Molinari sferza il sindaco Dosi:
è il Renzi “d’cà nossa”

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Il neo segretario provinciale Pd Gian Luigi Molinari è il Matteo Renzi “d’cà nossa”, ma nella sua sferzata al sindaco Paolo Dosi – al quale ha chiesto un deciso “cambio di passo”, come il segretario nazionale Pd al presidente del Consiglio Letta – c’è un quid di paradossale.
reggi dosiRenziano convinto, Molinari è infatti politicamente schierato con l’ex sindaco di Piacenza e grande supporter di Renzi Roberto Reggi, uno dei cui assessori più fedeli, nella Giunta precedente, era proprio l’attuale primo cittadino.
Dosi – renziano della “seconda ora” – non sarebbe riuscito a salire da sindaco le scale di Palazzo Marcanti senza il tackle politico del “kingmaker” Reggi, capace di ribaltare il risultato delle primarie interne al Pd che avevano lanciato Francesco Cacciatore: desta quindi qualche perplessità che Molinari, che tra i sostenitori nella corsa all’eredità di Vittorio Silva ha avuto come sponsor “vip” proprio Dosi, sia stato così sferzante con l’attuale amministrazione di Piacenza.
In ore nelle quali nelle voci di rimpasto (ma più che di redistribuzione delle deleghe, ora si ipotizza un vero e proprio azzeramento con un secondo incipit) si fanno i nomi degli assessori Giovanna Palladini (welfare e infanzia), Pierangelo Romersi (bilancio e personale), Francesco Cacciatore (viabilità e lavori pubblici), Silvio Bisotti (urbanistica) e Paola Beltrani (giovani e scuola), Molinari ha accuratamente evitato di finire esplicitamente sul tema, ma ha chiesto a Dosi “una svolta decisa, per dare anche una percezione precisa di quanto fa l’amministrazione che spesso – va detto – paga lo scotto di una immeritata immagine negativa”.
Secondo Molinari – che anche in questo rimanda al Renzi che stuzzica Letta – “il supporto del Pd deve essere di stimolo continuo su alcuni temi”, ma a questo punto viene da chiedersi se, nella recente intervista a Zerocinqueduetre, Reggi non abbia limitato i suoi strali ad alcuni assessori (“che non dovrebbero perdere un solo minuto”) solo per lasciare aperta la strada al successivo attacco di Molinari.

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