Piacenza è meno verde. Parma al 2° posto, noi al 58°

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Auto immerse nello smogDiciamo così: non è un momento felice. Per Piacenza. Tra coloro, e non sono pochi, che la ritengono oggettivamente triste e le varie classifiche che i giornali importanti stilano ormai ad ogni pié sospinto, il piatto, piangente, è servito. Buona ultima, ma sufficientemente clamorosa, la classifica di Legambiente, stilata in collaborazione con il “Sole 24ore”, il quotidiano di Confindustria. Nel rapporto Ecosistema urbano 2018 la nostra città perde ben 12 posizioni, scivolando dal non lusinghiero 47simo posto del 2017 al 58esimo (su 104) del 2018. A penalizzare la città l’ormai annosa questione della qualità dell’aria (pessima), lo smaltimento dei rifiuti (insufficiente la differenziata), traffico da metropoli e non da provincia dolce, piste ciclabili al palo, verde pubblico al di sotto di ogni ragionevole aspettativa. E non è, come potrebbe suonare a parziale consolazione, una condizione da città padana, perché nella stessa classifica Mantova, 80 chilometri a est – è prima mentre Parma (che ha pure il brand che Piacenza affannosamente cerca e non trova) è seconda. Ci precede di “sole” 56 posizioni. A parziale consolazione, su 17 parametri di giudizio, l’ottimo posizionamento per quanto riguarda la depurazione delle acque, le ridotte perdite di rete e, tutto sommato, una discreta dotazione di piste ciclabili (per altro ferme). Naturalmente, il reale punto critico, riguarda ancora una volta la qualità dell’aria, in costante peggioramento negli ultimi anni. Fosse solo per l’aria, per la sua qualità, saremmo non al 58esimo bensì all’83esimo posto, desolatamente in coda. Insomma, a Piacenza, sforiamo i parametri indicati come soglia della salubrità molto più spesso che altrove: per le polveri sottili denominate Pm10, per la concentrazione di ozono.
“Ripetiamo da tempo – lamenta Laura Chiappa, portavoce di Legambiente Piacenza – che ci troviamo di fronte a una emergenza che, come tale, andrebbe affrontata con ben altro vigore e determinazione. Sia rispetto al traffico di automobili e autocarri che letteralmente soffocano le nostre arterie urbane, sia nelle iniziative da prendere nei confronti delle industrie inquinanti, sia nella presa di coscienza della necessità di implementare il verde in maniera massiccia, sia in città che nella cintura urbana, almeno come compensazione alle emissioni inquinanti. Inoltre – prosegue Chiappa – le iniziative del pubblico, dal ridimensionamento orario della ztl, allo stallo di un reale processo partecipativo in fatto di Pums (piano urbano della mobilità sostenibile), al costante rischio di una moltiplicazione degli insediamenti nel settore logistico (Roncaglia rischia la colonizzazione di un milione di metri quadri di nuova logistica) vanno in direzione contraria a qualsiasi ipotesi di miglioramento della situazione”.
A fare da zavorra, inoltre e come sempre, i rifiuti. Piacenza si attesta su percentuali che oscillano tra il 56 e il 57 per cento in tema di raccolta differenziata. Basta confrontare i dati delle città cugine emiliano-romagnole: Parma, per dire, arriva al 79,4 per cento. Nel mirino degli ambientalisti, non è una novità, il termovalorizzatore di Borgoforte: “L’inceneritore – sottolinea Chiappa – impedisce una reale politica rivolta a ridurre la produzione dei rifiuti e per converso non favorisce l’incremento della differenziata”.
Che fare, dunque? Per gli ambientalisti non ci sono dubbi: “Ci chiediamo che cosa intenda fare questa amministrazione per evitare che Piacenza diventi il polo d’incenerimento rifiuti di tutta la regione dopo che chi li ha preceduti (la giunta di centrosinistra di Dosi, ndr) autorizzò la combustione nell’impianto di Borgoforte di rifiuti speciali provenienti da tutta Italia, collegandolo, o giustificandolo, con l’avvio del teleriscaldamento. Insomma – concludono – l’attuale amministrazione Barbieri deve indicare con chiarezza cosa vuole fare per arrivare a spegnere l’inceneritore e finalmente giungere al 73 per cento di raccolta differenziata nel 2020”.
E alla domanda da quali città Piacenza può copiare buone prassi, gli ambientalisti rispondono: “Parma e Mantova che portano al riciclo l’80% dei rifiuti prodotti, Reggio Emilia che ha la più estesa dotazione infrastrutturale per la ciclabilità, Bolzano che ha ridotto in 10 anni del 40% le polveri sottili, riducendo drasticamente l’uso dell’auto, Pesaro che ha inventato la Bicipolitana, Bolzano, Firenze, Pisa, Torino, Milano, Bologna, dove più del 50 per cento degli abitanti cammina, pedala, usa i mezzi pubblici”.
Reagisce alla drammatica perdita di posizioni della città, in tema ambientale, addossando colpe “all’immobilismo del passato” l’assessore all’Ambiente del Comune di Piacenza Paolo Mancioppi (Lega) il quale dal canto suo rivendica l’avvio della raccolta differenziata in un quartiere popoloso come quello di viale Dante (12mila abitanti) e confida che l’avvio del Pums (Piano urbano per la mobilità sostenibile), contribuirà a migliorare le cose secondo gli auspici.

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