
Il consiglio di fine anno di Confindustria Piacenza si è risolto in una sorta di pit stop della giunta: rapida verifica degli assetti organizzativi e più approfonditamente della situazione glocal, economica e geopolitica. Alla rappresentazione della complessità della situazione ha contribuito il prezioso intervento di Alessandra Lanza, senior partner di Prometeia.
L’indomani, nell’incontro con il presidente Nicola Parenti, le considerazioni hanno riguardato più specificatamente le dinamiche locali ad iniziare del caso Stellantis e della crisi del settore automotive particolarmente pesante nella nostra regione.
Parenti esordisce in modo chiaro:” Non mi preoccupa il fatto che Stellantis se ne voglia andare, ma il fatto che poi non ci sia qualcun altro che ne prenda il posto. In Italia dobbiamo produrre almeno un milione di auto, mentre ora siamo già scesi a seicentomila. Rischiamo di compromettere irreparabilmente la nostra filiera, dissolvere il nostro know how, il saper fare, la rete della subfornitura… Si tratta di un indotto molto grande che per fortuna a Piacenza non viene colpito così pesantemente come a Modena, Bologna e Brescia dove vi sono aziende che lavorano a stretto contatto con Stellantis. Ora, anche qui da noi qualche acciacco si sta registrando. Alla contrazione del mercato dell’auto sta contribuendo il cambiamento che interessa le abitudini dei giovani: oggi, per loro l’auto non è più così strategica come lo è stato per le generazioni precedenti: una volta, a 18 anni la patente di guida era la grande ambizione”.
Restiamo sulla cronaca, la manifestazione dei sindacati metalmeccanici, svoltasi sotto la sede di Confindustria, per il rinnovo del contratto collettivo nazionale: un commento sulla trattativa che fatica a concludersi…
“I salari in Italia sono tra i più bassi rispetto agli paesi europei, mentre il costo del lavoro è uno dei più alti. Dentro questa forbice occorre lavoraci: non possibile che al lavoratore arrivino così pochi soldi mentre all’azienda il costo è così alto. Soprattutto in momento delicato in cui già da tempo la produzione industriale sta calando limitando notevolmente margini di intervento sul problema nonostante mi renda conto che gli stipendi per i lavoratori sono davvero molto bassi”.
Come sono i vostri rapporti con le rappresentanze sindacali dei lavoratori piacentini?
“Direi buone, molto ragionevoli. Si riesce sempre a trovare una soluzione. Da tanti anni non ci sono situazioni difficili da affrontare, abbiamo sempre lavorato in modo proattivo e collaborativo. Addirittura, lo scorso 7 ottobre hanno partecipato assieme a Confindustria ed a tutte le altre associazioni datoriali, al convegno “Verso la Piacenza del futuro” da cui ha preso avvio un tavolo permanente a cui siedono anche le rappresentanze sindacali dei lavoratori.”
Qualche mese fa, sottolineando l’impegno di Confindustria ad attrarre nuovi investitori sul territorio piacentino, aveva annunciato che ci sarebbero due fondi interessati che avrebbero già fatto alcuni sopraluoghi. Un fondo per la realizzazione di uno studentato e l’altro per la realizzazione di un progetto del settore manufatturiero. Ci sono stati sviluppi?
“Recentemente, abbiamo incontrato un investitore inglese, che ha interessi anche in Svizzera, assieme alla sindaca, all’assessore Fantini ed alcuni alti ufficiali dell’Esercito e dell’Aereonautica venuti appositamente da Roma per una visita all’ospedale militare. Abbiamo trovato sia ancora una bellissima struttura che si sta ancora mantenendo ancora sana nel polmone della città. È una situazione che si presterebbe molto bene per la realizzazione di uno studentato. Tra l’altro, sembrerebbe che per l’investimento nello studentato non avrebbe una grande rendita, ma molto più sicura, con un rischio molto basso. Da questo punto di vista l’opportunità interessa l’investitore. La criticità sta nel fatto che l’ospedale militare non è in vendita perché ritenuto militarmente ancora strategico: lo darebbero solo in affitto per 49 anni. L’investimento sarebbe di 20 milioni e l’investitore sta facendo le sue valutazioni. Sarebbe cosa buona che ci fossero meno esitazioni a vendere questi asset nel centro della città e favorire il recupero di aree strategiche per lo sviluppo.
