolare, in un
ente come la Fondazione, con tante risorse da mettere in gioco.
Sul tavolo ci sono i progetti del prossimo triennio (inizieranno le
consultazioni a breve) e il completamento del progetto di arti
contemporanee che ruota intorno a Palazzo XNL; altri due tasselli
si aggiungeranno: la musica e un ciclo dedicato al pensiero
declinato nella contemporaneità. Una serie di incontri sulle sfide
di oggi a cominciare dalla tecnologia, capace di imprimere forte
accelerazione all’innovazione, ma che pone anche innumerevoli
interrogativi sui mutamenti che induce sul comportamento umano.
Riguardo a XNL si stupisce quando lo si sollecita sulle critiche
alla svolta impressa lo scorso anno: “Personalmente non ho sentito
alcuna critica. E mi sono sorpreso. Se caratterizzi un ambiente
così come abbiamo fatto noi, può essere che qualcuno abbia da
criticare… invece non è successo. In un anno XNL è diventato
non solo punto di riferimento locale, ma anche nazionale. Invece
delle critiche ho sentito unanime soddisfazione, sia per
l’esperienza del cinema, sia per quella del teatro e anche per l’arte
contemporanea visiva, non facile da scegliere e da capire. Prova
ne sia il successo degli incontri che si svolgono a latere delle
esposizioni. Una presenza di pubblico che non mi aspettavo”. Da
ricordare a questo proposito che sul finire del 2022 Artribune, la
prestigiosa rivista di arte contemporanea, ha definito Piacenza
“Città italiana dell’anno” per le iniziative d’avanguardia come
“XNL Aperto” che si ripeterà anche nel 2023. In fatto di arte,
musica e Conservatorio diventa attuale il dibattito intorno a Villa
Verdi con le iniziative organizzate dal maestro Muti perché resti
un bene pubblico. Intorno a Verdi c’è anche l’antica diatriba sulla
piacentinità del Maestro, interrogativo che ciclicamente ritorna…
Cosa ne pensa il presidente della Fondazione? “La diatriba su
Verdi? Penso che si potrebbe risolvere investendo davvero sui
luoghi verdiani che abbiamo. Quali? L’albergo San Marco, per
esempio. Noi, come Fondazione, con il Comune e la Banca di
Piacenza – da sempre sensibile al tema – potremmo fare qualcosa
di concreto su questo progetto. Parto da una considerazione molto
semplice: tutte le città europee hanno avuto dei ritorni straordinari,
investendo sui loro personaggi più prestigiosi. Perché noi non
dovremmo farlo? Che importa se Parma lo rivendica come ‘suo’,
investiamo sui luoghi che lo hanno visto presente a Piacenza, è un
fatto che Verdi facesse parte nel nostro consiglio provinciale, che
alloggiasse all’albergo San Marco… Questa è la realtà. Quindi
investendo su questi luoghi saremmo certi di avere un ritorno.
Certi, assolutamente certi. Sarebbero soldi spesi benissimo. Tra
l’altro l’idea di fare dell’hotel San Marco un museo vivo – sarebbe
legato all’attività ordinaria del Conservatorio – è eccellente. Non
sarebbe un museo morto, sarebbe vissuto dagli studenti e da chi
Verdi lo sa e lo può interpretare. Credo potrebbe rappresentare
anche un momento di attrazione per la città. Ripeto, ci sono fatti
oggettivi che nessuno può mettere in discussione: Verdi
consigliere provinciale a Piacenza e Verdi ospite del San Marco,
nessuno può dire che non è vero”. Una parola anche su un tema
scottante, l’autonomia differenziata su cui espone un pensiero
critico “Può essere utile, su alcuni temi, se non è strumento di
divisione – dice Reggi – naturalmente non è utile per la
formazione e per la scuola: ci sono elementi strategici che uno
stato deve affrontare come Paese. Prendiamo il tema energetico,
per esempio… La sanità? In questo campo la competizione può
aiutare, ma occorre un quadro unico di riferimento… Quello
dell’autonomia differenziata è un tema che, come sempre, a
determinarlo, in un senso o in un altro, sono i particolari delle
norme. È nei particolari che si annidano le fregature”.
