
Studiati e analizzati, talvolta molto criticati. Spesso poco considerati e ascoltati. Tante volte ritenuti da un lato eccessivi o, al contrario, troooppo seduti (sdraiati).
Le nuove generazioni in fase di crescita hanno sempre posto interrogativi sulla loro futura presenza come elementi attivi in una società in cambiamento. Riemergono alla mente frasi dette nei nostri confronti (boomers, ma non solo) che volevano segnare una differenza (sempre in positivo del passato) “noi ai nostri tempi…” E ancora: “chissà dove ci porteranno i giovani di oggi…”.
Alzi la mano chi, avendo alle spalle una manciata di decenni, non se l’è sentito dire.
Figurarsi nel caleidoscopio in cui giovani, meno giovani, amici, familiari, genitori, zii e zie e, su su, fino a nonne e nonni sono spesso travolti da un turbine che non si ferma mai, che non conosce i ritmi non solo delle stagioni, ma anche del giorno e della notte.
Sempre richiesti di essere attivi e non fermarsi mai… Potrebbe essere necessario, se non altro per riflettere un tantino. Si vive nel caos, ma nel caos (per sopravvivere) occorre tracciare qualche sentiero lineare per non andare a sbattere. Vale per tutti. Giovani, meno giovani e anziani. Categoria, quest’ultima, dove si collocano moltissimi degli adulti di Piacenza e della sua provincia.
Gli adolescenti, i giovani di medie e medie superiori sono sempre sotto stress. Vivisezionati nel loro modo di comportarsi, di studiare (o non studiare) nell’aggregarsi con altri coetanei o nel restare rinchiusi nella bolla dei social che, se fanno sentire cittadini del mondo, una volta spento il computer, li lasciano soli con se stessi, con le paure, con le ansie del futuro.
Ansie. Un ricordo sempre presente anche nell’età della giovinezza ormai archiviata. Quante ansie nel nostro passato, nelle nostre adolescenze! Tante e talvolta riemergono nonostante i capelli imbiancati?
Di recente si è parlato molto di loro: degli adolescenti-studenti. E su vari fronti.
A livello locale una ricerca “Teensview: risorse e prospettive dei preadolescenti e degli adolescenti a Piacenza” presentata dal professor Daniele Bruzzone, docente della Cattolica di Piacenza e direttore del centro studi Care che opera all’interno della facoltà di scienze della formazione. La ricerca è stata cofinanziata dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano ed ha studiato 734 ragazzi e ragazze del Piacentino di età compresa tra gli 11 e i 19 anni.
Il secondo punto che ha alzato l’attenzione è l’uscita di un articolo, sul settimanale del Corriere della Sera IO Donna, interamente dedicato alla sperimentazione condotta al Liceo Gioia che racconta la full immersion in aula nello studio della scienza e anche dell’arte con l’utilizzo della tecnologia. Nell’articolo parlano gli insegnanti e anche gli studenti (delle prime classi e anche oltre).
Dando così uno spaccato di didattica nuova che, per quanto si legge nell’articolo, appassiona e intriga gli studenti. Perché lì, a scuola, si parla del loro mondo con il loro linguaggio! Viene da chiedersi se questi metodi siano diffusi nella scuola italiana o non sia, questo di Piacenza, una mosca bianca insieme a poche altre.
Un altro spunto arriva sempre dal Liceo Gioia che ha concluso nei giorni scorsi il ciclo dedicato a laboratori ed esperimenti che hanno permesso di scoprire le “Meraviglie quotidiane della scienza”. La quotidianità indagata dal punto di vista scientifico ha stimolato la curiosità, l’interesse, la meraviglia di tutti coloro che hanno partecipato alle numerose proposte dell’appuntamento annuale di Scienza con Gioia. Più di 10 le classi di elementari e medie, più di 40 quelle del Liceo (dei tre indirizzi) – si spiega nel dare conto dell’iniziativa – che hanno seguito i laboratori. 16 sono state invece le classi coinvolte in modo attivo che, per tutta la settimana, hanno presentato gli esiti delle loro ricerche e condotto con impegno e tantissimo entusiasmo le attività scientifiche.
Infine da segnalare un’altra ricerca, questa volta nazionale, in cui l’osservatorio permanente sulla Gen Z, nato dalla collaborazione tra Webboh (Mondadori) e l’istituto di ricerca Sylla, ha pubblicato un report basato sulle risposte di 38.000 studenti di scuole elementari medie e superiori.
