La scuola è sempre più al centro dell’attenzione mediatica ma, sfortunatamente, con frequenza lo è per ragioni poco lusinghiere: insegnanti insolentiti, quando non minacciati e perfino malmenati da genitori fuori misura e controllo, insegnanti che mal interpretano la loro missione. Buon ultimo il maestro di Foligno resosi protagonista di uno spiacevolissimo episodio di razzismo o inaudita leggerezza (comunque inaccettabile).

La Coordinatrice didattica educativa dell’Istituto Paritario Marconi, professoressa Vittoria Pollorsi, in merito non ha dubbi: “Non ci si improvvisa educatori. Il corpo insegnanti va coltivato e formato in maniera adeguata. Infatti soprattutto ai tempi odierni l’insegnante deve sforzarsi di rendere le cose intellegibili, e lo deve fare al massimo delle sue possibilità. Un buon docente deve anche essere coinvolgente, catturare l’attenzione dell’alunno, saperlo motivare all’apprendimento.
Deve essere anche psicologo, lo studente è al centro di ogni percorso didattico ed educativo. Il percorso educativo della nostra scuola ha l’obiettivo della formazione integrale della persona, soprattutto quando essa si presenta in condizioni svantaggiate”.
A questo proposito, in che cosa differisce la scuola privata rispetto alla scuola pubblica?
“Hanno due funzioni diverse. La scuola pubblica offre un insegnamento a coloro che sono in grado di riceverlo, il docente della scuola statale con classi numerose, mette in atto una didattica in cui non sempre tutti vengono valorizzati.
La scuola privata, avendo classi numericamente contenute, è in grado di occuparsi delle emergenze educative manifestate dall’allievo. Quello che vuole il ragazzo per noi è fondamentale, di lui conosciamo tutto.
Siamo convinti che l’apprendimento di un giovane dipenda anche dalla sua serenità personale, conta lo ‘star bene a scuola’ per impostare un lavoro didattico proficuo”.
“Abbiamo molti ragazzi fragili, la loro fragilità deriva o da esperienze negative nella scuola o dalla richiesta di attenzione e dal bisogno di essere seguiti individualmente con particolare cura”.
“Questi ragazzi – adesso è l’avv. Zucchi che interviene – ci vengono affidati e spesso la scuola diventa il loro punto di riferimento educativo. Lo dimostra l’attaccamento che ci dimostrano gli ex studenti”.
“Le faccio due esempi, continua l’avv. Zucchi, fra i tanti possibili: mia madre, che ha gestito l’istituto a lungo, fino all’età di 93 anni, riceve ancora adesso visite di ex alunni e genitori di ex alunni che vanno a ringraziarla per il lavoro svolto. Il secondo esempio riguarda il nostro precettore, attivo quando il Marconi era anche un collegio: è mancato poco tempo fa e a dirgli addio sono giunti ex collegiali del Marconi da tutta Europa per dargli l’ultimo saluto e portargli il loro grazie. Ragazzi che, ricordiamo, sono arrivati da noi accompagnati da mille problematiche e che sono usciti preparati e soprattutto, cosa più importante, avendo riacquistato la necessaria fiducia in loro stessi”.

“Noi li portiamo alla maturità che sostengono anche con voti lusinghieri. Sono numerosissimi i nostri ex allievi oggi ottimamente inseriti nel mondo del lavoro. Molti si sono comportati egregiamente all’università, diversi hanno conseguito borse di studio. Potrei elencarle un buon numero di professionisti stimati e conosciuti, diplomatisi nel nostro istituto”.
Scuola e mondo del lavoro, tema nevralgico. La scuola prepara all’inserimento lavorativo? “Ci sono due differenti punti di vista: la scuola tecnica e professionale deve preparare l’alunno a un precoce inserimento nel mondo del lavoro. Quindi deve sapergli garantire una formazione aggiornata, utile, subito spendibile; e serve un aggiornamento continuo. In questo caso anche l’Alternanza Scuola-Lavoro si rivela utile, perché porta il ragazzo a conoscere la realtà lavorativa. Differente il caso dell’alunno che frequenta il liceo, poiché la formazione può essere gestita in modo diverso attraverso la frequenza universitaria”.
Concludendo, dal vostro osservatorio come vedete la scuola italiana?
“Sta tutto in questa domanda: la scuola italiana valorizza i migliori oppure no? La scuola dev’essere inclusiva e deve anche saper coltivare le eccellenze. Detto questo, ci sentiamo di dire che la scuola italiana è di qualità medio-alta. La differenza, poi, la fanno gli insegnanti e i dirigenti…. e sarebbe bello che i migliori studenti fossero di esempio ai meno bravi nell’ottica di una crescita comune”




