PUG, dal confronto con Parma e Reggio, un paniere ricco di idee per Piacenza

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Mantenere lo sviluppo urbanistico all’interno delle città; troncare
la spinta ad allargarsi oltrepassando la linea del già costruito;
sostenere le funzioni di lavoro, residenza, commercio di vicinato e
studio nei centri storici. Solo questo appare come una chiara
inversione a U rispetto al recente passato che, invece, ha avuto
come punto focale l’allargamento dei confini urbani determinando
quell’abnorme consumo di suolo di cui soffre tutta la pianura
padana. A cominciare proprio da Piacenza.
Se le idee, i progetti, i Piani Urbanistici Generali rimarranno
chimere lo si vedrà. Per ora è stato utile e istruttivo il confronto al
tavolo della Cappella ducale di Palazzo Farnese che ha visto
cimentarsi sull’argomento tre assessori impegnati nel settore
urbanistico e della Rigenerazione urbana: Adriana Fantini per
Piacenza (ai primi passi per la stesura del nuovo PUG), Chiara
Vernizzi per Parma (un tantino più avanti di Piacenza
nell’elaborazione del Piano) e Alex Pratissoli per Reggio Emilia,
(città che invece ha già concluso l’iter e che adotterà il PUG entro
questo maggio).
L’incontro rientra in un ciclo di conferenze programmate
dall’assessora piacentina Adriana Fantini. L’intento sembra quello
di aprire una porta verso l’esterno e già questa rappresenta una
novità positiva. L’iniziativa – così è apparso – è nata per
conoscere e capire quale approccio a problematiche comuni
abbiano città di pianura con dimensioni simili anche se Parma e
Reggio Emilia, con i loro rispettivi 195mila e 171mila abitanti,
superano Piacenza che di abitanti ne conta 103mila. Non ultimo il
confronto potrebbe produrre anche contaminazioni positive per le
scelte che Piacenza si appresta a decidere. E questo non sarebbe
certamente negativo.
I temi sul tavolo – anche se con condizioni di partenza diverse –
rappresentano un portato pesante per tutti i territori emiliani; ne
spiccano tre: l’eccesso di espansione costruttiva, un deficit
ambientale di verde e uno stato di salute dell’aria molto

compromesso. In una parola territori che hanno bisogno di correre
ai ripari e fare presto e bene.
Quello del Farnese, di fatto, è stato un “faccia a faccia” a due con
l’assessora piacentina Adriana Fantini che ha svolto il ruolo di
intervistatrice dei suoi colleghi che, su domande precise, puntuali
e veloci, hanno tratteggiato la fotografia, le criticità dei loro
territori e anche gli obiettivi dei rispettivi piani urbanistici.
Ci sono termini comuni che ricorrono nei progetti di Piano
urbanistico generale con cui si stanno confrontando le tre città
emiliane. Sono declinati con parole e definizioni differenti, ma la
sostanza resta uguale. Si parla di armonizzazione tra città e
territorio, di ambiente, di qualità urbana e umana, di mobilità
sostenibile, di sicurezza ma anche di legalità. L’interrogativo
finale per tutti è: resterà un elenco di buoni propositi, di belle
speranze per un nuovo modo di concepire le città?
Il nuovo strumento urbanistico – è stato illustrato – ha un
perimetro ben delineato e riguarderà principalmente solo “il già
costruito” e sul nuovo la parte del leone la dovrà fare la
rigenerazione urbana delle aree dismesse. Così avviene in tutte le
realtà prese in esame…
Un altro segnale importante emerso dalla discussione tra i due
assessori di Parma e Reggio Emilia ha riguardato lo sviluppo
produttivo: disco rosso deciso (senza se e senza ma) verso la
logistica e i grandi centri del commercio – principali competitor
del commercio nei centri storici che svolgono anche una funzione
sociale di presidio dell’area urbana oltre a mantenere una forte
caratterizzazione identitaria formata dalle stratificazioni delle
diverse epoche storiche. Saranno concesse solo attività che
incentivano “un’occupazione qualificata”. Per Reggio Emilia
questo indirizzo è racchiuso nell’obiettivo definito
“dell’attrattività” che non ha il solo significato materiale, ma
anche professionale e umano.
Parma, Reggio Emilia e Piacenza sono apparse realtà simili
–anche se con priorità diverse – ma ancora molto scollegate nella

