373 imprese (su 1069) e 1750 addetti con almeno una giornata di lavoro (erano circa 4900) persi tra il 2008 e il 2012. Il saldo pesantemente negativo dell’edilizia piacentina degli ultimi anni si è ulteriormente aggravato tra 2011 e 2012, con un calo del 17% degli addetti e addirittura del 20% della massa salari, a testimonianza del fatto che – purtroppo – anche chi lavora, lavora meno.
Numeri da far tremare i polsi, specchio di una crisi aggressiva e profonda, che pure nel resto d’Italia sta facendo scricchiolare anche parte delle realtà che finora avevano resistito meglio. “Non vorrei – avverte Paolo Mario Carrera, segretario della Filca-Cisl di Piacenza – che chi parla di luci in fondo al tunnel stia in realtà vedendo un tir che arriva contromano. Il 2013 non sarà meglio del 2012 e per alcuni aspetti potrebbe essere anche peggio: qualsiasi Governo uscirà dalle prossime elezioni politiche dovrà compiere scelte difficili e dolorose, ma anche avviare una politica industriale più efficace”.
“Le previsioni per il 2013 – concorda Marco Carini, segretario Fillea-Cgil – sono di un ulteriore ridimensionamento a livello locale e nazionale, quindi ci aspettiamo un altro anno molto difficile per le imprese e per i lavoratori. Dopo anni di discesa speriamo solo di aver toccato il fondo e di poter prima o poi tornare – anche lentamente – a risalire, di sicuro però non possiamo arrenderci: occorre fare presto quel che serve per invertire il trend”.
Del comparto delle costruzioni, la crisi ha messo in evidenza più di un limite: “Per certi aspetti – spiega Carrera – il mercato è troppo libero e troppo poco controllato: basti pensare alla facilità con cui è possibile diventare imprenditore del settore senza averne le necessarie conoscenze. Il Durc è stato una conquista, ma la vera svolta sarebbe credere davvero nella patente a punti: le parti sociali, compresi gli imprenditori che lamentano la concorrenza sleale, sono pronte – tutte – a cambiare passo?”. Sulla opportunità di introdurre la patente a punti è d’accordo anche Carini: “La difficile congiuntura ne ha stoppato l’avvio, ma sarebbe uno strumento molto importante”.
In attesa di un preciso sistema di qualificazione per le imprese, che premi chi ha i requisiti di onorabilità e di capacità tecnico-finanziaria e designi un responsabile dei servizi di prevenzione e protezione e un responsabile tecnico del cantiere che abbia frequentato specifici corsi di formazione, anche i lavoratori pagano un prezzo altissimo. “Nel piacentino – prosegue Carrera – chiusure e difficoltà delle imprese hanno portato e portano a licenziamenti e a continue telefonate per richieste di cassa integrazione, ma pesano anche lavoro in nero e lavoro in grigio (basti pensare al part-time in edilizia)”. Le modalità con le quali sono stati fatti tanti appalti al massimo ribasso hanno inoltre portato a tagliare sui costi e a risparmiare sulla sicurezza: “Così – aggiunge Carrera – da un lato ci sono tantissimi lavoratori irregolari o sottopagati, con artigiani costretti ad accontentarsi di pochi euro all’ora, dall’altro aumentano i pericoli sul lavoro, con incidenti mortali o comunque gravi ed episodi come quelli di lavoratori infortunati abbandonati su una carriola fuori dal cantiere per simulare che l’incidente sia successo altrove. L’assenza di regole o la loro poco chiarezza favoriscono i problemi di cui ho accennato, ai quali va aggiunto il rischio – sottolineato da più parti – di infiltrazioni della criminalità organizzata nei meandri di appalti e subappalti”.
Come uscire, allora, dal quadro a tinte fosche della crisi?
Per Carini occorre completamente ripensare un modello di costruire che è giunto al capolinea: “Servono elementi di novità, legati ad una nuova idea di sviluppo sostenibile, ad un diverso uso del territorio (che va messo in sicurezza), allo stop del consumo di suolo agricolo e ad interventi di riqualificazione e di rigenerazione, fortemente attenti ai temi delle energie rinnovabili, di parti delle città. Già una parte dell’invenduto costruito negli anni 2000 non risponde più alle esigenze attuali e alle normative in arrivo, figuriamoci gli edifici più vecchi: occorre una nuova idea del costruire e dell’abitare legata ad un nuovo modello di rapporto con il territorio”.
“Filca-Cisl chiede da tempo – ricorda Carrera – di sbloccare i soldi che i Comuni hanno, ma non possono utilizzare per i vincoli del Patto di stabilità. Occorre poi pagare nei tempi imposti dall’Europa le imprese che lavorano, e invertire il trend negativo dell’accesso al credito. La compensazione tra debiti e crediti con fisco e Pubblica Amministrazione sarà anche complicata – osserva Carrera – ma una soluzione penso possa essere trovata, così come auspico possa accadere per le scadenze dell’Iva a fronte di tempi lunghissimi nel ricevere quanto dovuto dalla PA. Senza questi passi, sarà arduo restare sul mercato anche per aziende che finora hanno resistito”.
Sul nodo delle difficoltà dell’accesso al credito insiste anche Carini: “Anche le banche, che al momento hanno ‘chiuso i rubinetti’, dovranno fare la loro parte, perchè occorre tener presente anche quanto indotto rischia a sua volta di morire se l’edilizia – nel senso nuovo di cui abbiamo parlato – non riparte”.
Ci sono poi questioni di prospettiva sulle quali occorre rilanciare a tutti i livelli: scintille per la ripresa del settore edile e del suo indotto, e a cascata dell’intera economia, “Possono venire – secondo Carrera – dalla scelta convinta di tecniche di costruzione più evolute e di materiali più avanzati, dal recupero e dalla rigenerazione di edifici e di alloggi vecchi, dalla costruzione di scuole più sicure e di edifici meno energivori e dalla cura dei monumenti e dei beni culturali, ma anche da politiche energetiche diverse e dal contrasto al dissesto idrogeologico. Chi è più avanti su questi fronti, a Piacenza è la Scuola Edile, che nelle sue scelte sta dimostrando grande lungimiranza. Il guaio è che nel contesto locale vedo ancora pochi imprenditori già in sintonia con il futuro e dotati della capacità di fare squadra, qualità che sono indispensabili già oggi e lo saranno ancor di più domani”.
Frecciatine alla maggioranza degli imprenditori locali anche da parte di Carini: “Più di un’azienda edile non si è costruita nel tempo un proprio patrimonio o ha ceduto alle seduzioni della finanza, inoltre – prosegue il segretario Fillea-Cgil – anche negli anni in cui andava tutto bene pochissimi imprenditori hanno saputo innovare e diversificare”.
Come a dire che ora, anche al netto della crisi, tutti i nodi vengono al pettine.




