Reddito di cittadinanza, nel ginepraio della speranza

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I dati sono questi: 1548 domande pervenute, 932 accolte, 610 respinte. Il reddito di cittadinanza, fortemente voluto dal M5S in ottemperanza a un suo cavallo di battaglia elettorale, ha avuto – a Piacenza (provincia inclusa) – questi esiti.


“Anche gli operatori del nostro patronato – afferma la segretaria provinciale della Cisl Marina Molinari – sono rimasti sorpresi a fronte del tasso di bocciatura delle domande”. L’affermazione della referente provinciale del sindacato di matrice cattolica la dice lunga sulla sorpresa, sulle sorprese, legate alla grande novità della misura di inclusione sociale, introdotta per la prima volta nel nostro Paese. “E’ possibile – continua Molinari – che molti immigrati abbiano presentato la richiesta convinti di assolvere il requisito dei dieci anni di residenza in Italia. Viceversa, probabilmente, hanno trascorso da noi un periodo di tempo come ospiti di amici, parenti, connazionali già immigrati, senza una tempestiva iscrizione all’anagrafe”. Questo spiegherebbe la morìa di domande: “Da noi, nel Piacentino, le domande sono arrivate soprattutto da cittadini stranieri – puntualizza la segretaria – e questo può spiegare il record negativo di domande accettate”.
La disamina di Marina Molinari si basa anche sulla scrupolosità con la quale i Caf dei sindacati hanno seguito le pratiche, fugendo da filtro “a priori” nei confronti di domande incomplete o inesatte. Per esempio verso chi non possedeva il requisito Isee di un reddito non superiore a 9.360 euro annui. Un dato confermato dalla Cgil. Il sindacato di via XXIV Maggio ribadisce l’attenzione dei Caf sui requisiti richiesti per avere accesso al reddito di cittadinanza: “I parametri – sostengono alla Camera del Lavoro – sono chiari e complessi nello stesso tempo”. Isee a 9.360 euro (come abbiamo visto), patrimonio immobiliare non superiore a 30.000, valore del patrimonio mobiliare sotto i 6.000, valore del reddito familiare inferiore ai 6.000 euro moltiplicato “per il parametro della scala di equivalenza”.
Insomma, un intrico di cause che potrebbe trovare riscontro – sempre secondo gli esperti dei sindacati – sia nella buona fede dei richiedenti spaesati di fronte a richieste non immediatamente comprensibili, sia nella malafede di gente che avrebbe prodotto requisiti fasulli. Un’ipotesi, quest’ultima, pericolosa per i responsabili: reato penale e fino a sei anni di carcere, sempre che non sia una grida manzoniana, per coloro che dichiarano il falso in materia di reddito di cittadinanza.
Il malcontento, tuttavia, non riguarda soltanto i respinti, bensì anche i promossi, diciamo, “con riserva”, ovvero con decurtazione della cifra cui avranno diritto.
Molti, a fronte degli agognati 780 euro mensili, si vedranno corrispondere cifre più basse e in qualche modo irrisorie. “Questo – conclude Molinari – per una serie di parametri che vanno oltre l’Isee”. Un calcolo, come si diceva, non sempre facile, poiché dipendente dal reddito, da introiti sporadici anche se poco consistenti. E da coefficienti matematici. Scusate se è poco, anzi: scusate se è troppo

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