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Puntare sui “progetti di sistema” e nuove partnership
“Le risorse disponibili non le abbiamo solo messe sui progetti chevengono proposti in modo spontaneo, le abbiamo indirizzate”. Reggi a questo proposito cita il bando triennale delle biblioteche digitali “Biblò”. “Possiamo diventare alla fine del triennio la provincia con il maggior numero di biblioteche digitali in Italia, se rapportate agli abitanti. Un traguardo significativo.
La stessa cosa – dice – l’abbiamo fatta sulla musica, anche questo un bando
triennale. L’aiuto ai piccoli Comuni è un altro intervento
rilevante. Dalla consultazione con gli amministratori locali
abbiamo appreso che avrebbero perduto fondi preziosi di
finanziamento per le difficoltà di progettazione delle opere da loro
programmate. Da qui un grande investimento sulle infrastrutture e
anche sul modo di progettare come richiesto per i fondi europei.
Con questo intervento – realizzato in collaborazione con Crédit
Agricole – per ogni euro finanziato si è avuta una ricaduta di
almeno 50 volte in termini di finanziamenti erogati sui territori.
Infatti ha rappresentato una leva che, con 600mila euro, ha
permesso di portare 32 milioni di euro finanziati con il Pnrr per la
costruzione delle strutture per anziani e fragili: saranno inaugurate
tra il 2024 e il 2026. Senza quella ‘scintilla’ non sarebbero arrivati
i soldi alla nostra comunità. Ecco perché l’obiettivo è incontrare
sempre più nuovi partner per dare il via a progetti che abbiano una
prospettiva di lungo respiro e che abbiano sempre più solidità e
durata”.
Sempre su questo terreno, un altro passo per completare quel
progetto sono i 500mila euro per la gestione delle stesse strutture.
“Non so se 500 milia siano pochi o siano troppi (temo siano pochi
perché il bisogno sta salendo), vedremo. Quando abbiamo
stanziato i primi 600 mila euro avremmo potuto scoprire che erano
troppo pochi, (la stima della cifra è avvenuta sulla base
dell’esperienza), potevano essere necessari molti più fondi, oppure
avrebbe potuto verificarsi un’assenza d’interesse da parte dei
Comuni, alla prova dei fatti sono stati sufficienti per tutti gli enti
che hanno concorso.
Il bilancio 2022 ha tirato le somme su una cifra ragguardevole:
circa 7 milioni e mezzo di euro. 6 milioni le risorse proprie della
Fondazione e i restanti messi a disposizione su alcuni progetti da
istituti di credito: Banca di Piacenza e Crédit Agricole.
“La collaborazione con gli istituti di credito non è più un fatto
occasionale come succedeva prima. Oggi quasi ogni iniziativa che
promuoviamo ha accanto un partner: siamo sempre almeno in due
e questo, è evidente, raddoppia le risorse disponibili. Il nostro
obiettivo è far crescere ancora di più questa partnership con altri,
nuovi soggetti. I fondi messi a disposizione – dice Reggi – hanno
una funzione virtuosa se generano altri investimenti e, perché si
possa lasciare un segno tangibile, sono necessari progetti di
sistema”. Che cosa s’intende per progetti di sistema? “È giusto
dare linfa ai progetti che arrivano dalla comunità – ciascuno ha le
proprie iniziative, la propria creatività che è giusto sostenere – ma
se i progetti, per proseguire nel tempo, si affidano unicamente alle
risorse della Fondazione, il rischio mortalità dell’iniziativa stessa è
molto alta. Per evitare tale rischio occorrono progetti di sistema
che possano determinare una leva per attrarre nuovi finanziamenti,
è questa la strada. La scelta compiuta con il finanziamento ai
piccoli Comuni per la progettazione di cui parlavo lo dimostra”.
