
Il presidente di Confindustria Piacenza indica la rotta da seguire per il dopo Covid
I vaccini anti-Covid spingono le borse mondiali: novembre è stato un mese da record sia per Wall Street che per le borse europee. Anche l’indice italiano, il Ftse Mib, ha fatto registrare il miglior risultato dal 1998, guadagnando in totale, nel solo mese di novembre il 23,60%. La perdita annua si è così momentaneamente ridotta a -4,65%.
Ad incontrare Francesco Rolleri, presidente di Confindustria Piacenza, ci ha spinto la curiosità di osservare se le speranze legate ai prossimi vaccini anti-Covid e l’euforia delle borse stanno avendo una ricaduta sul sistema industriale piacentino. Cioè se le migliori energie si stanno mettendo insieme alla ricerca di un nuovo sviluppo.
L’approccio di Rolleri è prudente, la sua analisi si articola su dati recenti: “La situazione che rileviamo è molto variegata: ci sono settori che stanno soffrendo, o addirittura fermi, ed altri che stanno tenendo. Il settore metalmeccanico che lavora per l’aereonautica è praticamente fermo. Altri settori della metalmeccanica, pur sviluppando volumi inferiori, registrano numeri in questo momento accettabili.
Anche il settore alimentare evidenzia situazioni diverse: alcune aziende continuano a fare molto bene, quelle che producono per la grande distribuzione, mentre quelle legate al turismo e alla ristorazione sono in difficoltà. In questo momento sarebbe necessario diversificare le produzioni per non dipendere da un solo mercato.
Un’altra particolarità del nostro territorio sono le performance del settore logistico: già in continuo sviluppo, registra ora migliori numeri legati all’esplosione dell’e-commerce.
Comunque, a me pare che in generale l’economia piacentina 2020 stia tenendo anche grazie ai sostegni che ci sono stati dal punto di vista finanziario, soprattutto per le imprese industriali…”
Presidente, il suo racconto non ha toni drammatici, è pieno di speranza…
“E’ evidente che conosciamo bene la situazione drammatica che stanno vivendo i piccoli esercizi commerciali, bar, ristoranti, piccoli negozi. Stanno pagando un prezzo altissimo nella lotta contro la pandemia. Non vogliamo però essere preda della disperazione e chiuderci in noi stessi. Vogliamo invece sforzarci a ragionare assieme ad altri, alimentare la ricerca di sinergie per trovare una via di uscita a questa situazione, prima possibile”.
La squadra del presidente: i cinque vicepresidenti, il consiglio allargato e la struttura tutta come sta reagendo alla situazione in cui versiamo? Ci sono progetti in lavorazione?
“Naturalmente stiamo lavorando con grande impegno.
La nostra attenzione in questo momento è principalmente orientata alla verifica della situazione, all’analisi dello status quo, di ciò che funziona, delle criticità già esistenti e di quelle evidenziatesi in questi mesi. Quindi organizzare un primo intervento di rimessa a punto tenendo presente dove vogliamo arrivare. E’ chiaro che parallelamente i vicepresidenti, unitamente ai loro collaboratori, stanno lavorando ad alcuni progetti. Sommati, non dovranno costituire un libro dei sogni, ma essere realizzabili tenendo conto delle risorse, di ogni tipo, di cui dispone il tessuto economico piacentino. Sventolare progetti prima del tempo non serve, preferiamo seminare cultura industriale perché il nostro territorio ne abbia beneficio. In questa logica siamo diventati partner dell’acceleratore d’impresa Le Village di Parma, un polo di attrazione in cui le start up possono trovare percorsi di accelerazione, supporto per la crescita, l’internazionalizzazione e sviluppare progetti di open innovation. Ora stiamo coordinando i contatti tra le nostre imprese e le start up perché considerino l’opportunità di interagire su nuovi progetti o facilitare quelli esistenti. I primi riscontri sono molto positivi anche perché queste giovani imprese hanno già superato la prima fase e si stanno avviando ad avere strutture e sistemi concreti.
Sullo sfondo vediamo anche l’ipotesi di creare un acceleratore d’impresa a Piacenza, comunque in collaborazione con quello di Parma.
Complessivamente riscontriamo una maggiore disponibilità al confronto da parte di tutte le associazioni, degli imprenditori ed anche delle amministrazioni, un terreno fertile per lavorare”.
Marketing territoriale, internazionalizzazione, sinergie per lo sviluppo, credito e finanza sono le deleghe che ha tenuto per sé. Richiedono capacità di relazione, impegno a “tenere insieme”, lavoro non facile… e grande responsabilità, come sta procedendo?
“Siamo molto soddisfatti, agevolati dal fatto che noi tutti, associazioni di categoria, imprenditori e istituzioni riteniamo fondamentale il confronto alla ricerca di una via di uscita da questa situazione. In modo particolare sottolineo come il concetto di sinergia sia sempre stato alla base del fare di Confindustria e lo sarà ancora durante il mio mandato, anche per la squadra dei vicepresidenti e dei componenti il Consiglio di Presidenza 2020-2024.
