Alla fine anche il Parma Calcio e’ finito nel triste elenco delle societa’ fallite, troppo alto il debito sportivo per tentare in extremis un salvataggio che nel corso della stagione era parso possibile grazie all’intervento caritatevole delle varie istituzioni sportive e di alcune squadra di serie A. I crociati pagano una dissennata gestione economica partita da lontano fin dai tempi del crack Parmalat ed amplificatasi nella scorsa stagione con l’esclusione dalle Coppe Europee. I passi successivi sono purtroppo a noi tristemente noti: Presidenti fantocci che si atteggiano a salvatori della patria, l’inevitabile corsa verso il Tribunale, la sentenza di fallimento, l’esercizio provvisorio con tanto di cordate piu’ o meno attendibili che fanno sperare i disorientati tifosi nel miracolo fino alla triste realta’ della aste deserte e dell’inevitabile discesa tra i dilettanti. E’ un copione gia’ scritto dalle nostre parti ma che ora ufficialmente accumuna l’estremo lembo occidentale dell’Emilia, la terra della Coppa, della Pancetta e della torta fritta ora assapora l’amaro gusto del fallimento e della serie D. Oggi, a meno di clamorosi ribaltoni politici o di ripescaggi improbabili, entrambe le citta’ del Ducato ripartono dalla lega dei dilettanti. I tifosi, soprattutto biancorossi, gia’ sognano l’ambito derby per riassaporare per due domeniche un ambiente e uno stadio da serie A dimenticando per 180 minuti l’inferno passato. In realta’ per il Piacenza non e’poi cosi scontato ed auspicabile il confronto con i cugini di oltre Ongina, la prossima stagione ( al netto di eventuali rimescolamenti dovuti ai recenti scandali del calcio scommesse in Lega Pro e del caso Catania in B) il girone emiliano-toscano della serie D rischia di essere un vero e proprio raggruppamento di ferro con Parma, Piacenza,Correggese, Forli e San Marino che costringerebbe i biancorossi a stanziare un budget pe rendere la formazione competitiva ai livelli piu’ alti decisamente superiore a quello attualmente previsto. Vi e’ poi da considerare anche non secondari motivi di ordine pubblico. Quest’anno il Piacenza e’ finito in un girone con trasferte piu’ lontane per disincentivare, secondo la Lega dilettanti, il flusso di ultras ; e’ probabile che seguendo questo ragionamento si vorra’ evitare che due tifoserie numericamente molto elevate per un campionato minore (il Parma quest’anno aveva una media spettatori di circa 15000 unita’) creino eventuali problemi di ordine pubblico o solo maggiori costi in termini di sicurezza. Non e’ a escludere quindi un Piacenza in viaggio verso il girone lombardo, piu’ tecnico ma meno agonistico rispetto al tosco-emiliano, o addirittura allo sconosciuto raggruppamento ligure-piemontese, sulla carta piu’ debole. Per saperne di piu’ bisognera’ tuttavia aspettare il mese di Agosto o forse piu’ (nella passata stagione il Sondrio nel girone A fu ripescato a campionato iniziato), certo e’ che al di la’ dell’indubbio fascino di un derby da serie A con il Parma, finire nel girone con loro complicherebbe notevolmente i piani per una risalita in Lega Pro.




