di Jennifer Ravellini – Chi ancora crede che le maschere si vendano solo a Carnevale, anche quest’anno dovrà arrendersi ad Halloween, suo malgrado.
Halloween è una derivazione scozzese del nome All Hallows’ Day vale a dire Notte di tutti gli spiriti sacri, cioè la vigilia di Ognissanti (All Hallows’ Day in inglese arcaico, All Saints’ Day in inglese moderno, in seguito All Hallows’ Eve).
La leggenda vuole che un astuto e avaro ubriacone irlandese di nome Jack O’ Lantern fosse condannato dal diavolo a vagare in eterno, la notte, rischiarato dalla luce di una candela protetta da una zucca scavata. Hallowing, in inglese, traduce l’atto di scavare ed ecco forse spiegato il nome della festa che farà registrare la classica impennata nella vendita delle zucche anche in territorio di Berrettina. Banditi tortelli, vellutate o risotti, richiestissime enormi zucche arancioni, scavate e intagliate fino a ricavarne teste mostruose illuminate da candeline.
Importata e impostaci dai paesi anglosassoni e scandinavi, Halloween è vissuta come la versione dark del Carnevale, tripudio del lugubre e del gotico, pretesto perfetto per macabre serate in discoteca e fantasmatiche merende per bambini. Se siete però fra chi inorridisce anche solo all’idea di un soggiorno in un Castello scozzese o di un pernottamento a Triora, lo storico paese delle streghe di casa nostra, non sentitevi bastian contrari, lasciatevi piuttosto suggerire una pigra serata sul divano, sorseggiando un bicchierino di quel “liquore che strega le parole” decantato da Vinicio Capossela. Dal 1856 alla Strega Alberti di Benevento, proprio come nell’officina degli alchimisti medioevali, si miscelano settanta erbe misteriose per produrre un digestivo giallo come lo zafferano che contiene. La ricetta è quasi una pozione magica, nota solo ai pochi fidati addetti incaricati di dosare i vari ingredienti, numerarli e riporli in cassette di legno. Chi poi preparerà la miscela saprà solo i quantitativi delle sostanze numerate senza però conoscerne la natura. Si potrà così ricostruire e tramandare la ricetta, custodendone intatti i segreti.
Dal 1947 allo Strega è intitolato il più prestigioso premio letterario italiano, l’unico realmente in grado di condizionare le scelte dei lettori. Ed è con un bicchierino giallo in una mano e Le Otto Montagne dell’ultimo vincitore dello Strega, Paolo Cognetti, nell’altra che vi immaginiamo nella notte di Halloween, affondati nella vostra poltrona preferita, mentre leggete le parole del padre di Pietro davanti ad un torrente: “Facciamo finta che l’acqua sia il tempo che scorre. Se qui dove siamo noi è il presente, da quale parte pensi che sia il futuro?”. Promettete di sfoderare opportunamente il vostro proverbiale umore nero quando, ad interrompervi, saranno dei ragazzini ostinati che si attaccheranno al campanello: “dolcetto o scherzetto?”. Ripenserete con nostalgia a quando eravate piccoli e Halloween in Italia fortunatamente non si festeggiava ancora e vi chiederete di chi siano figli quei diavoletti dispettosi a cui nessuno ha insegnato a non accettare caramelle dagli sconosciuti.