Questo potrebbe essere il momento giusto per riconsiderare vecchi problemi che sono rimasti inevasi, vuoi per il solito campanilismo divisivo, vuoi per la proverbiale riservatezza piacentina che ne ha impedito la discussione a viso aperto.
Un’altra buona occasione potrebbe essere quella di riuscire a facilitare il dialogo tra aziende, anche di diversi settori, condividendo le esperienze maturate nell’affrontare le varie problematiche: per esempio i mercati esteri, ricerca e sviluppo, finanza, commercializzazione, comunicazione…”
Può fare qualche anticipazione sulle strategie di marketing territoriale che avete in programma di sviluppare? Per esempio per attrarre nuove aziende
“Stiamo utilizzando tutti i mezzi oggi disponibili per comunicare i motivi di attrattività del tessuto economico piacentino. Dal posizionamento geografico ai servizi alle imprese, la disponibilità di aree industriali e capannoni da affittare. Ma soprattutto la grande conoscenza tecnologica che caratterizza il comparto meccanico e meccatronico.
Conoscenza che ci deriva sicuramente dalla tradizione, ma anche dalla continua ricerca e formazione attraverso metodologie innovative. Un patrimonio di grande eccellenza, disponibile per le aziende che volessero fare impresa a Piacenza. Esperienza questa, già vissuta da società straniere che hanno investito sul nostro territorio”.
Ascoltandola attentamente si nota l’assenza di qualsivoglia accenno al ruolo delle istituzioni locali. Pensate che il sistema imprenditoriale ce la possa fare da solo a realizzare un sistema di interventi per sopravvivere al Covid e gestire il rilancio?
“Certamente no, se vogliamo considerare il problema il primo riferimento è l’amministrazione regionale. La Regione infatti ha strumenti legislativi per sostenere le realtà locali. Naturalmente serve che ci sia un orientamento alle politiche di sostegno alle aziende tutte, dall’industria all’agricoltura, dall’artigianato al commercio e ai servizi. IL problema è riuscire a bilanciare interessi differenti. A me sembra che la Regione ci stia riuscendo.
Il concetto di sostenibilità che il sistema industriale piacentino ha iniziato a sviluppare da tempo, ancora prima del Covid, aiuta moltissimo il dialogo. Il dialogo con la Regione procede con concretezza: vedo un futuro di sviluppo per il nostro territorio”.
Il vostro impegno è evidente, indiscutibile… E’ lo stesso delle altre associazioni di categoria?
“Riceviamo segnali molto incoraggianti, riscontriamo una grande voglia di confronto. Forse è diventato un luogo comune che si sente ripetere spesso, ma contiene la prima chiave del problema: siamo tutti convinti che ci salva assieme. Per esempio, sul rinnovo cariche della Camera di Commercio l’accordo è stato rapidissimo e altrettanto rapido è stato l’inizio attività del presidente Filippo Cella e della sua giunta che ha approvato, senza perdere tempo, nuovi bandi per favorire lo sviluppo del lavoro in sicurezza e per il rilancio dell’economia …”
Camera di Commercio ok, ma al tavolo Covid le frizioni sono apparse evidenti…
“Confermo invece che abbiamo lavorato in sintonia, eravamo tutti d’accordo su una serie di progetti cantierabili velocemente, poi per qualche ragione esterna alle associazioni datoriali si è preferito finanziare i territori in base al numero di abitanti e non direttamente i progetti…”
Il presidente Rolleri evita di entrare nella polemica che ha segnato il risultato del tavolo Covid: è apparso comunque chiaro che a mettere in crisi il primo accordo sui progetti da finanziare sono state alcune amministrazioni comunali pretendendo di cambiare il metodo di ripartizione delle risorse. Questa sarà un’altra storia da raccontare.
Presidente, torniamo alla squadra dei vicepresidenti,
figlia della riforma Pesenti che ha disegnato una nuova Confindustria più partecipativa: Valter Alberici, Claudio Bassanetti, Antonio Cogni, Erika Colla e Nicola Parenti.
Un mix di esperienze e competenze che lei ha sottolineato più volte… Direi – concedetemi – “foriero”di risultati apprezzabili. A quando i primi progetti?
“Prima vorrei dire che sono orgoglioso della cosiddetta squadra dei vicepresidenti e del nuovo Consiglio di Presidenza formato anche dai membri dei Gruppi tecnici di supporto. Poi sottolineare che il concetto di delega è alla base di tutto il mio lavoro, in azienda e qui in Associazione.
Ricerco persone che nei vari settori sappiano fare meglio di me. Vi assicuro che non faccio fatica, ne trovo parecchi!
I gruppi tecnici di supporto hanno iniziato a lavorare sistematicamente: i primi risultati sono promettenti e saranno presentati dopo le verifiche di realizzazione.
Tra i primi progetti, per noi molto importante, quello del sostegno alle scuole ed alla formazione tecnica sta procedendo speditamente. Desideriamo garantire la migliore e innovativa offerta di formazione tecnica alle nuove generazioni e nello stesso tempo presidiare
Il patrimonio di conoscenza tecnologica che, come ho già detto, caratterizza da sempre il nostro tessuto economico”.




