La scossa di Sforza: “Riscopriamo la solidarietà di territorio”

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La Diocesi lancia l’allarme e la Banca di Piacenza risponde per voce del presidente del suo Comitato esecutivo, l’avvocato Corrado Sforza Fogliani, aprendo a nuove prospettive per il futuro. Partiamo dall’antefatto: nel primo numero di Piacentini, l’architetto Manuel Ferrari, direttore dei Beni culturali della Diocesi, aveva raccontato quanto sia difficile valorizzare il patrimonio artistico di Piacenza e del suo territorio in chiave turistica, soprattutto perché tra gli attori principali di città e provincia c’è ancora poca collaborazione. Tra gli esempi concreti di questa scarsa capacità di fare rete aveva citato tra l’altro la salita agli affreschi del Pordenone nella cupola della Basilica di Santa Maria di Campagna, organizzata con successo dalla Banca di Piacenza: “Per il Pordenone non c’è stata una sinergia sufficiente”, aveva sottolineato Ferrari.

Corrado Sforza Fogliani

Così non si è fatta attendere la risposta del presidente dell’istituto di credito di via Mazzini. “Partiamo dalla mostra sul Guercino: nessuno ci ha coinvolto in quella manifestazione, organizzata dalla Diocesi, dal Comune e dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano”. Poi, prosegue Sforza Fogliani, “noi abbiamo preparato la salita al Pordenone, evento organizzato senza nessun contributo pubblico; quando tutto era ormai pronto, arriva l’offerta da parte della Fondazione di partecipare al catalogo sulla nostra iniziativa. Offerta che abbiamo rifiutato nello specifico, perché avevamo già predisposto anche quello, ma dando la nostra piena disponibilità a discutere insieme sulle possibili iniziative comuni”. La risposta, racconta con ironia Sforza Fogliani, non si è fatta attendere: “In seguito sono state organizzate due nuove mostre, quelle su Annibale e sul Carracci, ma nessuno si è fatto sentire per coinvolgerci. E non siamo stati coinvolti nemmeno nelle manifestazioni del 2020. Noi così faremo da soli – con mezzi e risorse esclusivamente private (gli altri, tutti, utilizzano fondi pubblici) – una grande mostra sulla natura morta nel prossimo autunno, valorizzando ancora una volta due eccezionali artisti piacentini come Felice Boselli e Ludovico Bartolomeo Arbotori”.

La cupola del Pordenone

Ce ne sarebbe abbastanza per chiudere il capitolo collaborazioni in via definitiva con tanti saluti a tutti. Ma Sforza Fogliani non ci sta. E ripropone, stavolta pubblicamente dalle colonne di Piacentini, “la disponibilità della Banca di Piacenza a lavorare con tutti gli altri attori locali, a partire da Diocesi, Fondazione e Comune, per rendere i tesori della città e del suo territorio un vero valore aggiunto”, capace di attirare visitatori e presenze in modo stabile e proficuo. “Le risorse sono poche, un motivo in più per tornare a ragionare in termini solidali anche in questo settore. Prendiamo esempio da Parma e trasformiamo Piacenza in un brand di qualità, unendo le forze nel mondo del turismo culturale, investendo su Piacenza per Piacenza, lasciando perdere il resto”. La nostra città per Sforza Fogliani ha infatti tutte le caratteristiche per diventare la città dell’arte in quota, la città delle cupole: dal Duomo del Guercino alla Santa Maria di Campagna del Pordenone, senza dimenticare la cupola dell’oratorio di San Cristoforo affrescata dal Bibiena.

Attorno a progetti del genere si potrebbero sviluppare tante altre iniziative, a partire dalle interazioni con settori come quello enogastronomico, una motivazione sempre più strategica dei flussi turistici. E qui, per il presidente della Banca di Piacenza, abbiamo delle belle carte da giocare. “Pensi solo alla nostra pancetta: Cristoforo Colombo, che era di origini piacentine, ne portò 200 sulle tre caravelle che andarono alla scoperta dell’America. Partendo da questa vicenda, si potrebbe costruire un’eccellente campagna di marketing sulla nostra pancetta, che tra l’altro gode già della Dop: e allora crediamoci, se c’è il prosciutto di Parma, noto in ogni dove, perché non ci può essere la pancetta di Piacenza che vanta natali del genere?”.

Basta cavalier serventi

Ma il messaggio del presidente della Banca di Piacenza abbraccia naturalmente temi più generali, che guardano al passato per interpretare il presente e progettare il futuro. “Dobbiamo smetterla di andare da cavalier serventi al seguito di manifestazioni che hanno altri come protagonisti, che poi si prendono i meriti e si godono i successi, come è avvenuto con l’Expo 2015 di Milano e come avverrà inevitabilmente con Parma Capitale della Cultura 2020, dove ancora una volta raccoglieremo solo le briciole. Piacenza deve puntare su di sé, premiando chi lo fa e reinveste gli utili sul suo territorio; a maggior ragione oggi, che ha perso e sta continuando a perdere peso sotto il profilo dei centri decisionali, anche per la miopia della nostra classe dirigente”.

Un passato importante

Come affrontare questa situazione, facendo i conti con il nostro tipico individualismo? “Si può fare solo riscoprendo la solidarietà di territorio, quella che ha consentito ai piacentini di essere tra i protagonisti dello sviluppo del nostro Paese già nell’Ottocento, con la fondazione dei Consorzi agrari e di una delle prime banche popolari in Italia, quella che aveva sede proprio nel nostro Palazzo Galli e che fu la progenitrice della Banca di Piacenza. Una solidarietà di territorio fondamentale anche nel Novecento per la metalmeccanica nata nelle officine del nostro Arsenale, quando ci lavoravano migliaia di persone e le menti migliori ne uscivano per trasformarsi in una rete di imprenditori. Pensi che solo 50 anni fa Piacenza era tra le prime province italiane per Prodotto interno lordo; 20 anni fa era la prima città per qualità della vita. Oggi, se scorriamo qualsiasi classifica socio-economica, il nostro territorio è invece molto più indietro”.

Dalla logistica al Sant’Orsola

Insomma, quella di Sforza Fogliani è una vera scossa, che punta a colpire positivamente l’orgoglio piacentino. E va ricordato che arriva da chi guida la prima azienda privata della provincia, che conta oltre 530 dipendenti e riversa sul territorio 80 milioni di euro l’anno tra salari, finanziamenti a famiglie e imprese, e altre attività. L’avvocato però non si ferma qui. Per Piacenza bisogna alzare ancora il tiro, perché insieme si può essere più ambiziosi. “Le faccio solo un altro esempio, quello della logistica, che nasce dalla vocazione storica del nostro territorio, da sempre un crocevia unico di merci, uomini e culture. A parte l’investimento di Amazon a Castel San Giovanni, oggi si tratta di logistica povera, con grandi spazi messi a disposizione per i depositi, ma che danno lavoro a un numero di addetti ridotto. Per crescere è un approccio che va cambiato”.

In questo quadro strategico, che spazia dalla cultura all’economia, anche gli aspetti sociali ed educativi sono da tenere in grande considerazione: “La nostra banca lo sta facendo concretamente con il sostegno all’Istituto Sant’Orsola, che il prossimo anno oltre alle elementari amplierà la sua offerta scolastica alle medie. Un’iniziativa di cui sono molto orgoglioso – conclude Sforza Fogliani – perché senza pensare ai giovani non si costruisce il futuro”.

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