Riteniamo che la città per crescere necessiti di sviluppare il progetto “Piacenza città universitaria” a cui crediamo molto. Già il Politecnico ha aggiunto nella sede di Piacenza due nuovi indirizzi, uno di ingegneria meccanica e uno di architettura paesaggistica. A noi piacerebbe che l’offerta universitaria si aprisse al mondo della digitalizzazione e della intelligenza artificiale a cui la realizzazione di un nuovo studentato potrebbe contribuire risolvendo il problema dell’ospitalità degli studenti fuori sede.
Stiamo ragionando anche con il secondo fondo per l’investimento del settore manufatturiero, speriamo che si riesca a realizzare qualcosa. L’interesse di questi due fondi è maturato al MIPIM di Cannes dove siamo andati assieme al Comune ospiti dello stand della Regione Emilia-Romagna: l’intento è quello di attrarre investimenti ed occupazione sul nostro territorio”.
Il consiglio generale privato di fine anno, appuntamento significativo per misurare risultati e abbozzare visioni, come si è risolto?
“È stato un consiglio breve, abbiamo approvato il bilancio previsionale 2025 ed affrontato alcuni aspetti organizzativi. Tradizionalmente, è poi un momento per invitare un ospite che offra un contributo alla valutazione delle prospettive e, alzando l’orizzonte, una visione di futuro legata alle situazioni che vanno evolvendosi a livello economico e geopolitico, in questo momento molto complesse…”
Qual è stato l’umore che si avvertiva durante l’intervento di Alessandra Lanza di Prometeia?
“Ho notato un clima disteso e di fiducia, voglia di confrontarsi senza tensioni nonostante il momento non risparmi preoccupazioni a causa dell’evidente rallentamento dell’economia. Ci sentiamo pronti ad affrontare l’attuale congiuntura e gli scenari che si stanno delineando nel medio termine grazie anche al tessuto dell’economia piacentina è molto forte, composto da aziende sane, capaci di fare, diversificato e votato all’export”.
Altro argomento sul tavolo permanente sarà probabilmente anche il polo del ferro, da lei già indicato come opportunità indicandone gli aspetti positivi: come procedono i lavori di messa a punto del piano?
“Se ne parla da tanti anni, per la realizzazione di questo genere di progetti ci vogliono molta pazienza e tanta speranza. Qualcosa di concreto si è fatto: come si sa, il protocollo firmato dal ministro Salvini è stato un paso avanti. Anche il nuovo presidente della Regione Emilia- Romagna Michele De Pascale ritiene il polo del ferro strategico per Piacenza per la sua posizione geografica testa di ponte regionale con Lombardia, Liguria e Piemonte. Confindustria ritiene che in questo momento sia più importante far viaggiare le merci in modo sicuro con un minor impatto ambientale, quindi sul ferro, piuttosto che le persone. L‘incessante sviluppo del commercio on line ne conferma l’urgenza. È quindi una scelta che la politica deve fare con convinzione. Sappiamo che i tempi non saranno brevi, noi comunque ci batteremo perché gli obbiettivi compresi nel polo del ferro si realizzino”.
Allarghiamo l’orizzonte, veniamo ora alla valorizzazione del territorio: per esempio il recupero delle aree montane. Vi state già muovendo in questa direzione?
“Certo, ma non dimentichiamo quello che si sta già facendo per la montagna: la Fondazione è molto attiva su questo versante, il vescovo ha riunito tutte le forze economiche perché ognuno dia il suo contributo, ma su questa problematica dovrebbe intervenire velocemente la Regione: interventi sull’emergenza montagna sono compresi nel programma del nuovo governatore De Pascale. Semplificare e defiscalizzare a favore di chi vuole vivere in montagna ed avere un’attività, devono essere le linee da seguire perché si fermino i continui esodi e si mantenga sul territorio una salvaguardia idroelettrica”.
Dalle considerazioni espresse emerge con chiarezza che Confindustria “non si tira indietro” di fronte alle problematiche più diversificate che esulano dal contesto economico più stretto. Ne esce una conferma della vostra volontà di essere “Protagonisti Collaboratori” anche nella vita pubblica del nostro territorio…
“Certo, continueremo a dialogare con le istituzioni e il mondo culturale, sociale e sanitario della nostra provincia. Sia con il Comune che con la Provincia il confronto è costante: ora ci aspettiamo che il nuovo governatore della regione Emilia-Romagna Michele De Pascale esprima l’impegno, che ha promesso, alla risoluzione di quei problemi del nostro territorio che rientrano nelle competenze regionali”.




