
DI MICAELA GHISONI
Non sempre restrizioni materiali e dolori che turbano la serenità dell’individuo o limitano la libertà, corrispondono ad altrettanta povertà di idee.
Anzi, spesso accade il contrario: proprio nei momenti più duri, l’uomo può riuscire a esprimere il meglio di sé, navigando orizzonti poco esplorati.
Così è stato per Amleta, un collettivo nazionale di attrici, femminile e femminista, nato durante il lockdown di marzo e da allora in costante espansione, per indagare e contrastare le discriminazioni di genere, le storture e le ingiustizie vissute dalle donne nel mondo dello spettacolo.
Una realtà che per ora riunisce solo attrici, ma, dinamica e aperta al dialogo con tutti, istituzioni comprese, vorrebbe anzi trovare proprio negli uomini più sostenitori possibili; poiché suo scopo non è sottrarre sguardi, ma accrescere consapevolezza.
Gli incontri su zoom delle giovani attrici- ora 140- durante il periodo di chiusura delle attività dovuta alla pandemia, sono stati spunto e inizio per un lavoro costante di confronto, monitoraggio e presa dati sulla grande assenza professionale e rappresentativa delle donne, prima di tutto in teatro.
Attrici, ma anche drammaturghe e curatrici, che non di rado subiscono in silenzio violenza verbale e fisica dai loro superiori di sesso maschile: quasi fosse parte dei giochi, di ruoli prestabiliti cui ormai si è fatta l’abitudine.
Una questione annosa quella delle disparità di genere, soprattutto in Italia e nello spettacolo rispetto al resto d’ Europa: “un problema che”- sottolinea il collettivo-”parte da un linguaggio stereotipato e avvilente (l’attrice poco di buono, magra e bella da guardare, arrapante, ma non intelligente; l’attrice rifatta, o quell’altra che deve scordarsi di essere madre se vuole fare questo lavoro), per tradursi in un modello culturale cristallizzato, che tende a precludere o ad allontanare le donne da certi ruoli; da sempre di più facile accesso per gli uomini”.
“Per quanto riguarda i testi teatrali ad esempio”- ha continuato Cinzia Spanò di Amleta-,”per millenni sono stati scritti solo da uomini: si può quindi facilmente arguire come le donne siano ancora oggi rappresentate poco e male in teatro, nonostante costituiscano la platea più ampia di pubblico pagante”.
Ma come combattere queste radicate storture di sistema?
Amleta ci prova muovendosi su due piani, come ha spiegato ancora Spanò durante la presentazione del collettivo: “quello culturale di promozione della consapevolezza e quello fattuale di raccolta dati e azioni concrete”.
Nell’ambito dell’acquisizione di coscienza il collettivo mira a “inoculare anticorpi” reciproci e collettivi contro stereotipi e pregiudizi di genere: incontri periodici con filosofi, curatori cinematografici, registi e altre figure di professione, vengono organizzati proprio per conoscere meglio i problemi del settore e tentare gradualmente di cambiare passo.
Perché Amleta non vuole nascondersi o autocommiserarsi, ma essere la radice di un concreto mutamento sociale. E qui arrivano le azioni, complementari alla consapevolezza.
Non si tratta di sensazioni, ma di cifre. Come denuncia Debora Zuin, attrice del collettivo, “da numerose ricerche condotte in diverse realtà teatrali la scorsa estate, emerge la totale assenza femminile in posizioni apicali all’interno dei Teatri Nazionali; in particolare per il ruolo direttivo.
Noi non siamo più disposte ad accettare la cancellazione delle donne e ci muoveremo concretamente per cambiare le cose”.
Con azioni incisive Amleta si muove anche contro gli abusi, sostenendo le vittime di violenza: così ha denunciato e fatto arrestare, attraverso consulenze legali ad hoc, un regista avvezzo a finti provini per adescare attrici. E ha aiutato a combattere reati di revenge porn, nudi artistici diffusi illegalmente su Internet. Il cammino verso un cambiamento di paradigma istituzionale e culturale è solo all’inizio, ma Amleta ha inaugurato un nuovo corso: dare spazio e voce alle donne per fare la differenza. Una sfida che per avere successo non può più essere di genere, ma deve diventare collettiva




