Comune e dimissioni, se ne va il vicepresidente Dagnino

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Se ne va con tono pacato ma fermo: collaborare con questa maggioranza cercando di portare avanti un’opposizione costruttiva è inutile. E’ questo il succo delle motivazioni con le quali Sergio Dagnino, fino a lunedì scorso vicepresidente del Consiglio comunale in quota M5S, ha annunciato le sue dimissioni.

Sergio Dagnino


Ad acuire l’insoddisfazione di Dagnino le mancate risposte a sollecitazioni e segnalazioni fatte alla giunta: dal Pums (Piano urbano del traffico) per il quale s’era richiesta l’istituzione di una commissione, al ‘cantiere’ di Porta Borghetto (recinzioni che dovevano essere tolte e non lo sono state), alle richieste di Trespidi sulla necessità di commissioni sulle pratiche urbanistiche e sul verde.
Insomma, niente collaborazione, né dialogo, né sbocchi a quella opposizione costruttiva che pure Barbieri e alleati auspicano da sempre. Non è d’accordo Patrizia Barbieri, che a riprova del positivo atteggiamento della giunta richiama il percorso seguito nell’iter per il nuovo ospedale, “anche se poi ha prevalso il gioco dello scaricamento delle responsabilità da parte delle opposizioni”. Lapidari altri colleghi d’opposizione: “Dagnino è un romantico, in politica non ci si può asettare d’essere ringraziati” (Massimo Trespidi, Liberi). “Se sei collaborativo il centrodestra ti invita a prendere altre strade” (Christian Fiazza, Pd).

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