Inceneritore e Profumo,
va di moda il gran rifiuto

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timpano2Il semaforo rosso dalla giunta comunale è arrivato subito. Vendere le quote di Iren? Non se ne parla. L’assessore allo Sviluppo economico e alle società partecipate Francesco Timpano ha frenato sul nascere la proposta del consigliere Samuele Raggi dell’Italia dei Valori. In aula, durante il dibattito sul tema rifiuti andato in scena lunedì scorso, Raggi aveva fatto un rapido conto. Quanto potrebbe ricavare il Comune di Piacenza se decidesse di vendere il proprio pacchetto azionario che ammonta all’1,6%? “Potremmo ricavare risorse in grado, ad esempio, di permetterci di estinguere mutui per circa 15 milioni di euro, con un risparmio certo di circa 1,5 milioni ogni anno di spesa corrente da destinare ad investimenti ed ancora avere a disposizione altri 10 milioni per nuovi investimenti come la nuova piscina, il piano di manutenzione straordinaria delle strade e delle scuole”.  Secondo l’esponente dell’Italia dei Valori – forza di maggioranza che da qualche settimana, con l’ingresso in esecutivo di Luigi Gazzola, guida l’assessorato al Bilancio –
quell’1,6% di quote del Comune di Piacenza in Iren è irrisorio; a differenza dei primi anni Novanta, quando sorse l’impianto, “non siamo più in emergenza in tema di rifiuti; l’inceneritore di Borgoforte è insieme a quello di Ravenna quello di più vecchia costruzione e tecnologia, e particolarmente elevate sono le sue emissioni di ossido di azoto rispetto alla quantità di rifiuti trattata. Oltre tutto non brucia alla massima capacità e sarebbe costretto a importare rifiuti da fuori provincia”. In buona sostanza, un impianto senza un futuro, pensionabile, tutt’al più riconvertibile in impianto di recupero. Posizione che combacia né più e né meno con quella del Movimento 5 Stelle che sta saldamente all’opposizione e che per questo risulta piuttosto imbarazzante per un’amministrazione che giudica l’ipotesi di abbandonare Iren non futuribile. Si è affrettato a chiarire Timpano: “A mio parere è un’ipotesi non interessante in questa fase. Iren gestisce importanti servizi, ha 500 dipendenti, siamo presenti nel cda in misura numericamente superiore rispetto alla quota azionaria, e stiamo incidendo, a partire dalla gestione della presidenza Profumo, nei percorsi decisionali. Quella di uscire da Iren non è un’ipotesi sul tavolo”.
Ma se al momento la scomoda e non sempre allineata posizione dell’Italia dei valori in maggioranza viene diciamo digerita e controllata, sul tema più generale dei rifiuti l’amministrazione Dosi deve far fronte a una schiera di comitati, di stampo ambientalista ma non solo, che sono pronti a dare battaglia. La richiesta di rinnovo della autorizzazione integrata ambientale (Aia) formulata alla Provincia da Tecnoborgo, la società formata al 51% da Iren e al 49% da Veolia (ma Iren è pronta ad averla al 100%) che controlla l’impianto. Con tale richiesta Tecnoborgo chiede il mantenimento delle potenzialità dell’impianto a 120mila tonnellate, di alzare da 8mila a 8500 le ore di funzionamento per linea, ma soprattutto di eliminare il vincolo di territorialità dei rifiuti, in buona sostanza di “aprire” alla possibilità di importare anche rifiuti di altre province. Questo per consentire di efficientare il sistema riscaldamento della centrale Edipower, oggi in forte riduzione produttiva a causa delle energie alternative. I gravi timori dei comitati, del Movimento 5 Stelle, dell’Italia dei Valori, ma anche di alcune frange del centrodestra, è che Piacenza rischi di diventare la pattumiera della regione, con grave pregiudizio per la qualità della nostra aria, già messa maluccio. Ma anche qui l’amministrazione comunale fa scudo. “Dal punto di vista del tema inquinamento – ha proseguito Timpano – se si guarda il rapporto qualità aria Regione si può guardare che questi impianti contribuiscono all’inquinamento tra lo 0 e l’1% su tutti gli inquinanti. Tutti sappiamo che l’inquinamento è determinato prevalentemente da altri fattori su cui dovremmo concentrare la nostra attenzione. Non diventeremo la pattumiera della Regione. Non dimentichiamoci che prima del 2001, cioè prima che entrasse in funzione l’impianto di Tecnoborgo, il 75% dei nostri rifiuti veniva esportata e ancora adesso una gran parte viene smaltita altrove”.

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