costruzione di un approccio omogeneo e armonico alle nuove
tematiche che tengono banco su un’urbanistica, troppo spesso
timida nell’imprimere svolte davvero innovative, come le
emergenze imporrebbero. Come si diceva i percorsi che le tre città
hanno in corso hanno raggiunto stadi diversi con Piacenza che è
ancora alle prime fasi, Parma che ha raccolto il testimone dalla
precedente amministrazione con l’idea di un piano urbanistico al
2050 e Reggio Emilia che invece ha già approvato in consiglio
comunale il suo PUG 2030.
Hanno di fronte una sfida impegnativa che comporta pensare e
progettare la prospettiva dei prossimi anni. Un lavoro su cui
rilanciare inventiva, creatività e capacità di leggere l’evoluzione
della realtà, senza lasciar svanire la consapevolezza sugli errori
compiuti in un recente passato in cui hanno trovato spazio scelte
che, nell’ottica di oggi, sono completamente da ribaltare o almeno
da rivedere alla radice.
Non hanno nascosto le ombre i due assessori ospiti, frutto anche di
queste scelte “sbagliate”. Esempio lampante la realizzazione dei
grandi centri commerciali che hanno svuotato i centri cittadini di
una prioritaria funzione che da sempre, storicamente, ha
rappresentato il fulcro della vitalità urbana, il cuore della vita
civica, del lavoro, della cultura e del commercio nelle città
emiliane. Anzi, dall’assessore di Reggio Emilia è venuta una
considerazione politica significativa. Secondo la sua valutazione le
questioni sul campo devono essere affrontate in modo
“cooperativo” perché se così non fosse non si supererebbe la sfida.
L’appello dell’assessore reggiano spinge sulla necessità quindi di
impostare una maggiore condivisione nell’ambito di area vasta.
Tra le città e il suo territorio ma anche – così è parso – all’interno
della stessa entità emiliana che unisce le tre città sull’asse della via
Emilia.
Se i cambiamenti climatici e gli effetti devastanti che procurano
sui territori hanno innescato una maggiore sensibilità rispetto al
passato, gli amministratori non si sono nascosti le difficoltà che li

attendono, soprattutto in termini finanziari. Parma e Reggio Emilia
– sollecitati dalle domande di Adriana Fantini – hanno raccontato
come intendono intervenire su questo rispetto al verde e alla
mobilità sostenibile. Quanto alle ciclabili, ad esempio, lo stato
dell’arte di entrambe le città ha mostrato un grande vantaggio su
Piacenza, con Parma che ha l’obiettivo di realizzare l’86% di
ciclabili in più nei prossini dieci anni e Reggio che punta a portare
da 150 a 200 km le sue ciclabili nell’arco del mandato
amministrativo. Così come per il verde “Un altissimo costo per le
casse comunali” – si sono detti concordi gli amministratori di
Parma e Reggio Emilia – problema che si pone anche per le
ciclabili la cui manutenzione è molto onerosa. E poi l’equivoco:
quando si parla di ciclabili – hanno ribadito – chiediamoci anche di
che tipo di piste ciclabili si parla. Non tutti sono percorsi protetti,
spesso sono delimitati dalle strisce gialle sulla strada e questo è un
elemento su cui battono le proteste dei cittadini. Quindi si è di
fronte a un problema di qualità ciclabile, non solo di quantità della
ciclabilità”.
Elemento della mobilità che va di pari passo anche con il tema dei
trasporti pubblici. E la segnalazione delle disfunzioni non sono
mancate. Nella nostra regione – è stato detto – il trasporto
pubblico è considerato quasi esclusivamente un servizio scolastico
o legato al pendolarismo. Molta strada resta da fare per stimolare
l’uso del trasporto pubblico da parte di tutti i cittadini che
continuano a preferire l’automobile, ma anche per rendere più
funzionale e appetibile il servizio. Tuttavia anche la gratuità non
spinge all’uso. Lo ha segnalato l’assessore “La nostra navetta
gratuita sulla tratta più frequentata – ha segnalato l’assessore
reggiano Alex Pratissoli – non aiuta a incrementare il trasporto su
questa linea”.
Insomma tanti mali comuni su cui incidere e fondamentali saranno
le scelte contenute nei PUG, i Piani urbanistici generali.
Anche il verde impegna da vicino in termini di risorse le
amministrazioni comunali. “Per i primi tre anni almeno – ha

