Christian Puggioni: “Ho un’idea romantica del gioco: la squadra è squadra quando tutti danno tutto per l’obiettivo comune”

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Era il 2009-2010, la liquidità disponibile in casa Piacenza Calcio scarseggiava. Un parallelo con quello che sta accadendo adesso, consapevole che i motivi sono differenti, si può fare. Allora c’erano una buona squadra e un buon allenatore. L’allenatore se ne andò, gli svincolati furono lasciati liberi, chi aveva mercato venne ceduto. La rivoluzione di ieri assomiglia alla rivoluzione di oggi. Tra chi aveva mercato c’era Cassano portiere. L’acquirente Reggina ci prestò Christian Puggioni. Christian gioca ancora nella Vis Pesaro. Nella partita di andata non lo incrociammo, si legò alla Vis un mesetto dopo. La gara di ritorno non ci sarà, nel senso che non ci sarà partita, o sbaglio Christian?

Lascia perdere le chiacchiere che si stanno facendo sull’argomento. Ci sono regolamenti da rispettare. Per niente scontato che il campionato finisca qui. Adesso ognuno dice la propria, per il proprio mulino, ma il confronto, la sintonia di vedute, non ci sono. Lasciami aggiungere che già l’anno scorso forzarono le norme con l’affare (usa termine più sapido) Entella. Serve un intervento inequivocabile per ridiscutere regole in essere.

Dimenticavo che sei laureato in legge, oltre che: diplomato a Coverciano, Cavaliere dello Sport, Cittadino Onorario di Reggio Calabria, testimonial di onlus che si occupano di ragazzi con problemi. Sei Superman o anche tu hai qualche pecca?

Ho le mie, fidati, ma non hanno influito sulla carriera. Il giorno che chiudo, alzo le braccia. Sicuro di aver raggiunto il massimo, rimanendo fedele a quello che sono. Ho un’idea romantica del gioco: la squadra è squadra quando tutti danno tutto per l’obiettivo comune.

Ci volle poco per capire che nello scambio di portieri non ci avevamo rimesso. A Trieste lego il ricordo migliore. Andammo al riposo sotto di uno, perché parasti l’impossibile. Sembrava tutto scritto, invece segnammo 3 goal nel secondo tempo. Solo un anno da noi, però importante. Dopo la carriera è sbocciata

A Trieste fu sfida con Pasquato, la metteva sempre sotto l’incrocio. Uno l’ha colpito, qualcuna invece l’ho tirata fuori. A Piacenza sono arrivato per caso, per uno di quei vortici che i procuratori sanno alimentare. Un giorno Castori incuriosito mi disse: ma davvero hanno voluto lo scambio quelli di Reggio?

Torniamo al tuo anno a Piacenza. Esonerammo l’allenatore, da Castori a Ficcadenti. Sostituimmo il direttore sportivo, da Riccardi a Imborgia. Ruotammo mezza squadra a gennaio, la Panini era in crisi con tante nostre figurine da stampare. Tu che eri tra i capisaldi, che ricordi hai?

In ritiro mi presentai ai compagni dicendo: l’anno scorso ho visto alcuni vostri risultati: dei 4 a 4, dei 3 a 3. Quest’anno non deve accadere. Non mi rompo la schiena per gli avversari, gol non voglio prenderne. Fu un terremoto. Ricordo una stagione difficile soprattutto a livello gestionale. Sentivamo lontana la proprietà, c’erano evidenti lacune dirigenziali. A cascata queste situazioni si riversavano sulla squadra. Quando è così o ti compatti o sbrachi. Fummo bravi a ricompattarci.

Massimo Piloni, numero 12 per antonomasia, racconta della scarsa umanità di Zoff. Non gli lasciava giocare nemmeno le amichevoli. Non è che sei come Zoff? Hai avuto quattro riserve: Maurantonio, Serena, Capodici e Bianchi. L’unico che è potuto andare in porta è stato Avogadri, perché ti avevano espulso.

Nego tutto e argomento. Dopo l’espulsione mi squalificarono. Maurantonio ha giocato e anche parato un rigore a Crotone. Poi è stato sfortunato, si è rotto la spalla. Serena era giovane, la società giustamente ci credeva, ma arrivò la sentenza doping. Capodici aveva firmato un contratto capestro. In caso d’esordio in A o B sarebbe spettato un super premio alla sua ex squadra. Mettevano anche te tra i pali, pur di non schierarlo. Con Bianchi avevo giocato a Perugia, lo sapevo svincolato, lo consigliai. E nell’ultima partita col Cesena, se ricordi bene, esco per infortunio. Ride, quindi non è come Zoff.

Sei il primo calciatore in attività che intervisto, ma questo lo chiedo sempre: quando uscivi a cena dove andavi?

Mi affidavo alle conoscenze del dott. Segalini e di Jimmy Bottigelli. Sapendo che prediligo le trattorie genuine, mi accompagnavano. Festeggiai con la squadra il mio compleanno alla Settima Sosta. Io e Denis Tonucci abitavamo lì vicino, l’ambiente ci piaceva.

Siamo al finale: per il Master di Coverciano hai discusso la tesi: critica del calcio puro. In tre righe, spiegami cos’è il calcio puro.

Mi diplomavo direttore sportivo, quindi ho criticato il ruolo del direttore sportivo. Ne ho ripercorso la storia, relazionandola alle storture riscontrate nel corso della carriera. Calcio puro va letto come: sistema calcio depurato da incongruenze.

Preciso, puntuale, tempestivo come sempre. Grazie Christian, buon proseguimento, e ci si rivede nei soliti stadi allora.

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