L’ Antonino d’oro a Lodovica Ghezzi e Mauro Carioni: “Testimoniano il bello di essere famiglia accogliente”

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Il riconoscimento intitolato al patrono della città, giunto alla 39esima edizione, premia l’impegno verso i più deboli della casa famiglia “Santa Lucia” di Caorso. Lodovica e Mauro ricevono il testimone dalle Carmelitane Scalze del monastero cittadino

Nel 2024 l’Antonino d’Oro celebra il concetto di famiglia. Una famiglia allargata, generativa, pronta ad accogliere gli ultimi e gli emarginati. Lo fa premiando una coppia di laici che da più di 30 anni – a partire dal rientro dal loro viaggio di nozze nel 1993 – apre le porte di casa, per pochi giorni o svariati mesi, a tante persone in cerca di un riparo, un pasto, una speranza da cui ripartire. Sono i coniugi Lodovica Ghezzi e Mauro Carioni della casa famiglia “Santa Lucia” di Caorso, una delle tre realtà sul territorio piacentino nell’orbita dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, fondata nel 1968 da don Oreste Benzi.

Lodovica, classe ’64, e Mauro, nato nel 1961, ricevono il testimone dalle Carmelitane Scalze del monastero cittadino di via Spinazzi, in zona San Lazzaro, dando così continuità alla tradizionale alternanza religiosi-laici che caratterizza le assegnazioni dell’Antonino d’Oro. Quella di quest’anno è la 39esima edizione del premio, patrocinato dalla Famiglia Piasinteina e assegnato ogni anno dal Capitolo dei canonici della basilica di Sant’Antonino, con la consegna del vescovo Adriano Cevolotto prevista per giovedì 4 luglio (ore 11) in occasione della messa solenne organizzata per la festa patronale.

“Da trent’anni con i più deboli” – “Il conferimento del premio – motivano i canonici di Sant’Antonino – vuole essere un atto di stima e di gratitudine nei confronti di una coppia di sposi che, da trent’anni a questa parte, ha fatto della generosa accoglienza della vita e della condivisione con i più deboli la propria missione. Riteniamo significativo lasciarci provocare dalla loro testimonianza umana e cristiana perché ci può aiutare a mettere in discussione la visione di famiglia intesa come una realtà chiusa e privatistica, per riscoprirne invece la missione di essere un luogo generativo e tutelante per tutti, in particolare per i più vulnerabili. Un luogo vitale in cui ogni persona sia accolta e rispettata nella sua dignità, considerata non solo come bisognosa di prestazioni di servizi ma apportatrice di preziose risorse umane e spirituali di grande utilità per tutti. L’esperienza di Lodovica e Mauro – proseguono i canonici – rappresenta quindi un significativo richiamo rivolto a tutti noi a vivere e a costruire relazioni profondamente umane in una realtà sociale che, al contrario, spesso discrimina e scarta i più deboli. In questa prospettiva, emerge chiaramente la bellezza racchiusa nella loro scelta di aprire la casa famiglia “Santa Lucia”, nata dall’idea di don Oreste “di dare una famiglia a chi non ce l’ha”. Come per ogni “casa famiglia” l’obiettivo è quello di garantire accoglienza, assistenza, cura e reinserimento sociale di persone svantaggiate. Con la capacità di unire, in un equilibrio dinamico, il lavoro educativo professionale con il lavoro di cura tipico delle relazioni familiari”.

“Sorpresi e grati per questo riconoscimento” – Oggi Mauro e Lodovica portano avanti questo compito condividendo gli spazi domestici con altre dieci persone: i loro quattro figli – di 30, 28, 25, 15 anni – a cui si aggiungono cinque ospiti – di 8, 13, 19, 25, 68 anni – e una volontaria, Silvia Righini, dal 2000 membro attivo della Comunità Papa Giovanni XXIII e parte integrante della casa famiglia. “Siamo sorpresi di questo riconoscimento – hanno commentato i coniugi vincitori dell’Antonino d’Oro -, e grati al Capitolo dei Canonici della Basilica di Sant’Antonino per la stima accreditataci. Siamo una casa famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII ed il nostro unico merito è di scegliere ogni giorno di appartenere a questa grande famiglia comunitaria che ha scelto, per vocazione, di stare dalla parte degli ultimi condividendo con loro la vita. Il nostro impegno, personale ed associativo, nel territorio ci ha reso visibili, ma la nostra forza è nell’essere comunione tra noi e con Dio. Accettiamo con gratitudine questo premio per testimoniare a tutti il bello di essere famiglia accogliente e che la solidarietà è un bene prezioso che dà significato alla vita. Sant’Antonino, che ha testimoniato con il sangue la sua passione per Cristo, ci accompagni e ci sostenga nel nostro cammino quotidiano”.

La Comunità Papa Giovanni XXIII – La Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione di fedeli di diritto pontificio, che da cinquant’anni è impegnata a contrastare l’emarginazione e la povertà. Il 25 marzo 2004, esattamente vent’anni fa, il Pontificio Consiglio per i laici ne ha approvato definitivamente gli Statuti e la Carta di fondazione. Oggi la Comunità, ogni giorno, “siede a tavola” con oltre 41 mila persone nel mondo, grazie a più di 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza per i disabili, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, Comunità Educativa coi Carcerati, per le vittime della tratta di esseri umani, famiglie aperte e case di preghiera.  La Comunità opera anche attraverso progetti di emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, ed è presente nelle zone di conflitto (oggi Ucraina, Palestina, Colombia) con un proprio corpo nonviolento di pace, “Operazione Colomba”, per promuovere la crescita di una mentalità di pace. Per questo motivo sta proponendo di istituire il Ministero della Pace e dal 2006 partecipa alle Nazioni Unite facendosi portavoce degli ultimi del mondo. In sinergia con altre realtà concorre a creare le fondamenta della “Società del Gratuito”, per impostare tutta la vita a fare scelte partendo dalle membra più deboli. Sono infatti loro che assumono un ruolo determinante nella costruzione di una nuova società perché aiutano a comprendere che ognuno detiene il bene dell’altro e che nel bene comune sta anche il bene del singolo. 

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