di Edoardo Pivoni – “Se sei gay t’investo col muletto”, “Sono etero e odio i culattoni”. La vittima di questi insulti è un ragazzo piacentino di 28 anni, che non ha voluto rivelare nome e cognome se non con la sigla F.B. per privacy. Assunto nel settembre scorso in una ditta cittadina, tramite agenzia interinale, come apprendista operaio, un tutor che gli era stato affiancato ha più volte espresso pregiudizi su persone di differente orientamento sessuale e nella fattispecie sulla sessualità del ragazzo. La settimana scorsa ai giornali ha deciso di testimoniare gli insulti discriminatori e provocatori di questo tutor.
Licenziato poco tempo dopo, il ragazzo aveva deciso di tornare in azienda e parlarne con la dirigenza, dove nonostante le spiegazioni molti non sembravano credergli. Ma grazie alla testimonianza di un altro lavoratore presente al momento, che ha confermato la versione del 28enne, la ditta gli ha chiesto formalmente delle scuse per quanto accaduto.
La storia è stata portata all’attenzione di Donatella Scardi, di Telefono Rosa Piacenza (associazione che si batte contro la violenza sulle donne, ma non solo) e de L’Atomo (Libera Associazione Tematiche Omosessuali), l’Arcigay di Piacenza, principale associazione per i diritti gay in città e provincia, a cui ha chiesto supporto e consiglio.
Il presidente dell’Arcigay locale Davide Bastoni, ha dichiarato, già a conoscenza dell’episodio: “Come associazione c’interessa segnalare come, purtroppo, ancora molti subiscono soprusi e discriminazioni sia sul posto di lavoro, sia in famiglia, ma non trovano la forza di denunciarli. Per questi motivi noi mettiamo a disposizione la nostra associazione a chiunque volesse aprirsi in merito a discriminazioni ricevute. Ribadiamo la necessità di insegnare il rispetto e l’educazione sessuale nelle scuole […] Vorrei infine sapere se possiamo contare sul Comune di Piacenza per la lotta a questo tipo di discriminazioni? Cosa intende fare il Comune di Piacenza per contrastarle?”. Infine, ha proseguito Donatella Scardi: “Queste violenze verbali, molto simili alle violenze che subiscono le donne in ambiente domestico, sono purtroppo sottostimate perché esiste una difficoltà a denunciarle per paura e perché i testimoni spesso non sono disponibili a dichiarare quanto visto. Occorre una grande opera di sensibilizzazione, che deve per forza partire dalla scuola e dalle istituzioni”.
Del resto l’ambiente della logistica, nella nostra città e altrove, non risulta essere immune a fenomeni di machismo e nonnismo di datori di lavoro e colleghi verso altri dipendenti, ultimi arrivati o appartenenti come in questo caso ad una minoranza sessuale; fenomeni molto diffusi e taciuti anche per quieto vivere dei dipendenti discriminati stessi, che non vogliono rischiare il posto di lavoro in ambienti dove non si è ancora consolidata la cultura dell’antidiscriminazione e del linguaggio del rispetto.
L’assessora alle Pari Opportunità Federica Sgorbati, a nome dell’amministrazione comunale, ha espresso poi vicinanza e profonda solidarietà al giovane.




