“Il mio è spirito di servizio, non ho ambizioni politiche”

0
Patrizia Barbieri

Patrizia Barbieri, come del resto sostengono fermamente coloro che la conoscono, è provvista di grinta e determinazione da vendere. Cordiale ma decisa, per esempio, se le si tira in ballo il recente doppio incarico assunto (è da poco anche presidente della Provincia, prima donna in quel ruolo): “Perché non avrei dovuto propormi? Si tratta di un incarico di servizio e il lavoro extra non mi spaventa”. Teniamo conto che in via Garibaldi, dalla riforma poi non completata per l’esito infausto del referendum costituzionale di Renzi, gli incarichi – compreso quello apicale di presidente – sono senza portafoglio, ovvero non retribuiti. Ma impegno ne richiedono, immaginiamo, eccome.
Ma tutto questo fa parte di una letteratura di ruolo e forse anche di genere che tralasciamo, poiché oggi Patrizia Barbieri deve rispondere ad argomenti magari più spiccioli ma sicuramente, politicamente, delicati.
Rimpasto di giunta, l’impressione dell’opinione pubblica è che il sindaco sia stato condizionato dai partiti. E perché scegliere come assessore un amministratore di un comune della provincia? Sembra uno sgarbo alla città di Piacenza.
“La realtà dei fatti è diversa. Io non sono mai stata condizionata dai partiti, sono stata eletta con l’appoggio del centrodestra, e naturalmente di questo lo ringrazio, ma dal sistema dei partiti sono autonoma da molto tempo: sono stata la prima a formare una lista civica, guarda caso denominata ‘Oltre i Partiti’, e la gente ha apprezzato. Sono stata eletta in virtù della mia esperienza di amministratore, la gavetta l’ho fatta. Per quanto riguarda il rimpasto di giunta, i fatti sono semplici: c’era una situazione da risolvere e io l’ho risolta. Ho scelto Papamarenghi (sindaco di Lugagnano, ndr) proprio in virtù della sua esperienza di amministratore, anche se amministratore di un comune piccolo. Ancora: è a fine mandato, lo conosco da tempo e penso che la sua competenza in fatto di cultura, vedi il successo del Festival di Veleia, sia comprovata e non in discussione”.
Nei dibattiti sul futuro di Piacenza di questi ultimi mesi sono riecheggiati slogan come “necessità di fare sistema”, “obbligo di mettersi in rete”; vengono riproposti da anni e anni senza possibile e reale verifica, restando vuoti enunciati. Perché se queste necessità, questi obblighi sono tali da venti-trent’anni allora non ci si è ancora messi in rete e ancora non si è fatto sistema? Perché le opportunità di Piacenza che non sono state colte fino ad ora, dovrebbero essere colte adesso?
“Piacenza ha opportunità che, da città chiusa qual è, ha sempre preferito non enfatizzare. Ma da sole le opportunità non bastano a divenire realtà, poiché per farlo devono entrare a far parte di una progettualità estesa. Ora la Lombardia (Milano) e l’Emilia hanno una considerazione diversa di Piacenza che, finalmente, non è più considerata ai margini della Regione. Piacenza esercita un richiamo legato alla sua posizione, che è strategica, e tutti se ne stanno accorgendo. Se ne rende conto anche Genova, coinvolgendo Piacenza in un progetto di area vasta. Nel giro di un anno è cambiato l’atteggiamento nei nostri confronti. C’è già una consapevolezza diversa da parte delle categorie economiche, me ne sono accorta rispetto ai primi incontri in cui maggiore era la diffidenza. Ora c’è consapevolezza che serve fare sistema, di un territorio così bello, non solo dal punto di vista territoriale e paesaggistico, che forse paradossalmente potrebbe vendercelo qualcun altro al posto nostro. Si parla molto di brand Piacenza ma non è sufficiente sedersi attorno al tavolo e decidere a tavolino il ‘nostro brand’: il brand Piacenza si crea capendo quello che fuori ci si aspetta da noi, dal nostro territorio. Certo, abbiamo eccellenze solo nostre: i vini e i salumi per esempio, ma dobbiamo venir fuori con le nostre caratteristiche, con un progetto condiviso da tutti e soprattutto riconoscibile e riconosciuto”.