rimarcato l’assessora del Comune di Parma Chiara Vernizzi –
vanno seguiti e innaffiati costantemente e questo diventa un
problema per i servizi di manutenzione”. Parma però ha
sperimentato un’iniziativa interessante a cui ha fatto cenno
l’assessora Vernizzi. È il “Consorzio forestale del
KilometroVerde”. Un’idea nata nel 2015 che si è proposta di
creare in corridoio alberato di 11 km lungo dell’A1 che attraversa
Parma per riqualificare l’ambiente di uno dei tratti autostradali più
trafficati d’Europa, ma poi il progetto si è allargato a tutto il
territorio del Parmense tanto che i risultati di KilometroVerde
contano 55.365 alberi e arbusti messi a dimora, con una superficie
rimboschita di 49,1 ettari e la bellezza di 855,89 tonnellate di CO2
stoccata. Non trascurabile e un buon suggerimento anche per
Piacenza che in termini di traffico avrebbe molto da fare.
Tantissimi gli argomenti affrontati durante le poche ore di
confronto. Tra questi anche la sicurezza nelle città e il tema della
legalità.
C’è il problema della sicurezza legato alla microcriminalità di
alcune zone delle città (A Parma – ha richiamato l’assessora – è
stata istituita la figura del delegato alla sicurezza) che va distinto
dall’altro elemento che riguarda la legalità. Problema molto più
pesante, di cui ha parlato in particolare l’assessore di Reggio
Emilia lanciando anche un avvertimento “Attenzione – ha detto –
perché i territori ricchi come i nostri possono essere infiltrati dalla
mafia”. A Reggio Emilia – dopo le note vicende e inchieste – il
livello di attenzione è molto alto. “Abbiamo il record nazionale di
interdittive antimafia. Controlliamo tutti gli interventi edilizi sul
territorio”. Ha messo in rilievo l’assessore reggiano.
Quindi la sanità. Per Piacenza tema surriscaldato dal progetto di
realizzazione del nuovo ospedale che trova non pochi oppositori.
Anche in questa occasione i rappresentanti del comitato
“Salviamospedale” sono intervenuti segnalando che, con lo
spostamento dell’ospedale, si segnerebbe un depauperamento del
centro cittadino. Situazioni diverse hanno illustrato gli

amministratori di Reggio Emilia e Parma. L’ospedale di Parma –
ha richiamato Vernizzi – risale al 1925 e di fatto è inglobato nella
città e la decisione di mantenerlo è stata presa nel corso degli anni.
Quanto a Reggio Emilia l’ospedale è nato dal Prg 80 e oggi – ha
spiegato l’assessore – è dentro alla città. Negli ultimi dieci anni
sono stati fatti investimenti su centri di onco-ematologia e
sull’ospedale per mamma e bambino. Per noi quella sanitaria è
una delle principali aziende del comune con possibilità di bilancio
che non ci lasciano tranquilli ed è questa è una delle maggiori
preoccupazioni. Si sta investendo sulle case di comunità (“il Covid
ha messo in evidenza conflittualità tra territori e presenza di
servizi nella città”) scelte che mettono al centro il valore della
sanità pubblica, ma le difficoltà economiche sono uno dei
problemi.
Anche se poco partecipato dai cittadini l’incontro ha certamente
fornito all’assessora Adriana Fantini tanti spunti di riflessione sul
lavoro che l’attende nei prossimi mesi. Non ultimi i “meme”
segnalati durante l’incontro da Legambiente: le questioni
piacentine aperte e ancora irrisolte. Tra questi il Pums (Piano per
la mobilità sostenibile adottato ma non applicato), il futuro di
piazza Cittadella, di Terre padane, del parcheggio pendolari e di
Borgo Faxhall. Temi che – ha assicurato Fantini – avranno presto
un loro tavolo di confronto specifico.

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