Rolleri:”Continua la crescita dell’industria. Basta lamentele: diamoci da fare per renderci più attrattivi”

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NELL’IMMAGINE UN MOMENTO DELLA CONFERENZA STAMPA: CON IL PRESIDENTE DI CONFINDUSRIA FRANCESCO ROLLERI, IL DIRETTORE LUCA GROPPI E GIULIA SILVA DELL’UFFICIO STUDI

Nel secondo semestra 2022 la crescita dell’industria manifatturiera è stata del 12,9%. Bene anche meccanica e alimentare. Cresce l’occupazione. Segno positivo anche per gli investimenti. Un invito: “Smettiamo di piangerci addosso e diamoci da fare” 

Nell’estate 2022 l’emergenza sanitaria era al tramonto, ma altre crisi si
preannunciavano all’orizzonte: quella energetica, poi la guerra: l’inflazione
galoppava e iniziavano a mancare delle materie prime. Il secondo semestre
dell’anno però ha riservato, sorprendentemente, una forte crescita nel settore
manifatturiero del 12,8%.
Il presidente di Confindustria Piacenza, Francesco Rolleri, ha presentato la
tradizionale indagine congiunturale di inizio anno parlandone con viva
soddisfazione: “Gli anticorpi hanno funzionato. Questa crescita è quasi un
miracolo”, e la parola crisi viene ufficialmente vietata: “Basta parlare di recessione.”
È d’accordo anche Luca Groppi, direttore di Confindustria che affianca Rolleri e
Giulia Silva dell’Ufficio studi, al quale è stato affidato il compito di illustrare il bilancio
del semestre. Il quadro che ne esce mostra i settori alimentare (+2,9%) e
meccanico (+2,5%) che tengono molto bene, insieme ai materiali edili trainati dal
Superbonus del governo con +29,9% al lordo dell’inflazione.
Valori positivi anche per il fatturato estero che supera quello interno: il settore che si
evidenzia maggiormente è quello alimentare che fa registrare valori intorno al 30%
grazie soprattutto alla ripartenza della ristorazione e della grande distribuzione.
Altro dato positivo è la crescita dell’occupazione condivisa da tutti i settori con valori
più significativi nella meccanica e negli alimentari, tra il +2,5 e il +2,9 per cento.
Anche gli investimenti degli imprenditori registrano valori crescenti (+8,4%)
soprattutto grazie allo sviluppo della formazione del personale, l’Information
technology e il rinnovamento delle linee di produzione.
Confindustria ha poi rilevato che 54 industriali su 100 dicono che il fatturato resterà
invariato, e 32 su 100 sono certi che aumenterà. Poi, riferendosi alla Banca
centrale europea hanno stigmatizzato: “Malgrado i tentativi di rallentamento
l’impresa ce l’ha fatta”.
Tant’è che Rolleri lo ribadisce come possibile fattore di ostacolo a questa crescita:
“La Banca centrale europea alzando i tassi ha fatto di tutto per creare un
rallentamento della crescita e portare un po’ di recessione, per me questo è
devastante. Per le aziende, nei prossimi mesi, sarà più difficile reperire denaro ed
avere quindi risorse da investire”.

Confindustria Piacenza è poi intervenuta sul progetto di accorpamento delle
Camere di Commercio di Piacenza, Parma e Reggio Emilia, avviato ormai sei anni
fa sulla base di un principio di pari dignità sancito da un accordo stretto tra tutte le
categorie economiche delle sopracitate province. Ora però le rappresentanze della
Camera di Commercio di Reggio Emilia hanno fatto dietrofront: “Si sta avviando
una nuova trattativa, poiché ormai la Camera di Reggio ha confermato di non voler
proseguire con l’accordo di sei anni fa. Dobbiamo risederci ad un tavolo e parlare di
come strutturare la nuova fase”, ha detto Rolleri. È possibile che il peso economico
di questa fusione andrà a vantaggio di Reggio Emilia, il rischio c’è e i numeri dicono
questo. Ricordo però che è compito di tutto il sistema piacentino ed in particolare di
noi imprenditori essere attivi a creare opportunità di business per far crescere il
nostro territorio. I dati dicono che il peso economico di Piacenza e Parma insieme è
inferiore a quello di Reggio Emilia da sola.

Se vogliamo provare a rimodulare l’accordo originario di accorpamento che
prevede che nessuna delle camere abbia un peso maggioritario sull’altra, se ne
discuta nelle sedi istituzionali. La speranza è quella che questa fusione riparta con
un nuovo accordo: il nostro obiettivo principale dovrebbe essere quello di migliorare
la qualità dei servizi resi ai nostri associati e preservare i patrimoni delle singole
Camere di commercio, storicamente ben gestite. Piacenza dovrebbe smettere di
lamentarsi di essere un ‘Calimero’ e darsi da fare per diventare più attrattiva, noi
come imprenditori ci proviamo tutti i giorni.”
E’ poi emerso come, a causa di un ipotetico mancato accordo finale, il ruolo della
Regione diventerà fondamentale nella fase successiva.
Il presidente di Confindustria è stato poi sollecitato ad esprimersi sull’aumento
dell’Irpef annunciato dalla sindaca Katia Tarasconi: “Confindustria, a livello
nazionale e locale, non ha pregiudiziali sull’aumento delle tasse in generale se utili
a implementare i servizi. Se vogliamo essere all’interno di un ordinamento che
funziona, dobbiamo vedere su cosa paghiamo le tasse e quale ritorno di servizi
abbiamo. Ad esempio, non siamo d’accordo sulla Flat tax, siamo molto più
d’accordo sulla riduzione del cuneo fiscale. L’IRPEF è di competenza di ogni
singola amministrazione: vedremo che interventi saranno realizzati con le nuove
entrate”. Rolleri ha poi ricordato, da ex sindaco di Vigolzone, che quando capitava
di affrontare l’argomento fiscale, nonostante si cercasse di tassare le fasce più alte
ed esentare quelle più povere, alla fine chi veniva ‘colpito’ era sempre il ceto medio:
“I bilanci degli enti locali stanno in piedi grazie alle fasce medie, occorre quindi
tornare a dare loro più potere d’acquisto.”
È poi emerso il tema FIVI-Piacenza Expo. La perdita della manifestazione dei
Vignaioli indipendenti che anche se annunciata nei fatti già da tempo, è stato uno
shock soprattutto mediatico. FIVI competeva ormai con il Vinitaly di Verona grazie
alla crescita dirompente facilitata anche dalla collaborazione con Piacenza Expo.
Esercitava una importante ricaduta sul territorio piacentino registrando l’arrivo di
migliaia di estimatori e produttori da tutta Italia e dall’estero ogni anno. Alla base del
trasferimento a Bologna spazi limitati e servizi territoriali insufficienti. L’addio è stato
sottolineato, da tutte le forze politiche, con disappunto. “Oggettivamente non
c’erano possibilità – secondo Rolleri – noi abbiamo una certa dimensione come
territorio e come disponibilità di alloggi in città, tanti hanno dormito durante l’evento
a Milano e Cremona. In tal caso, dovremmo raddoppiare o triplicare il polo fieristico
e la disponibilità alberghiera. Dobbiamo interrogarci su cosa vogliamo essere,
abbiamo una Fiera che ha lavorato bene in questi anni, dobbiamo esserne contenti.
Possiamo puntare ad essa come incubatore per eccellenze settori specifici di
grande attrattività: facciamo crescere la fiera sull’idrogeno Hydrogen Expo”.

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