Che dire, scuola&giovani sembra che il rapporto non sia tanto sterile. Non del tutto almeno.
La ricerca dell’Università Cattolica su Piacenza
Così sembra di capire dalle risultanze delle analisi sopra citate, sia in una visione più ravvicinata, sia in un’altra più distante. Dall’elaborazione dei risultati il tema posto riguardo agli adolescenti si arricchisce di altri interrogativi che investono il contesto di vita e di aspettative con cui hanno a che fare e soprattutto su quali risorse proprie e del loro contesto possano contare.
Contrariamente a quanto si pensi le risposte date dai ragazzi sentiti nell’indagine di Piacenza porta a concludere che non si sentono tutti a disagio. Anzi, secondo il curatore della ricerca, il professor Daniele Bruzzone, un ruolo propulsivo – che serva a distogliere le giovani generazioni dalla convinzione di vivere sprofondati nel disagio – spetterebbe agli adulti. Il punto di partenza della ricerca era stato proprio spinto dal fatto che in questi ultimi anni del dopo Covid le nuove generazioni fossero sempre inquadrate in una condizione di disagio. Anche se emergono indicatori che mettono in risalto questi aspetti, secondo il ricercatore, i ragazzi oggetto della ricerca sono mediamente sereni anche se le ragazze mostrano indici di autostima e di soddisfazione più bassi dei ragazzi.
Riguardo al livello di benessere i più piccoli, gli alunni delle medie in particolare, mostrano una soddisfazione più alta. Con la crescita – è quanto segnala il ricercatore – emergono anche domande sul senso che ha quello che si sta facendo. Domanda che si rivolge anche alle istituzioni scolastiche da cui le risposte (forse anche didattiche) che vengono proposte. In questo quadro emergono interrogativi che investono futuro, identità e vocazioni che restano sospese senza ottenere indicazioni. E le si attendono soprattutto dagli adulti. Che a volte non rispondono lasciandoli affrontare da soli i tormenti e le incertezze di cui i ragazzi sono pervasi. Va detto che questa “sospensione” non riguarda unicamente le generazioni di quest’epoca. Anche nel passato inoltre, al divario generazionale che certamente è sempre esistito, si aggiungeva anche quello culturale che tanti genitori non possedevano.
Quante volte a macerarsi, nella fase dell’adolescenza e anche oltre, sulle scelte da fare senza poter avere alcun aiuto dagli adulti di famiglia. Sia per il timore che non capissero, sia per la vergogna di porre sul tavolo argomenti ritenuti (allora) scabrosi e “indiscutibili” tra genitori e figli.
Si parlava di incomunicabilità tra generazioni che evidentemente il tempo, gli spazi di modernità che si sono aperti non sono riusciti a colmare. Ma gli adulti, viene da domandarsi, quale approccio mostrano con i giovani e con i figli cresciuti in particolare? Quale livello di responsabilizzazione esprimono nei loro confronti e affidano loro? Quanto si discute tra genitori e figli? Che idea si possono costruire del mondo che li circonda nel silenzio e nel mutismo del dialogo tra social? Interrogativi che di tanto in tanto riecheggiano quando si legge di problematiche giovanili e di rapporto con il mondo che inizia proprio in quel momento.
Già, il rapporto col mondo. Una fatica di Ercole. Anche da adulti, figurarsi da ragazzi.
L’esperienza reale nella scuola piacentina: il Gioia
La scuola è sempre un elemento chiave. Per crescere, per sapere e conoscere e per strutturare la propria sensibilità e la connessione con gli altri, ma anche per iniziare a tracciare uno schizzo, i contorni della propria vita futura.