Leggendo le sue linee di mandato, lei parlava di una città che non è più quella di un tempo, meno felice, con diversi problemi. Ora cosa è cambiato?
“Abbiamo concentrato gli sforzi più grandi nella zona più critica, ovvero il quartiere Roma. Insomma, la percezione dell’insicurezza la gente l’aveva e su questo abbiano lavorato in proficua sinergia con la prefettura e le forze dell’ordine. La nostra parte l’abbiamo fatta, con ordinanze mai licenziate prima, per esempio con l’imposizione di chiusura anticipata di locali spesso al centro di schiamazzi, o peggio. Il nostro agire si è concentrato laddove il disagio reale era percepito in modo acuto, siamo intervenuti in modo mirato e mi consenta di dire che i risultati si vedono, come testimoniano gli attestati di riconoscenza che ci arrivano quotidianamente. Lo stesso dicasi delle politiche giovanili: penso alle polemiche che hanno accompagnato il nostro intervento a Spazio 4, pretestuose: la bontà del nostro approccio è oggi riconosciuta ampiamente e mi piace ricordare il ringraziamento giuntoci nei giorni scorsi da una signora di origine straniera per l’attività che Spazio 4 garantisce ai suoi figli”.
Senta, noi abbiamo sempre avuto a Piacenza un livello alto di welfare, un livello emiliano diciamo così, corroborato da un tessuto associativo invidiabile. Ora, a fronte di oggettive difficoltà, come pensate di affrontare un tema così delicato?
“Certo il welfare va mantenuto ai livelli che conosciamo e nessuno si sogna di intervenire per ridimensionarlo. Detto questo, il problema legato a oggettive minori disponibilità finanziarie ci pone di fronte all’obbligo di non arretrare soprattutto di fronte a servizi essenziali e irrinunciabili per la nostra qualità di vita. E’ giusto ricordare le associazioni che realmente costituiscono per la nostra città un patrimonio sociale inestimabile. Ecco, a fronte di difficoltà economiche è auspicabile un ancora più stretto legame di collaborazione fra pubblico e privato sociale”.
Questione ambientale. Con l’anticipo dell’apertura della ztl alle 18 anziché alle 19 sembra andiate in direzione opposta alle richieste della galassia ambientalista che vorrebbe viceversa limitazioni al traffico più stringenti. E ancora, come rispondete ai desiderata di chi vorrebbe spegnere l’inceneritore nel 2020?
“Innanzitutto tengo a specificare che i rapporti e i contatti con le associazioni ambientaliste ci sono sempre stati e i tavoli di consultazione con loro sono sempre aperti. Ho ripetutamente spiegato come l’anticipo dell’apertura della ztl costituisca una sperimentazione necessaria proprio per costruire un piano della mobilità sostenibile efficace e valido: il tutto mirato a fare di Piacenza una città sempre più vivibile, con ciclabili che siano ciclabili, ma anche parcheggi fruibili per poter creare aree pedonalizzate più vaste. Per quanto riguarda l’inceneritore, dobbiamo anche vedere quali saranno gli indirizzi regionali; per quanto ci riguarda abbiamo potenziato la politica di raccolta porta a porta che sta dando buoni risultati. Tutto quello che possiamo fare in materia di miglioramento della qualità dell’aria lo mettiamo volentieri in campo. Per l’inceneritore, ripeto, vediamo anche quali saranno gli indirizzi in materia dell’Emilia Romagna. L’ambiente e la qualità dell’aria sono temi che ci stanno a cuore, e non potrebbe essere diversamente. Non scopro niente, però, nel dirle che la nostra città ha il formidabile handicap di un’autostrada in città, cosa che certamente non fa bene alla qualità dell’aria che respiriamo. Bisognerebbe intervenire anche lì, cercando almeno di ridurre la produzione di smog attraverso la posa di speciali asfalti, fare insomma pressione sulla società che gestisce l’autostrada. Infine, posso dirle che l’obiettivo della pedonalizzazione estesa è un nostro obiettivo, ma preciso con forza che il tutto deve rientrare nell’ambito di un progetto ampio e articolato. Procedere a spot, ovvero con interventi isolati ancorché clamorosi come a volte è stato fatto in passato, è sempre controproducente”.

