
Ultima chiamata per i sondaggi. Un sondaggio ciascuno i candidati non se lo negano certo. A parte Botti, Favari e Cugini (sottoposti comunque ai sondaggi degli avversari) nell’ordine Barbieri, Tarasconi e Sforza Fogliani hanno reso noti i risultati delle indagini commissionate, a due settimane dal voto, per capire l’umore dei piacentini nei loro confronti ma anche per stabilire il grado di notorietà di ciascuno.
E’ proprio un’ultima chiamata, visto che nelle due ultime settimane di campagna elettorale non si potranno più pubblicare le indagini sul piazzamento che i candidati ottengono dal campione di elettori sottoposto a interviste.
Indicazioni (forse) preziose per dettare le regole delle ultime strategie di campagna? Sarà certamente così se si impegnano risorse per vedere ipotizzato l’effetto che i candidati hanno prodotto (fino a questo momento) su un campione di elettori. Così, come spinti da un effetto domino, uno dopo l’altro prima Barbieri poi Tarasconi e infine Sforza hanno reso noti gli umori registrati.
Inutile dire che i risultati proposti dalle varie società di sondaggi a cui sono stati commissionati i lavori collocano sul podio vincitori diversi. Il sondaggio di Barbieri annuncia che la sindaca uscente risulta abbondantemente in testa nel primo turno e ha forti chance per il secondo; dal sondaggio del centrosinistra, al contrario, in testa risulta la candidata Tarasconi con un marcato distacco su Barbieri; il sondaggio commissionato dal candidato Sforza invece livella le percentuali di tre dei candidati non attribuendo a nessuno un forte distacco sugli altri. Dati che possono far pensare a un ballottaggio “giocabile” e aperto. Tutti e tre i sondaggi – realizzati da società diverse – sono concordi invece sulla performance di Cugini su cui si registra un dato costante.
Sondaggi. Strategia per serrare le fila nella fase finale della campagna, avere una bussola per indirizzare gli incontri da programmare; quali strette di mano offrire con maggior vigore… (a proposito, le strette di mano sono sdoganate con l’uscita dall’emergenza Covid o si continua a darsi di gomito per precauzione?). A cosa serve un sondaggio a due settimane dal voto? A galvanizzare i supporter, a orientare l’azione del candidato oppure a lanciare un messaggio all’opinione pubblica? O è semplicemente un elemento che deve essere parte della scena. Perché senza sondaggi che elezioni sono? Difficile stabilirlo.
Del resto non è una novità che nelle campagne locali diventino quasi sempre una colonna sonora. Un must dell’agire dei politici, dei loro staff e delle coalizioni in campo e, come si diceva nessuno (quasi nessuno per meglio dire) vuole restare senza il sondaggio personale.
Quasi fa status, perché rinunciare?. E’ uno status per il candidato che lancia il messaggio preciso convogliando su di sé l’attenzione per comunicare di avere più chance di farcela. Ma può essere anche una strategia d’attacco per mettere una pulce nell’ orecchio ai diretti avversari e esporre le proprie potenzialità performanti. Fa parte della dote che un candidato non può non avere, al pari dei santini, dei manifesti e di tutto quanto può spettacolarizzare il prodotto.
Contribuisce a trasformare la contesa con una dose massiccia di competizione che si misura su un ring mediatico che serve al concorrente per mostrare muscoli virtuali e con questo mettere un segnaposto nell’agone della campagna.
Forse i sondaggi sono tutto questo. O forse non sono nulla di tutto questo. In soldoni resta la domanda delle domande a cui non c’è risposta (o noi sprovveduti non la troviamo). A che cosa serve un sondaggio a due settimane dal voto?
Piaccia o no i sondaggi sono diffusi come il pane. Anzi sono quasi il pane della politica. Parte integrante della vita politica moderna che vive di sondaggi. Da qualche anno (neppure la pandemia ci ha risparmiato) settimanalmente ci vengono propinati quelli sui partiti che si susseguono nel saliscendi. Chi salendo al top della classifica, chi scalzato perché incassato lo “sgradimento” degli elettori. E chissà quale recondita ragione scatta nella testa dei sondati per preferire l’uno all’altro.
L’aspetto che colpisce è che questo costante e insistente sentire il polso dell’elettore porta a determinare la stessa politica dei partiti sottoposti a esame. Col risultato che spesso le indicazioni politiche che lanciano i partiti diventano un vestito su misura da far calzare sul risultato del sondaggio appena diffuso.
Ma i partiti non erano quegli organismi capaci di capire in anticipo la società e individuare le soluzioni per i problemi che vivono i cittadini? Pratica e costume in disuso.
Ora si sfornano compulsivamente sondaggi e così quello che è un sentire volatile – che può cambiare al più lieve battito di vento – diventa vero. Ma se i dati dei sondaggi politici restano un fatto impalpabile la considerazione che ne deriva è concreta e reale: tanto che i partiti vengono accreditati maggioranza politica in base all’andamento dei sondaggi.
Il voto vero e proprio verrà dopo. Che sia solo un dettaglio?
I dati dei sondaggi
Per venire al sodo, ecco succintamente, in ordine di pubblicazione, i numeri usciti dalle telefonate ai piacentini.
Euromedia Research di Alessandra Ghisleri che ha svolto le indagini il 23 e 24 maggio scorsi per conto di Patrizia Barbieri e della sua coalizione di centrodestra, colloca la sindaca uscente in un risultato rilevante: al primo turno segnala 48,5%; Tarasconi 34%; Cugini 10,2%; Sforza Fogliani 5,4%; Botti 1,4% e Favari 0,5%. Alta la percentuale degli indecisi che questo sondaggio misura in un 36,8% per il primo turno e in 32,5% per il secondo turno tuttavia non viene dichiarato il numero delle persone sottoposte a sondaggio.
Diametralmente opposto il risultato che l’agenzia Piave consegna a Katia Tarasconi. Gli elettori consultati in questa ricerca (se ne dichiarano 809 dai 18 anni in su) portano la candidata del centrosinistra al 42,9% e vede Patrizia Barbieri al 33% ,Stefano Cugini avrebbe il 12,1%, Corrado Sforza Fogliani viene dato all’8,7%e infine Maurizio Botti 2,1% e Samanta Favari al 1,3%. In questo caso non si fa alcuna stima degli indecisi. Si è affidato a Winpoll il candidato del Terzo polo Corrado Sforza Fogliani. Qui il sondaggio rendono più omogenei i risultati in cui nessuno spicca di tanto sugli altri. Così Patrizia Barbieri è al 37,4%, Katia Tarasconi al 32%, Corrado Sforza Fogliani al 16,9 e Stefano Cugini al 9,9%. Non sottoposti a sondaggio Botti e Favari. Anche in questo caso non si conosce la dimensione del sondaggio e neppure il dato riguardante gli indecisi.
Una domanda finale. Uno dei sondaggi ci dice che il 36% non ha deciso nulla sui contendenti in campo. Un pensiero e una posizione inespressa che potrebbe essere significativa nella contesa reale. E’ questo segmento di elettorato che ora cercheranno di intercettare i candidati? Non resta che attendere.
Quindici giorni in fondo sono solo un soffio.




