Uno Slam per Piacenza: quando la poesia diventa una pratica collettiva

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La poesia, a Piacenza, non arriva in punta di piedi, ma sale su un palco, prende un microfono e chiama il pubblico a partecipare. Uno Slam per Piacenza non è solo il primo torneo strutturato di poetry slam in città, ma il punto di arrivo, e insieme di rilancio, di un percorso che intreccia parola poetica, comunità e politiche giovanili. Un progetto che nasce dal basso, si muove dentro una rete nazionale e trova oggi un riconoscimento istituzionale grazie al bando Piacenza 2030 – Giovane Città Futura.

A promuoverlo è Mutuo Soccorso Poetico, realtà attiva da anni nel panorama della poesia performativa italiana. Se la presenza online e la produzione costante di contenuti iniziano nel 2021, le radici del collettivo affondano però molto più indietro, nel 2015, quando a Modena prende forma un primo nucleo con il nome di Modena City Rhymers. Da allora, quello che era un gruppo informale è diventato un’associazione strutturata, capace di operare su più territori e di dialogare sia con spazi indipendenti sia con le istituzioni.

“Il poetry slam è presente in tutta Italia”, spiega Riccardo Versari, referente senior di Mutuo Soccorso Poetico e partner del progetto, “magari non in ogni città, ma sicuramente in ogni regione. E quasi sempre grazie a collettivi che lo tengono vivo”. In Emilia-Romagna la mappa è ormai fitta: Modena e Reggio Emilia sono sedi storiche, Parma è parte del percorso, Piacenza è l’ultima arrivata, mentre Venezia rappresenta un’estensione naturale, nata dallo spostamento di una persona del collettivo che ha portato con sé l’esperienza maturata altrove.

Piacenza, però, non è un semplice punto sulla cartina, ma è piuttosto una città che negli ultimi anni ha dimostrato una curiosità crescente verso linguaggi culturali non convenzionali. Qui Mutuo Soccorso Poetico ha organizzato un primo slam nell’aprile 2025 e un secondo nel dicembre successivo, al Circolo Belleri, due serate che hanno funzionato da cartina tornasole. “Dalla seconda volta”, racconta Versari, “la gente non ti dice più ‘è stata una bella esperienza’ e poi sparisce, ma chiede quando sarà il prossimo appuntamento”. È in quel passaggio che lo slam smette di essere un evento isolato e inizia a somigliare a una comunità. Da questa richiesta di continuità nasce Uno Slam per Piacenza, che di fatto è ‘uno’ solo nel nome. Il progetto prevede infatti tre serate cittadine, due semifinali e una finale, a cui si aggiungerà una semifinale regionale in estate. Le prime date sono già fissate: 20 febbraio, 27 marzo e 10 aprile 2026, negli spazi di Too Piacenza. Il legame con la LIPS, la Lega Italiana Poetry Slam, è centrale. Come sottolinea Caterina Zanelli, partner del progetto e figura di riferimento per la comunicazione del collettivo, “tutti gli slam organizzati secondo le regole LIPS permettono ai poeti di entrare in un circuito più ampio, di scalare dalle fasi cittadine a quelle regionali e nazionali”. Non è solo una questione competitiva, ma di mobilità culturale: far circolare voci, stili, esperienze, mettendo in dialogo territori diversi.

La partecipazione al bando Piacenza 2030 arriva quasi in corsa. A segnalare l’opportunità è Mattia Cipullo, in arte Mattia Estro, referente piacentino di Mutuo Soccorso Poetico, anche se il tempo per candidarsi era ormai poco, appena una settimana, ma il gruppo decide di provarci. “Lo dico onestamente”, ammette Versari, “non eravamo sicuri di vincerlo. Abbiamo detto ‘tentiamo’, e sapere di avercela fatta nonostante i tempi ristretti è molto appagante”. Per rispettare i requisiti del bando, che prevedeva una sede sul territorio, viene creato un gruppo informale composto da residenti piacentini già attivi nel progetto. Il risultato è un finanziamento di 3.500 euro, che consente di fare un salto di qualità organizzativo. Non è solo una questione economica, ma piuttosto simbolica e non scontata. “Vincere il bando”, spiega Zanelli, “ha confermato che la struttura che abbiamo costruito e fatto crescere negli anni effettivamente funziona e ha trazione”; e infatti ruoli, competenze e responsabilità sono distribuiti da tempo, dalla comunicazione alla burocrazia, dalla gestione dei rapporti con i territori alla progettazione culturale. Il riconoscimento istituzionale non cambia la natura del gruppo, ma ne legittima il lavoro agli occhi dell’esterno.

Il cuore del progetto resta però il palco. Il poetry slam è una forma precisa, con regole semplici e condivise: testi originali, massimo tre minuti per poeta, niente musica o costumi, solo corpo e voce, e soprattutto nessuna selezione preventiva basata su video o testi. “Se iniziamo a giudicare prima”, chiarisce Zanelli, “si perde una parte fondamentale del nostro senso dello slam”. Chiunque può candidarsi, dai diciassette agli ottant’anni, come si è visto in appuntamenti precedenti, con esordienti e veterani insieme. E la varietà è parte integrante dello spettacolo: poesia più classica, performance sperimentali, improvvisazione pura come l’impro-slam, in cui i versi nascono sul momento a partire dalle parole suggerite dal pubblico. Il pubblico, appunto, che non è spettatore silenzioso, ma parte attiva della serata, attraverso il voto, le reazioni e il dialogo con chi conduce. “Durante i nostri appuntamenti non si applaude o si contesta mai il poeta”, precisa Versari, “ma eventualmente il voto sulle lavagnette della giuria”. È una distinzione sottile ma fondamentale, che trasforma il giudizio in gioco e la competizione in pretesto per stare insieme.

In questo senso, Uno Slam per Piacenza intercetta in modo naturale gli obiettivi che si è posto per partecipare al bando: partecipazione giovanile, benessere psico-sociale e inclusione. La poesia performativa diventa uno spazio sicuro di parola e ascolto, un luogo in cui mettersi in gioco senza filtri accademici, ma anche senza improvvisazione organizzativa. Il finanziamento verrà interamente investito nell’organizzazione del torneo: spazi, sicurezza, ospitalità dei poeti, comunicazione, grafiche, persino la creazione di un sito dedicato che promuoverà l’intero progetto. E dopo il bando le attività non si fermano: Versari immagina con speranza che, “finite le risorse, resterà un patrimonio di relazioni, collaborazioni con spazi già conosciuti come il Circolo Belleri e con nuove realtà incontrate lungo il percorso, e nuove possibilità di collaborazione, scambio culturale e progettualità condivisa nate proprio grazie a Piacenza 2030”.

Allora, in una città che prova a immaginarsi come ‘giovane città futura’, la poesia performativa non si propone come ornamento culturale, ma come pratica viva, accessibile, collettiva, creando spazi in cui la parola non viene spiegata da un libro, ma vissuta. E Piacenza, nei prossimi mesi, sarà pronta ad ascoltarla.

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