
Dal 23 febbraio al 1° marzo, Emanuele Follenti, docente di lettere al liceo Respighi di
Piacenza dal settembre 2023, ha partecipato a un’esperienza di mobilità per docenti a
Helsinki, in Finlandia, grazie ai fondi Erasmus+, finanziati dal Ministero. Ogni attività è stata
documentata giorno per giorno sui suoi canali social (@folleducare), attirando così l’attenzione
di INDIRE, l’agenzia nazionale del Programma Erasmus+, che lo ha successivamente
contattato per discutere di future collaborazioni. Questa esperienza è sicuramente
un’opportunità che, purtroppo, spesso non riceve la giusta attenzione, ma che ha un enorme
potenziale educativo sia per i docenti che per gli studenti, anche quelli non universitari.
In cosa consiste, effettivamente, questo genere di Erasmus? È facilmente accessibile
per chi si vuole applicare?
Il programma di mobilità Erasmus per docenti, in particolare nella sua versione di job
shadowing, offre l’opportunità di osservare e partecipare a una settimana di lezioni presso il
liceo ospitante. L’esperienza è strutturata in modo che gli insegnanti ospiti assistano alle
lezioni senza intervenire durante lo svolgimento, ma confrontandosi con docenti e studenti
solo successivamente. Oltre all’osservazione diretta, il programma prevede incontri con figure
chiave dell’istituto, come il referente per l’inclusione, la preside della scuola, gli studenti del
club internazionale e la referente dell’intero progetto. Questo permette di ottenere una visione
più ampia possibile, anche nel breve periodo, del funzionamento di una scuola straniera e di
metterlo a confronto con il sistema italiano. Quanto all’accessibilità, questi progetti non sono
molto conosciuti, il che li rende meno fruibili. Per partecipare, è necessario che la scuola si
accrediti e segua una procedura burocratica per accedere ai fondi disponibili; dopo
l’approvazione del progetto, si passa alla fase organizzativa, che include la scelta della durata
e della destinazione, oltre alla selezione interna dei partecipanti, basata su diversi criteri. Una
volta definita questa parte, resta solo la pianificazione pratica del viaggio.
Cosa ti ha fatto subito pensare: “Questa è un’idea che dovremmo adottare”?
L’importanza di spazi di apprendimento adeguati e regole chiare per le attività didattiche ed
extra-didattiche. Sebbene metodologie come il cooperative learning e la flipped classroom
siano già diffuse in Italia, in Finlandia vengono applicate con maggiore coerenza e rigore. Altre
pratiche, come il peer tutoring e l’autovalutazione, sono implementate con grande attenzione,
mentre in Italia, a causa di carenze soprattutto strutturali, sono meno comuni. Le aule
finlandesi, meglio attrezzate, consentono una gestione più efficiente delle attività, mentre in
Italia la disposizione tradizionale dei banchi e la mancanza di isolamento acustico ostacolano
l’adozione di metodi innovativi. Inoltre, in Finlandia il programma scolastico è chiaro: i test
annuali sono definiti all’inizio dell’anno, e la preparazione degli studenti include sia lezioni che
lavori di gruppo, che
contribuiscono al voto finale. Questo approccio, simile a quello delle università italiane, è
anticipato nel liceo finlandese, che è più breve rispetto al nostro. A livello europeo, gli studenti
finlandesi si distinguono per la loro preparazione e qualità dell’apprendimento, mentre gli
studenti italiani occupano posizioni più basse. Se l’obiettivo della scuola è preparare gli
studenti a test di logica, matematica o comprensione del testo, i risultati italiani sono tra i
peggiori; se, invece, la scuola è vista come un luogo per stimolare la creatività, anche in
questo caso la situazione non migliora, complice la mancanza di risorse adeguate. È quindi
necessario un approccio che combini i punti di forza di entrambi i sistemi: la flessibilità del
modello finlandese e la capacità del sistema italiano di favorire la socializzazione tra docenti e
studenti.
A 16 anni, in Finlandia, si parla di politica in momenti di condivisione oltre che di vera e
propria formazione. In Italia questo sarebbe compreso in Educazione Civica, anche se
spesso questa materia è trascurata. Cosa pensi a riguardo?
L’educazione civica dovrebbe essere una materia trasversale in tutte le discipline e affrontare i
principali concetti di cittadinanza. In Finlandia, la politica e la storia dei partiti sono insegnate in
maniera diretta; in Italia, invece, questi temi vengono evitati per ragioni storiche e culturali,
legate al nostro passato complesso tra fascismo e comunismo europeo. Tuttavia, questo non
dovrebbe impedirci di trattare questi argomenti in modo oggettivo, illustrando le differenze tra
le principali ideologie politiche e i loro sviluppi. Detto questo, la scuola non può farsi carico di
tutto: ci sono molte associazioni e organizzazioni non governative che potrebbero collaborare
con i docenti per formare cittadini più consapevoli e responsabili.
Parliamo della tua carriera social: com’è iniziata, ma soprattutto come si comportano i
tuoi studenti a riguardo?
La mia avventura online è iniziata proprio grazie ai ragazzi. Due anni fa, alcuni di loro mi
suggerirono di aprire un canale YouTube per condividere il mio approccio all’insegnamento,
ma in un primo momento non accettai l’idea. Con il tempo, però, ho deciso di provare su
TikTok, e ho notato un crescente interesse per i miei contenuti. Sebbene l’educazione sia un
tema di “seconda classe” negli algoritmi social, ho ampliato la mia attività fino ad arrivare
anche su Instagram, dove ho un ottimo seguito. Gli studenti, felici di quanto faccio, mi
seguono con entusiasmo e con grande rispetto, riconoscendo la mia attività come qualcosa di
professionale e distinguendo tra vita privata, pubblica e scolastica.
Si nota subito anche dai tuoi video che sei un insegnante giovane e con molta voglia di
rinnovare ogni tua lezione. Come reagiscono i colleghi, anche quelli più “tradizionali”,
in questo?
Molti dei miei colleghi guardano i miei video e ci confrontiamo spesso, dandoci consigli a
vicenda. Credo che sia importante non isolarsi nelle proprie convinzioni, ma essere aperti al
confronto con gli altri. Ho intrapreso la mia “vocazione online” anche per questo: per ampliare
il dialogo con colleghi e studenti e osservare le reazioni ai miei contenuti. Sono in contatto con
molti altri docenti che usano i social per scopi educativi, ciascuno con un approccio diverso,
dalla formazione per insegnanti alla divulgazione sulla vita scolastica, fino ai contenuti più
leggeri. Ma ciò che ci accomuna è un messaggio fondamentale: la scuola va salvaguardata e
protetta, perché, insieme alla sanità e alla cultura, è uno dei pilastri della nostra società. Gli
insegnanti affrontano sfide sempre più complesse e hanno bisogno di sostegno e
riconoscimento, perché il futuro dell’istruzione dipende anche dalla valorizzazione del loro
lavoro.