Leggendo l’articolo della quinta puntata di un viaggio nella scuola che Io Donna ha dedicato al liceo Gioia di Piacenza quello che traspare è un ambiente ricco di stimoli capaci di restare impressi per tutta la vita in persone che hanno appena iniziato il loro cammino. Un luogo quello che vivono i ragazzi (nei tre indirizzi del Liceo) in cui si sperimenta – segnala l’articolo di Cristina Lacava – la didattica del futuro tra aule immersive, laboratori di robotica e stampanti 3D per sviluppare le discipline STEAM (acronimo che sta per Science, Tecnology, Engineering, Art and Mathematics)”. È interessante immaginare con quale vitalità possano vivere le ore scolastiche studenti che, attraverso gli occhiali in 3D nell’aula cinema (realizzata grazie ai contributi volontari dei genitori) possono vedere film in 3D. Che entusiasmo potrà suscitare in loro (durante la lezione di Arte) entrare dentro a un quadro di Van Gogh come facendone parte? Quell’emozione quell’esperienza non uscirà mai dalla loro vita, anzi potrebbe portare a consolidare il desiderio di andare oltre per approfondire l’arte. Ma deve essere stupefacente per ragazze e ragazzi l’effetto che produce essere circondati dalle immagini per esempio dei sistema solare quando una classe si cimenta nell’aula immersiva nello studio delle scienze? Una foto (di Lorenzo Pesce) a corredo dell’articolo lo mostra…
La stessa scuola, in riferimento all’articolo citato, spiega in un post su Facebook trattarsi di “Un approccio innovativo e tecnologico che riguarda tutti e tre gli indirizzi del Liceo Gioia: dai percorsi Scientifici Sirio e Bioscienze, all’indirizzo Classico New Media, ai Linguistici che propongono anche curricoli Internazionali con doppio diploma con discipline in lingua inglese insegnate da docenti madrelingua (su Classico, Scientifico e Linguistico), al Percorso Nazionale Biomedico”. Ma si va anche oltre: “A conclusione dell’articolo, ricordando che verrà a breve inaugurata una mostra dal titolo Gioia Ribelle, sugli studenti dell’Istituto che hanno preso parte alla Resistenza, allestita a partire dai materiali documentari dell’Archivio Storico della scuola, si sottolinea come la tecnologia debba aprire lo sguardo sul futuro, ma anche valorizzare il passato e la memoria”.
“La scuola che vorrei” ricerca con 38.000 studenti coinvolti
Infine un’altra ricerca che porta all’attenzione valutazioni e aspettative verso la scuola che s’innestano perfettamente negli esempi portati che riguardano l’esperienza del Liceo Gioia di Piacenza. In questo caso la ricerca è nazionale, coinvolge 38.000 studenti. Il report prodotto dall’osservatorio Gen Z (citato precedentemente) con il coinvolgimento del sito Studenti.it e intitolato “La scuola che vorrei” indaga le opinioni, percezioni e aspettative delle nuove generazioni nei confronti del sistema scolastico italiano. I risultati? La richiesta di una scuola più moderna, connessa alla realtà che possa essere un valido aiuto per la crescita futura. Riguardo al tema dell’inclusività rilevano la necessità di un ambiente in cui “tutti abbiano le stesse possibilità di imparare, ma anche spazi accoglienti, innovazionne con lezioni interattive”. Nella scuola l’80% degli intervistati rileva “una mancanza di utilità pratica e quindi una scuola che non prepara alla vita reale”; a proposito di ansia e stress il 67% degli studenti prova ansia e stress nel frequentare la scuola; il 68% promuove i professori per il livello di insegnamento ma il 49% li ritengono non sufficientemente comprensivi. “Il 49% degli studenti segnala il degrado strutturale degli edifici scolastici” e “il 50% teme possibili crolli”. Sulle motivazioni degli studenti le percentuali sono diverse. Identificati 5 gruppi in cui il 34% ha “visione e motivazione e vedono la scuola come preparazione per il futuro lavorativo”; per il 30% la scuola offre “praticità e inclusività. Si valuta l’apprendimento collaborativo in ambienti stimolanti e inclusivi”. Ci sono studenti, “il 14% che apprezzano la competizione e i riconoscimenti con attenzione alla crescita personale”, e un 13% invece che “punta su creatività e relax e predilige un ambiente scolastico rilassato come meno compiti e più attività creative”. Infine l’8% opta per “tradizione e libertà: sono studenti che preferiscono metodi educativi classici con poca enfasi su tecnologia e innovazione”.
Che dire: una fotografia – seppure frammentata – che ci rilancia non poche riflessioni e perché no? Il desiderio di conoscere più da vicino il mondo dei giovani e giovanissimi. Una palestra importante per mettere alla prova gli adulti. Adulti reali, non solo per l’anagrafe. A quanto sembra c’è tutto un mondo da scoprire. Adolescenti questi (s)conosciuti?




