
Tanti spettatori e addetti ai lavori all’evento de L’urtiga sull’urbanistica del passato e del presente a Piacenza
Il numero 31 della rivista L’urtiga, edizioni LIR, ha affrontato il tema de “La città in cambiamento: conservazione, demolizioni, sostituzioni, riutilizzo” su cui è stata organizzata poi un’interessante tavola rotonda coordinata dall’architetta e professoressa Valeria Poli, relatori Giuseppe Baracchi, Matteo Faroldi, Benito Dodi oltre a Pietro Chiappelloni di Italia Nostra. Nella sede degli Amici dell’Arte, il direttore della rivista Ippolito Negri ha spiegato come dopo 10 anni trascorsi a raccontare la storia di Piacenza sia giunto il momento di promuovere anche riflessioni sul futuro attingendo alle esperienze del passato: dal versante storico, quello progettuale e a quello della conservazione, nella consapevolezza che proprio dalla mediazione delle differenti posizioni possa emergere un contributo positivo. Così è nata la tavola rotonda”.

Valeria Poli ha illustrato l’evoluzione storico-urbanistica di Piacenza: si è soffermata su Piazza Duomo, ricavata solo nel 1543 da una serie di demolizioni intorno alla Cattedrale per valorizzarne la nuova posizione preminente. Nei secoli successivi, attraverso ulteriori demolizioni si crearono nuovi assi viari intorno e nel centro della città dove i palazzi della nobiltà avrebbero caratterizzato il loro decoro.
Giuseppe Baracchi, già presidente dell’Ordine degli architetti, si è concentrato invece sugli aspetti demografici dell’urbanistica e ha citato il caso di studio della città statunitense di Detroit, per dimostrarne l’incidenza. Infatti, si ridusse in uno stato di semi-desertificazione, sia a livello abitativo che industriale, a causa della grande recessione economica del 2008 innescata dalla crisi dell’industria automobilistica. Poi, ricordando come Piacenza avesse recuperato le aree ex Arbos, ex Massarenti ed ex Unicem senza consumare altro suolo ha illustrato un progetto di città verticale nell’area di Viale Dante Alighieri indicativo del fatto che costruire grandi palazzi può ridurre il consumo di suolo, a differenza invece di come si è sviluppata la “seconda Piacenza” fuori dalle Mura farnesiane nel secondo dopoguerra.
Il contributo dell’architetto Matteo Faroldi è stato invece la proposta di una serie di futuribili lavori pubblici per rendere Piacenza più sostenibile: il Parco delle Mura, progetto di cui si parla da decenni e che prevede la realizzazione di un grande parco intorno alla cinta muraria della città; la costruzione di un tunnel al posto della sopraelevata autostradale a nord che ha diviso la città dal Po (prendendo ad esempio l’Eurotunnel della Manica); la connessione del Parco di Montecucco tramite il ‘Canale della Fame’ col Parco della Galleana, per creare una cintura unita di verde a sud; infine, ha ribadito la necessità di nuovi parcheggi nel centro storico riprendendo il caso di Grosseto, che ha realizzato parcheggi sotterranei intorno alle sue mura perfettamente conservate (anche la vicina Parma ha fatto lo stesso nel suo centro, a ridosso dell’omonimo fiume).
Benito Dodi, anche lui già presidente dell’Ordine degli architetti, ha sottolineato il ruolo del Comune come organo di controllo soprattutto dove mancano vincoli della “Sovraintendenza”. Ha poi sottolineato come la tavola rotonda sia stata un’occasione per sviluppare il dibattito pubblico che non dovrebbe mai mancare.

GIUSEPPE BARACCHI 
MATTEO FAROLDI 
BENITO DODI

Pietro Chiappelloni di ‘Italia Nostra’ si è concentrato sulle criticità dell’urbanistica piacentina citando il complesso seicentesco delle Case di Rocco a Sant’Antonio a Trebbia a rischio abbattimento; gli interventi stravolgenti come quello effettuato su alcuni edifici del Quartiere INA-Casa; le demolizioni della storica stazione AGIP di via Genova, dell’ex Mercato ortofrutticolo di via Cristoforo Colombo, della stalla dell’ex caserma dei carabinieri a cavallo nell’ex Manifattura Tabacchi e di vecchi magazzini di viale Risorgimento, fino ad altri interventi ancora più recenti e discutibili come la distruzione e ricostruzione di palazzine in via Pace e via Romagnosi. Anche Chiappelloni è tornato sul tema dei parcheggi, citando il silo abbandonato di via X Giugno, che colmerebbe una carenza di posti auto in quell’area della città.
Gli interventi sono stati seguitissimi e hanno, ancora una volta, mostrato come sia cambiata in modo radicale Piacenza nell’ultimo secolo e negli ultimi anni, suggerendo nuove e vecchie vie da seguire per correggere il suo sviluppo urbano ed edilizio, proprio ora che si sta per approvare un nuovo piano regolatore.




