
di Edoardo Pivoni – A Vernasca, cittadini, comitati e ambientalisti protestano da tempo contro la Buzzi Unicem, ditta leader nella produzione di cemento e calcestruzzi, che ha chiesto il via libera per poter utilizzare nel suo forno 60mila tonnellate all’anno di CarboNext, nome tecnico per indicare i rifiuti trasformati in prodotti da poter bruciare al posto dei derivati del petrolio. Convertire il cementificio di Mocomero di Vernasca ad inceneritore è necessario? Questo il grande interrogativo posto dal consigliere regionale della Lega Matteo Rancan su tale progetto, che mina il diritto alla salute dei valligiani locali e non solo. La Buzzi Unicem SpA è un’azienda italiana specializzata nella produzione di cemento che controlla l’immensa struttura a pochissimi chilometri da Lugagnano e che ha cominciato il conto alla rovescia per la “messa in moto” dell’inceneritore di Carbonext. Cos’è il Carbonext? Un combustibile derivato da quei rifiuti che rimangono ancora a valle della raccolta differenziata e destinati alla discarica o all’incenerimento.

Da qui parte l’accusa di Rancan: “In altre parole, ai cittadini piacentini non resta che assistere alla trasmutazione di un cementificio in un inceneritore a tutti gli effetti. Forse è il caso che la Regione Emilia-Romagna, muova un dito e che i signori della Giunta regionale a guida PD in quanto soggetto preposto ad autorizzare simili impianti inquinanti, cominci ad anteporre il diritto alla salute dei cittadini rispetto agli interessi economici”.
Il Decreto Ministeriale 22 del 14 febbraio 2013 (il cosiddetto “Decreto Clini”) ha infatti concesso ai cementifici di bruciare determinate tipologie di combustibile solido secondario, trasformando questi impianti in inceneritori. Nello specifico, attraverso questo decreto, nei cementifici si potrà bruciare anche Carbonext, in parziale sostituzione dei combustibili tradizionali. Una rivoluzione per 69 impianti italiani (di cui quattro in Emilia-Romagna), che permette di bruciare di più, senza costruire nuovi impianti di incenerimento e apportando pesanti ricadute sull’aria, l’ambiente e la salute dei cittadini. Nel 2016, dopo essersi mobilitati in numerose iniziative, molti cittadini della Val d’Arda avevano sottoscritto e sostenuto economicamente un ricorso al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, con il quale era stato richiesto l’annullamento del progetto Buzzi Unicem e l’abrogazione del Decreto Clini. Si paventa che qualora iniziasse il progetto presentato dalla Buzzi Unicem, la Provincia di Piacenza diventerebbe un polo significativo di destinazione per lo smaltimento rifiuti del Nord d’Italia. “Pertanto, – punge Rancan – deve essere massima l’attenzione sulla sicurezza della persona e la valutazione dell’impatto del prodotto sull’ambiente.”




