di Laura Chiappa* – La sensibilità dei piacentini verso i temi ambientali è notevolmente aumentata in questi ultimi 15 anni, così come è aumentata la disponibilità a impegnarsi personalmente per cercare di risolvere i problemi della città. Lo dimostrano le tantissime segnalazioni di cittadini che arrivano alla nostra sede su verde urbano, ciclabili e traffico, inquinamento.
Il problema reale è che di fronte a questa nuova sensibilità, le scelte di politica ambientale sono state inadeguate rispetto ai cambiamenti in corso, una sorta di corsa a due marce dove molti cittadini stanno imparando a correre ma non altrettanto la città e le amministrazioni che si sono succedute nel tempo.
Anni di scelte basate su uno sviluppo quantitativo, senza attenzione agli effetti sul territorio e sull’ambiente hanno lasciato il segno a Piacenza: a due passi dal centro si è costruito un inceneritore, una centrale termoelettrica ed un cementificio, si è fatta scorrere una delle autostrade a maggior transito del nord Italia, separandola nettamente dal suo fiume si è costruito un polo logistico di 2,7 milioni di mq con un carico di inquinamento da traffico strabiliante ed ampliato la città in modo molto disordinato, cementificando aree verdi e suolo agricolo. Questa situazione avrebbe richiesto da anni un radicale cambiamento a compensazione, eppure le scelte anche recenti, sono state altre.
Tra le tante, lo scorso anno è stato approvato il nuovo PSC (il piano strutturale Comunale) che di fatto, nonostante le promesse di “consumo di suolo zero” permette nuove previsioni urbanistiche sia residenziali che produttive per oltre 1,5 milioni di MQ, qualche giorno fa la Giunta regionale ha autorizzato l’inceneritore di Piacenza a bruciare rifiuti speciali da tutta la Regione, collegandosi al teleriscaldamento, condannando la città ad essere un polo di incenerimento di rifiuti per i prossimi decenni, nonostante il piano rifiuti regionale avesse previsto al 2020 la possibilità di chiuderlo.
Ultime chicche, la decisione della nuova amministrazione di riaprire nei due sensi Corso Vittorio Emanuele e la volontà espressa di anticipare alle 18 l’apertura della Ztl , agevolando di fatto il traffico veicolare, rispetto alla necessità di incentivare l’uso della bicicletta e la tutela dei pedoni come utenti deboli.
Ancora una volta quindi la città ha perso importanti occasioni per riuscire a mettere in atto quelle scelte strategiche che avrebbero potuto permettere una reale innovazione urbana, considerate le ottime potenzialità che potrebbe mettere a sistema.
Voglio augurarmi però che i nuovi appuntamenti che aspettano la nuova amministrazione, la partita delle aree militari, la Pertite, il piano urbano del traffico e del piano della mobilità sostenibile possano diventare una nuova occasione per trasformare in positivo la città e renderla una sorta di cantiere di innovazione e qualità urbana, ripensando ad una nuova mobilità davvero sostenibile, il recupero urbanistico, l’efficienza energetica degli edifici, l’aumento della raccolta differenziata ben oltre al traguardo posto dalla regione, il verde urbano che aspetta da anni un regolamento
Il futuro è ancora da disegnare, occorre correre però, la crisi climatica ed ambientale che ci caratterizza ce lo chiede.
Le potenzialità, come città, le abbiamo tutte, Basta volerlo.
*presidente di Legambiente Piacenza