L’area dell’ex Consorzio

Terre padane e ospedale sono certamente due passaggi nevralgici della città futura.
“Terre Padane è un piano privato e se il privato non procede… Noi siamo qui per valutare ma vorrei capire che cosa ci viene proposto. Poi sul fatto di recuperare aree degradate della città io sono d’accordissimo però voglio sapere, conoscere quali sono le proposte di recupero”.
Sì, ma in base a ciò che si è già visto, la posizione della giunta qual è?
“La posizione della giunta è quella del consiglio comunale e io sono sempre rispettosa dei ruoli. Quando poi il progetto verrà presentato dal soggetto privato proponente, allora verrà analizzato e valutato. Se poi mi si chiede qual è la mia posizione astratta, allora rispondo che riconosco, sempre del resto, la necessità di recuperare le periferie e le aree dismesse”.
Ma secondo lei, siccome di aree da recuperare ne abbiamo tante, quali devono essere le caratteristiche del recupero di un’area, cioè come deve essere recuperata alla città un’area oggi abbandonata?
“Faccio un esempio concreto: il laboratorio pontieri. Area di straordinario interesse che una volta recuperata sarebbe in grado di cambiare in meglio il volto della città. Ecco, spettasse al comune intervenire, si dovrebbero ‘tirar fuori’ 45 milioni di euro, cosa impossibile… bene quando si aprirà anche questa partita bisognerà vedere quali saranno le proposte, bisognerà vedere cosa mettere dentro in quell’area. Insomma non ha senso riempirle, le nostre aree da recuperare, con edifici a casaccio. Bisogna pesarle e pensarle con attenzione.”
Bene, passiamo all’ospedale. Quali sono le linee guida del comune ora che alcune aree, Pertite in testa, sono state stralciate dall’ipotesi di ospitare il nuovo nosocomio?
“Innanzitutto preciso che la Pertite non era un’area adatta, nemmeno rispondeva ai criteri indicati dall’Asl (vicino alla città, comoda per le valli, per l’autostrada, ecc. con un parco adeguato attorno). Inoltre, io non ero d’accordo sul destino del vecchio polichirurgico deciso dalla precedente amministrazione: raderlo al suolo per farne un parco, forse a compensazione della sottrazione della Pertite. Ecco, prima io voglio decidere con chi di dovere cosa fare dell’attuale ospedale. Sappiamo, per esempio, che piazzale Milano (sede Asl) è satura, non si sa dove parcheggiare e perfino gli ambulatori sono utilizzati a rotazione. Bene, quello che diventerà il vecchio ospedale potrebbe ospitare uffici, ambulatori e quant’altro. L’importante, comunque, è conoscere prima quale sarà il suo destino, prima di farne un’area periferica dismessa come quelle di cui abbiamo parlato in precedenza. Ecco allora il nostro ragionamento, portato avanti con l’Asl: l’area dell’attuale ospedale deve vivere e deve farlo contribuendo a garantire standard qualitativi alti”.
Il comune non è in ritardo rispetto ai tempi sollecitati dalla Regione?
“No, nessun ritardo. Il 13 novembre è prevista la firma del protocollo. Anzi è la Regione a dover garantire per iscritto l’impegno finanziario assunto”.
Il nuovo prefetto Falco è molto attivo nel contesto piacentino, di recente ha promosso un progetto contro il disagio giovanile. Come valuta questo inedito dinamismo della prefettura?
“Apprezzo molto il fatto che si intessi della città, collaborando con tutte le istituzioni, dimostrando ferma volontà di porsi, di fare parte della comunità. Anche il Comune di Piacenza, con Prefettura, Asl e scuole, è coinvolto in questo progetto sui giovani che è senza dubbio una iniziativa meritoria. Non dimentichiamo, inoltre, il grande lavoro fatto dal prefetto sulla logistica con i numerosi tavoli di confronto aperti per dare una una soluzione ai non pochi problemi che riguardano il settore”.
Fresca presidente della Provincia, ha dichiarato che il suo sarà un impegno strategico e non politico. Che cosa vuole dire?
“Intendo dire che il mio sarà un impegno di risultato, per la comunità, per la gente. Di certo non mi interessa l’eventuale visibilità del ruolo. Ho intravisto nel doppio incarico la possibilità di poter fare di più, raddoppiando impegni e risultato. Le dico francamente che questa scelta arriva a un’età in cui potevo con soddisfazione fare anche altro. Ho una mia autonomia professionale e il mio lavoro continua ad andare avanti, nonostante una comprensibile flessione, perché ho bravi collaboratori. Mi anima lo spirito di servizio, di sicuro non l’ambizione politica”.

LASCIA UN COMMENTO

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.