L’intervento di Sergio Giglio: “Tempi da ’29 in Fondazione, dovere di unità”

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Di seguito offriamo all’attenzione dei lettori l’intervento di Sergio Giglio, componente del Consiglio Generale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, pubblicato dal quotidiano Libertà

Sergio Giglio

SERGIO GIGLIO

Mai, se non forse con la grande crisi del ’29, la tenuta economica e sociale è stata messa così a dura prova come da questa pandemia che, se da un lato sta mettendo in fortissima discussione molte delle nostre certezze, dall’altro ne sta certamente rafforzando almeno una: la necessità che ogni territorio consolidi e sviluppi quella rete di interventi che abbiano come obiettivo quello di renderlo più capace di rispondere alle fluttuazioni dei cicli economici o, come adesso si usa dire, più resiliente. Una sfida complessa e ancora ben lontana dall’essere risolta, ma che indubbiamente compete anche alle Fondazioni di origine bancaria che oggi più che mai sono chiamate – per loro missione istitutiva – ad esercitare al massimo quella attività filantropica che, grazie al loro forte radicamento territoriale, consente loro di intervenire, prima ed insieme ad altri, per avviare, sostenere , accompagnare, iniziative declinate di volta in volta in forme differenti che ne mettono in risalto profili economici, culturali, sociali. Questo avevo in mente nel 2013 quando ho dato la mia disponibilità a guidare la Fondazione di Piacenza e Vigevano. Non certo per quella che, soprattutto tra i non addetti ai lavori, è stata fatta passare per una lotta di potere, bensì per la necessità inderogabile e non più rinviabile di tornare ai fondamentali, partendo innanzitutto da cambio radicale nella gestione del patrimonio per ritornare allo spirito di supporto al territorio e ai bisogni infiniti nel campo educativo, della ricerca, dell’arte, del volontariato e dell’assistenza ai più deboli. Non ripercorro per brevità – e perché non voglio riaprire inutili e misere contrapposizioni – il percorso attraverso cui si arrivò, dopo la brevissima presidenza di Francesco Scaravaggi, ad un passo dal commissariamento e alla successiva presidenza Massimo Toscani. Quello che invece voglio ripercorre è il lavoro che da Consigliere Generale ho visto fare dal Consiglio di Amministrazione che, fin dalla sua composizione, ha ben rappresentato il binomio “ identità” e “cambiamento” . A primavera, quando si procederà ai rinnovi, per molti degli attuali consiglieri, me compreso, si concluderà così un ciclo, in conseguenza di un’imposizione statutaria (da questo Consiglio voluta) che pone un limite alla ricandidabilità. Insieme al doveroso e consistente taglio ai compensi e alla riduzione del numero dei Consiglieri Generali ( da 25 a 15), questa è tra le scelte fondamentali che rivelano lo spirito di servizio con il quale ci si deve accostare a questo tipo di incarico. Anzi , ben venga quel salutare e periodico rinnovamento, indispensabile per la buona gestione di qualunque ente. Grande è quindi la responsabilità alla quale è chiamato l’attuale Consiglio Generale che dovrà scegliere tra qualche mese i prossimi Consiglieri che a loro volta saranno chiamati ad eleggere il nuovo Presidente ed il nuovo Consiglio di Amministrazione. Il mio auspicio, che formulo pubblicamente attraverso le pagine del nostro quotidiano, è che si possa trovare quella unità di intenti con l’obiettivo di individuare quelle persone che possano continuare a far ricoprire alla Fondazione quell’importante ruolo che le deriva non solo dallo statuto ma dal mandato implicito che è rappresentato dal patrimonio che appartiene a tutti i piacentini e che per questo va ben amministrato e ben speso. Persone che, grazie a esperienze differenti, come è nella attuale composizione degli organi in cui si ritrovano competenze notarili, giuridiche, sanitarie, finanziarie, culturali e manageriali possono individuare e dare risposte alle multiformi esigenze del territorio. Sono sicuro che per l’interesse superiore che riguarda tutti, questo oggi sarà possibile. Termino con un ringraziamento a chi fin qui ha guidato l’ente a cominciare dal presidente Massimo Toscani, ai vice presidenti Roberto Rovero ed Ileana Maestroni, ai consiglieri Alberto Dosi, Franco Egalini, Carlo Ghisoni, Giorgio Milani e da ultimo Cesare Betti che voglio ricordare in maniera speciale non solo perché non è più qui con noi ma per il grande impegno che ha messo proprio per realizzare quell’idea di Fondazione che si mette al servizio del territorio e non al servizio di qualcuno.

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