Tempo materiale e tempo virtuale della politica. Ora centrosinistra al bivio della candidatura

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Quello della politica è un tempo virtuale che corre veloce ben più del tempo materiale. Per chi ha l’ambizione di correre alle comunali del 2022 è come se l’appuntamento fosse già per dopo domani. I tempi materiali e i tempi virtuali viaggiano su binari diversi e quelli virtuali sono sicuramente più accelerati. Lo è in politica come per la vita di tutti.

Restando in politica, soprattutto per gli sfidanti di Alternativa per Piacenza dell’area del centrosinistra il tempo delle scelte concrete stringe. La posta in gioco che si sono dati è infatti strappare il testimone a Patrizia Barbieri, sindaca di una coalizione di centro destra che sta per concludere il suo mandato iniziato nel 2017.

Capire chi sarà la candidata o il candidato è ancora un fattore incognito, ma in questo momento la questione non è più solo un fatto formale come poteva essere solo qualche mese fa. Diventa sostanziale.

La prima ragione è interna alla coalizione di Alternativa per Piacenza che ne ha bisogno per rinsaldare le fila in un’aggregazione che si presenta larga e ricca di posizioni e sfumature diverse. Un’alleanza inedita che si muove su una doppia valenza quella politica (molto politica) e quella civica (molto civica). Proprio per la forma che ha assunto questa aggregazione, anche se mancano tra i sei e i sette mesi alle amministrative di Piacenza, già i protagonisti sentono il fiato sul collo.

La seconda ragione è che per il centrosinistra piacentino formato anni Venti questa costituisce una prova generale significativa perché basata – dopo anni di divisioni e frazionamenti conflittuali – sul tentativo di aggregare una larga coalizione che nel nome stesso ha lanciato una sfida oltre la competizione elettorale tratteggiando l’ambizione di definire una svolta programmatica per il futuro della città. Progetto impegnativo.

A breve si entrerà nel vivo della discussione. Se ne sentono già le vibrazioni spinte anche da un forte desiderio di rivincita dopo la cocente sconfitta subita quattro anni e mezzo fa.

Forma civica e politica insieme con forze di centro, di sinistra passando per partiti e movimenti Pd e M5, Liberi e uguali ma anche spezzoni di associazionismo, da quello ambientalista a quello dei diritti fino a rappresentanti di altre organizzazioni minori e singoli cittadini.

Un arcipelago di visioni e di pensieri che si è trovato attorno al sostantivo Alternativa ora arrivato al bivio: definire chi farà cosa, chi porterà avanti il programma. Trovare, indicare un candidata/o che interpreti il canovaccio di linee programmatiche ora avviato a conclusione.

Ma se il vestito è pronto non si sa ancora chi lo indosserà. Manca il nome. La candidata o il candidato. Potrebbe rappresentare per il nuovo centrosinistra di Alternativa un punto di debolezza se non si arrivasse in breve tempo a indicare una candidatura che avrà sulle spalle un compito molto impegnativo. Primo fra tutti muovere alle urne i tanti, tantissimi che in questi anni nella sfera politica del centrosinistra hanno deciso di restare a casa invece di votare. Tenere un doppio profilo di visione sulla prospettiva e al contempo tenere i piedi ben saldi a terra per rispondere alle esigenze concrete che esprime una città che presenta non poche debolezze dall’invecchiamento che porta con sé il tema del welfare, al lavoro per i giovani… che mette in rilievo la necessità di frenare l’emigrazione dei cervelli…  

E’ cruciale identificare chi sarà la donna o l’uomo che interpreterà questa nuova fisionomia di centrosinistra che se evoca esperienze del passato (si pensi ad Alleanza per Piacenza per la sfera locale e all’Unione sul piano nazionale) si presenta con una specificità tutta nuova. Alleanza per Piacenza era nata intorno alla figura del professor Giacomo Vaciago, candidato designato già in partenza a diventarne la figura aggregante e quindi il candidato, per Alternativa per Piacenza il profilo è diverso perché diversi i periodi e le conseguenti complessità. Se tutto ha radici nell’esperienza passata nulla si ripete allo stesso modo. ApP è la fotografia della realtà di oggi in cui anche la vita politica si è fatta liquida e impalpabile. Prima di tutto e soprattutto per il totale dissolvimento della forma partito (così come la si era conosciuta e come si era sviluppata nell’ultima parte del Novecento) e dove una diffusa coscienza individuale si è fatta essa stessa forza e forma politica.

Questo nuovo contenitore politico di centrosinistra si presenta dunque in forma flessibile e proprio per queste caratteristiche diventa vitale per la coalizione (e lo diventerà sempre di più col passare del tempo) identificare un interprete, una candidata/o che rappresenterebbe quell’elemento di sintesi in cui le tante espressioni politiche potrebbero riconoscersi. Il trascorrere del tempo senza dare svolgimento a questo punto fermo potrebbe alimentare spinte negative e quindi togliere potenza al progetto di unità delle forze che vi si riconoscono.

Una candidata o un candidato rappresenterebbe un nuovo punto di partenza per rinsaldare le fila, vivacizzare il dibattito galvanizzarlo intorno all’obiettivo. Il rischio di una perdita di tempo su questo tema potrebbe portare con sé una sindrome da demotivazione e da impotenza.

Ma quale candidata, quale candidato? E’ un nodo difficile da sciogliere.

L’ipotesi che ha acceso i riflettori sulla candidatura di Massimo Toscani, circolata in queste settimane, sembra abbia perso forza, restano in campo le altre ipotesi dal capogruppo consigliare Pd Stefano Cugini, alla consigliera regionale Katia Tarasconi, all’ex assessore regionale Paola Gazzolo… Se la candidata o il candidato sarà tra queste ipotesi, tutte molto “politiche”, o se emergerà una figura civica è un altro dei punti della prossima agenda di Alternativa per Piacenza che dopo la presentazione ufficiale con Gianrico Carofiglio al Teatro Gioia il mese scorso, ha debuttato in società.

Antonella Lenti

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