Piano triennale 2024–2026, primo impegno
Quello che si è aperto è anno impegnativo in cui la Fondazione
avvierà le audizioni con tutti i soggetti di cui è espressione sia nel
Piacentino, sia nel Vigevanese. Obiettivo conoscere le richieste, le
emergenze e avere indicazioni per stilare il nuovo Documento
pluriennale di attuazione 2024 –2026. “Sarà il primo piano redatto
interamente dal nuovo consiglio guidato da Reggi. “Il precedente
piano lo abbiamo completamente rivisto – segnala il presidente –
non abbiamo fatto solo manutenzione”. Le audizioni inizieranno a
primavera: si partirà dai 13 soggetti che rappresentano la “base
sociale” della Fondazione stessa: tutti gli enti e le associazioni che
concorrono alla nomina dei rappresentanti nel consiglio generale
dell’ente tra Piacenza e Vigevano. Sarà un percorso per “tastare il
polso” dei due territori sulle nuove emergenze con cui si stanno
misurano le comunità. Tra le linee di indirizzo naturalmente ci
saranno i temi consolidati, tra questi la sanità. “Dall’Ausl – dice
Reggi – arriva una richiesta specifica di sostenere lo sviluppo
della Facoltà di medicina in inglese, ma non mancano le borse di
studio, assegnate annualmente e ancora il sostegno al Politecnico
per l’avvio di nuove facoltà. In campo sanitario, poi, va
sottolineato l’impegno sulla ricerca concentrata soprattutto sulle
eccellenze del territorio, come il dipartimento di ematologia
guidato da Daniele Vallisa.
La formazione è la linea guida per tutti gli interventi
Per la Fondazione – rimarca più volte Reggi – è centrale sempre il
tema della formazione che attraversa ogni settore di intervento.
Tutte le iniziative che sono state messe in campo, anche nel
settore della cultura, hanno sempre alla base il tema della
formazione. “La formazione per noi è centrale e intercetta ogni
iniziativa”. Puntualizza, ricordando l’impegno che ha visto la
Fondazione in campo anche con la partecipazione ai corsi del
metodo Rondine per la composizione dei conflitti. Si tiene ad
Arezzo e, già lo scorso anno, ha visto la partecipazione di studenti
piacentini. “Un tema di grandissima attualità oggi”, mette in
evidenza Reggi. Quest’anno, oltre agli studenti, coinvolge anche
gruppi di insegnanti. Il metodo Rondine è consolidato al punto che
l’ONU lo ha riconosciuto come percorso per prevenire i conflitti.
È un progetto di formazione e di educazione teso ad affrontare e
risolvere il conflitto senza il ricorso alla violenza. Investire su
questo rappresenta una scelta di formazione e anche culturale.
Il recupero di Santa Chiara
L’ex convento Santa Chiara sullo Stradone Farnese sarà
protagonista, ancora per un anno, di un ciclo di manifestazioni
estive in attesa di avviarne il recupero. In ritardo i lavori? “La
Cassa depositi e prestiti (che finanzierà il recupero) – spiega
Reggi – sta rimodulando il fondo con cui verrà finanziato il
restauro. Infatti i costi hanno registrato un aumento mediamente
del 30% e quindi è necessario rivedere i costi. Al contempo,
insieme alla Soprintendenza, stiamo mettendo mano alla revisione
del progetto. Il punto è conciliare l’aumento dei costi con la
fattibilità economica dell’intervento ricavando più volumi.
L’ambizione è sempre tenere insieme studentato e soggetti fragili.
Stiamo elaborando per questo una progettazione di altissima
qualità che richiede qualche tempo in più. Il risultato che non farà
altro che consolidare l’idea che lì succederà qualcosa di grandioso.
Detto tutto questo dunque, ancora per quest’anno, l’ex convento
Santa Chiara potrà essere utilizzato per gli eventi estivi. Del resto,
dopo l’esperienza–sorpresa dello scorso anno, in tanti hanno
manifestato il loro entusiasmo, addirittura chiedendoci di
conservare il convento così com’è e destinarlo ad area per eventi”.
