Pubbliche Assistenze in prima linea contro il Covid. Il coordinatore provinciale Paolo Rebecchi: “Un anno che ha lasciato il segno”

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“È davvero difficile descrivere l’anno che abbiamo vissuto. Sicuramente è stato un periodo durissimo, sia a livello fisico che psicologico: un’esperienza che mi ha segnato profondamente”. In oltre 20 anni di servizio nelle Pubbliche Assistenze, Paolo Rebecchi – coordinatore delle tredici organizzazioni provinciali di Anpas, oltre che membro del direttivo regionale e di quello nazionale – ha fronteggiato in prima persona numerose emergenze. Ma, giura, “niente di tutto ciò è paragonabile agli ultimi trecentosessantacinque giorni di pandemia. Ricordo nitidamente lo scorso 23 febbraio – racconta -, il giorno che per Anpas Piacenza ha coinciso con l’inizio di un impegno straordinario. Quella sera i nostri volontari allestirono in tempi record, nella zona antistante l’ospedale cittadino, il Posto Medico Avanzato che aveva funzione di triage ospedaliero di Pronto Soccorso: da quel momento non ci siamo mai fermati. Sin da subito – prosegue – abbiamo dovuto cambiare le nostre modalità d’intervento ed adeguarle al nuovo contesto, stravolgendo i protocolli ordinari ormai consolidati da anni. Per ragioni di sicurezza, gli equipaggi sono stati ridotti ad un massimo di tre persone; inoltre, anche il percorso formativo è stato completamente ripensato: non potendo più radunare le persone in un’aula abbiamo dovuto organizzarci online”.

NEL 2020 CIRCA 45MILA SERVIZI – Rebecchi ripercorre con la mente i mesi più duri dell’emergenza. “Soprattutto nella scorsa primavera – ricorda -, le Pubbliche Assistenze sono state a disposizione di qualsiasi richiesta, ricevendo, al contempo, un grandissimo supporto. Persone, enti ed aziende ci hanno aiutato economicamente e nelle necessità materiali – come il reperimento dei dispositivi di protezione individuale – ma anche a livello morale in tanti ci sono stati vicino, sommergendoci di lettere e messaggi di solidarietà”.

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Con le sue tredici organizzazioni territoriali, nel 2020 Anpas Piacenza ha portato a termine più di 18mila servizi in emergenza e oltre 26mila servizi ordinari, percorrendo in tutto più di un milione e 600mila chilometri sulle strade provinciali con la propria flotta che, tra ambulanze, pulmini, fuoristrada e auto, mette insieme più di cento mezzi. Un dispiego di forze eccezionale, che ha visto coinvolti oltre 1500 volontari e una cinquantina di dipendenti. Prestando servizio in prima linea, tanti di loro si sono ammalati, altri non ce l’hanno fatta. “Personalmente – confida Rebecchi – non posso non ricordare, ancora con le lacrime agli occhi, la scomparsa del dottor Ubertino Testa, ex anestesista e primario all’ospedale di Fiorenzuola D’Arda, da più di 15 anni direttore sanitario della Pubblica Assistenza Croce Bianca, punto di riferimento per ogni nostro volontario e per l’associazione. Abbiamo perso un uomo di grandissimo valore”.

“INTERE FAMIGLIE SFASCIATE DAL COVID, NON TOLLERO I NEGAZIONISTI” – In un anno di covid, Anpas Piacenza ha saputo riorganizzarsi e ridefinire, in relazione al quadro emergenziale, in maniera più strutturata la propria attività operativa. Tanti passi avanti sono stati fatti ma, nonostante ciò, rimane vietato abbassare la guardia. “Personalmente non credo sia corretto parlare di prima e seconda ondata – afferma Paolo Rebecchi -. L’andamento della epidemia mi sembra piuttosto abbia avuto, fino ad adesso, un moto di tipo sinusoidale, in cui a picchi più intensi si sono alternati momenti di relativa, ma mai totale, tranquillità. Sicuramente oggi siamo più pronti a gestire quest’emergenza – la sua considerazione -: l’esperienza ci ha aiutato a comprendere meglio come reagire, oltre a farci acquisire tutta una serie di attenzioni che all’inizio, ovviamente, non potevano esserci. A livello generale – continua -, i vaccini e il gran numero di persone contagiate e guarite costituiscono una barriera ulteriore contro il virus; bisogna però capire come evolverà il tema delle varianti, ma soprattutto mi preme che passi un messaggio: l’attenzione nella nostra condotta di vita deve essere ancora massima, perché il contrasto alla diffusione del contagio dipende soprattutto da noi. È un messaggio duro – ammette Rebecchi -, me ne rendo conto, poiché la voglia di socialità e la necessità di tornare a lavorare, senza il peso delle restrizioni, è tanta. Purtroppo, però, non si può ragionare per compartimenti stagni”. Una presa di posizione forte contro atteggiamenti superficiali o, peggio ancora, negazionisti. “Non tollero chi sostiene che il virus non esiste – rimarca il coordinatore provinciale Anpas -. Sono cose che non concepisco, davvero: quest’anno abbiamo visto tante persone care andarsene, la sofferenza di intere famiglie sfasciate dal covid”. 

GLI INSEGNAMENTI DELLA PANDEMIA – In questo drammatico affresco, sono pochi, ma preziosi, gli spiragli di luce. “Se mi guardo indietro – riflette Rebecchi -, faccio fatica a trovare qualcosa di positivo nell’anno appena passato. Sicuramente ci sono però degli insegnamenti: abbiamo capito il valore e l’importanza di lavorare insieme, mettendo da parte gli interessi particolari. E poi abbiamo avuto la dimostrazione che in questo mondo ci si vuole ancora bene, che sappiamo ancora prenderci cura della gente che soffre, con gesti sensibili e umani”.

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