Il progetto del recupero di Santa Chiara ha avuto anche un’eco
nazionale. Infatti il presidente della Fondazione di Piacenza e
Vigevano è stato ospite di un trasmissione radiofonica su Rai
Radio Uno (Che giorno è ) in cui ha illustrato il progetto del
recupero dell’ex convento Santa Chiara. Tra le cento città
partecipanti alla Giornata europea delle Fondazioni, l’unico
progetto scelto come emblematico è stato proprio quello
piacentino. “Ci hanno scelto come il progetto dei 30 anni delle
Fondazioni perché era il più bello. Abbiamo un luogo che ha
grandi potenzialità – spiega Reggi – e abbiamo deciso di
recuperarlo con una grande idea che ha due caratteristiche:
un’altissima qualità sociale e una altrettanto altissima qualità
architettonica. Sta qui la novità che è stata apprezzata”.
Arti contemporanee: a XNL anche la musica
Il 2023 vede l’apertura di nuove frontiere anche per XNL che si
arricchirà del progetto musicale: in primo piano avrà l’attività del
Conservatorio. Il progetto di polo culturale contemporaneo, che
ruota attorno a XNL, si completerà poi con un’iniziativa che
scandaglierà riflessione e pensiero mettendo al centro grandi temi
e questioni che interrogano la società contemporanea. “Dalla
difesa della democrazia, al senso della nostra repubblica, ma
anche l’intelligenza artificiale e ancora l’uso attuale dell’acqua
piuttosto che gli effetti che ha l’occupazione dello spazio da parte
dei privati. Temi che non sembrano impattare direttamente la
nostra vita ma che, senza che ce ne accorgiamo, hanno già
un’influenza sui nostri comportamenti. Ci interrogheremo dunque
si questi temi sarà un momento per fermarsi a riflettere.
Argomenti complicati che saranno diffusi in maniera semplice.
Infatti le iniziative saranno aperte a tutti: dagli studenti delle
scuole piacentine a tutti i cittadini. Il pensiero, la riflessione
coinvolge tutti, indistintamente”. Sono queste alcune delle novità
che promuoverà la Fondazione di Piacenza e Vigevano per il 2023.
“Alla fine – sottolinea ancora Reggi – si completerà un
progetto che avevamo in mente fin dall’inizio e che, tassello dopo
tassello, si sta allargando. A fine 2023 sarà completo”.
Povertà energetica e digitale, lavori in corso
In questo ambito si stanno preparando novità importanti anche se
il presidente non si sofferma sui particolari dei progetti. Si limita a
fare alcuni accenni dei campi d’interesse. L’obiettivo è il contrasto
alla povertà energetica. “In questo settore – promette
–interverremo in modo significativo. È da qualche mese che ci
stiamo lavorando e troveremo un modo per aiutare le nostre
comunità. Ripeto, al momento non posso ancora dire nulla di
preciso”. Il campo d’azione su questo settore investirebbe anche il
settore della ricerca al servizio delle nuove tecnologie, sia per
l’autonomia energetica.
Altro argomento sensibile riguarda la povertà digitale. Anche su
questo settore l’attenzione è alta, spiega Reggi. “L’iniziativa è
legata a un fondo nazionale a cui anche noi contribuiamo e che è
destinato prevalentemente al Sud, ma che utilizzeremo anche per
il nostro territorio”. Infatti aiutare i territori di montagna a rischio
spopolamento sarà un altro filone d’intervento. “Lo faremo con
iniziative di supporto, come è il sostegno all’asilo di Ferriere,
oppure a quello che stiamo facendo per le zone di montagna dal
punto di vista culturale. Ecco nei prossimi anni lavoreremo in
queste direzioni. Il nostro impegno vuole essere rivolto a
realizzare tutto quello che è necessario per mettere in condizioni i
territori svantaggiati di poter avere opportunità. Quindi ci
interessano le infrastrutture e i servizi: dalla fibra, ai trasporti fino
alle ambulanze. Investiremo infatti sulle pubbliche assistenze più
dinamiche. È questo il disegno che abbiamo in mente e che
cercheremo di sviluppare”.
Antonella Lenti




